venerdì,
06 febbraio 2004
E' il
golpista più amato d'Africa. Tanto che ora lo chiamano
presidente anche quelli dell'Unione Africana e della
Comunità Economica degli Stati Africani Centrali. L'ONU
ne condanna l'uso della forza, ma si adeguerà. In patria,
30mila cittadini sono scesi in piazza per applaudirlo
mentre le donne stendevano tele di cotone lucente per
preservare i suo stivali dal bagno di folla.
François Bozizé, ex capo delle forze armate, con
due tentativi di putsch falliti sul curriculum, alla fine
ce l'ha fatta e, tra benedizioni, applausi e 4 mesi di
guerra civile, ha strappato la corona al controverso
presidente Felix Ange Patassé. Ecco il nuovo re della
Repubblica Centrafricana, già triste Impero del
sanguinario Bokassa.
Monarca si fa per dire, ma poco ci manca
Entrato
a Bangui, la capitale "civettuola" come la
chiamavano i francesi, ora in completa rovina,
sulla scia delle sue truppe di ribelli, e di un bel
po' di soldati (mercenari?) chadiani, Bozizé si è
sbarazzato con un colpo di spugna della costituzione, del
governo e del parlamento. In attesa di tempi migliori per
la democrazia, si capisce. "Sono tempi difficili, ci
vuole polso fermo", ha commentato a Radio France
Internationale, mentre la Bbc lo ha definito un uomo molto
religioso.
La sicurezza prima di tutto, perché ora, in Centrafrica,
è ancora vivo il timore di una, anche se improbabile,
controffensiva degli alleati di Felix Ange Patassé, il
discusso ex-presidente disarcionato il 15 marzo 2003, alla
metà del suo secondo mandato, proprio da Bozizé,
ex-compagno di lotta durante l'opposizione al generale
Kolinbga, dittatore negli anni'80.
Bangui: un trono vacante
Ma di scialuppe di salvataggio per Patassé non se ne
scorgono, se non un dorato esilio in Togo (già da tempo
il saggio presidente riempiva il salvadaio in Svizzera e a
Montecarlo per le incertezze del futuro).
Di certo non avrà il supporto dell'esercito regolare,
allo sfascio da tempo, a corto di risorse, senza stipendio
da mesi (come lamentava inascolato Martin Ziguele,
ex primo ministro centrafricano al Fmi solo 6 mesi fa) e
probabile culla di frondisti, vicino a Bozizé.
Mentre gli amici di Patassé si sono persi per strada,tra
i bivi della politica e degli interessi, per la più
grande gioia di Bozizé: il primo a mollare la presa è
stato il contingente libico,che, inviato da Gheddafi nel
maggio 2001 a sostegno del traballante scranno di Patassé,
ha saputo tener testa ai ribelli, grazie al fuoco degli
aerei Marchetti, fino al richiamo in patria due mesi
fa, e poi sostituito dalle truppe di peace-keeping, circa
300 uomini, della Cemac (la Comunità Economica
dell'Africa Centrale).
Tuttavia i pacificatori africani, quasi tutti gabonesi, se
la sono svignata appena l'orda dei ribelli di Bozizé
ha messo il naso nella capitale. Anche se due
peacekeeper ci hanno rimesso la vita durante gli scontri,
la resistenza è stata quasi nulla. 80 i morti in tutto,
per lo più a causa della confusione che ha portato una
popolazione alla fame ai saccheggi. I magazzini del
Pam (Programma alimentare mondiale sono stati svuotati in
24 ore).
Eppure nessuno si aspettava un blitz del genere,anzi, dopo
le dure sconfitte riportate a Bozoum e Sibart, nodi
strategici nel nord ovest del Paese, crescevano le
aspettative per il dialogo nazionale, rilanciate dal
vescovo di Bossangoa al fine di porre termine alla guerra
civile che da 4 mesi spezzava in due il Paese. E proprio
la chiesa ha pagato un caro dazio, presa di mira nelle sue
missioni dai miliziani di Bozizé, nonostante il leader
sia un fervente cattolico.
Ma qualche battaglia persa non ha fiaccato l'animo di
Bozizé, che, dall'esilio parigino, con il supporto del
Chad, storico nemico di Patassé, ha continuato ad
impartire gli ordini sul campo al figlio Francis fino alla
presa quasi indolore di Bangui.
E a difesa della capitale non si è vista neppure l'ombra
della soldataglia di Jean Bemba, ribelle congolese amico
di Patassé, che tra una razzia e l'altra ai danni dei
civili centrafricani, si era occupata di ricacciare Bozizé
e i suoi in occasione del putsch di ottobre.
Ora la cricca di Bemba, anch'egli come Patassé finito nel
mirino del Tribunale internazionale, si è ritirata a
Gbadolite, roccaforte dei ribelli, nella Repubblica
democratica del Congo. Che i wardogs di Bemba fossero
un'armata di carta se n'era accorto l'inviato della Bbc a
gennaio, quando dopo ogni battaglia il fiume Chari si
arrossava dei cadaveri delle milizie congolesi,
massacrate dai più esperti
ribelli di Bozizé.
E non c'era proprio nessuno a Bangui il 15 marzo, neanche
il presidente. Infatti Patassé, che era a Namey per un
summit africano, è volato in picchiata per salvare la
corona, ma il suo aereo è stato accolto dalle mitragliate
dei ribelli. Non gli è restata che la fuga e il cordoglio
dei capi di stati africani. Cordoglio che è finito nelle
strette di mano e nel benvenuto al
nuovo presidente della"Cenerentola d'africa",
come chiamavano i francesi l'ex Oubangui Chari al tempo
delle colonie.
Elogi al golpista
Anche la popolazione di Bangui, imbavagliata ed oppressa
dal regime "democratico" di Patassé e umiliata
dall'occupazione dei soldati di Bemba ha festeggiato il
nuovo sovrano con manifestazioni, danze e canti di
supporto.
Un successo che pochi si aspettavano e alla fine,
nonostante le condanne della prima ora, tutti in coda a
complimentarsi. A partire dall'opposizione, organizzata in
un calderone che raggruppa 12 partiti (Coordinazione dei
partiti politici d'opposizione, Cppo), che ha preso le
parti del colonnello Bozizé.
I primi passi del neo-presidente
E l'ex capo di stato maggiore ha risposto con mosse
politiche accorte, tali da imporlo sullo scacchiere
africano come leader da non sottovalutare.
Per prima cosa ha fatto visita alla moschea di Bangui,
strizzando l'occhio a Idriss Deby del musulmano Chad, che
l'ha ringraziato con 300 militari per vigilare il sonno
del neo-presedente. Molti chadiani emigrati a Bangui hanno
subito una dura repressione dal governo di Patassé,
mentre capi ribelli ostili a Deby venivano accolti in
pompa magna.
E poi Bozizé ha pensato bene di dividere una particina
del suo potere con i partiti d'opposizione che tanto l'hannno
applaudito, scegliendo come primo ministro, di un governo
che ancora non c'è, il 76enne Abel Goumba, decano della
classe politica centrafricana, partecipe della nascita e
dell'indipendenza del paese con Boganda, sempre sulle
barricate contro le dittature durante le quali ha
conosciuto anche la prigionia, la tortura e l'esilio.
Il Dottor Abel Goumba, medico laureato in Francia,
funzionario negli anni 70 dell'Oms (organizzazione
mondiale della Sanità),è andato ad occupare il
posto
di primo ministro inaugurando l'embrione di un nuovo
governo sotto il rigore della sua esperienza politica. Una
nomina di spicco durata poco. Al giro di boa dei primi
cento giorni di presidenza Bozizé ha cambiato volto al
governo silurando Goumba e inserendo tecnici con trascorsi
nella Banche di sviluppo africane.
Un Paese in ginocchio
Nonostante le ricchezze del sottosuolo, diamanti, oro,
petrolio e uranio la Rep. Centrafricana vive per l'80 per
cento di agricoltura di sussistenza; solo caffé e cotone
vengono esportati, ma la crisi dei prezzi delle due
colture hanno contribuito allo sfacelo del Paese, già
provato dalle mille guerre intestine.
La Banca Mondiale ha interrotto i prestiti, a causa di una
disatrosa situazione fiscale e della corruzione imperante.
Il Centrafrica è un vero e proprio buco geo-politico in
cui criminali di tutto il mondo possono lavare il denaro
sporco in tranquillità. Ecco l'interesse di Bemba e
scagnozzi, dove passavano dalle "lavanderie" di
Bangui per i proventi dei diamanti insanguinati. E poi un
tremendo deficit pari a 872 milioni di dollari: quando l'Fmi
nel 1998 concedavo prestiti alla cifra massima di 70
milioni, e ancora una modesta cifra (10 milioni) dove
impinguire le magre casse di Stato.
Non sarà facile per Bozizé smettere la divisa per gli
abiti dello statista, almeno sarà più difficile che
entrare e conquistare Bangui, la città fantasma.
E la Francia che fa?
Almeno 500 i cittadini stranieri, per lo più francesi,
evacuati dai parà dell'armée durante le prime ore del
putsch. 300 soldati inviati da Parigi, partiti dalla base
del Gabon, per sorvegliare gli interessi nella zona, ma
non certo per contrastare Bozizé.
Non ci sarà un'altra Costa d'Avorio: i francesi non hanno
più basi operative a Bangui da dieci anni, dopo la
spallata a Bokassa, messo fuori gioco dai francesi nel
'79, si sono ritirati. Ma Parige si sta già muovendo per
cambiare l'ordine delle cose. Tre battagliani del Faca
(esercito centrafricano) sono stati addestrati e
equipaggiati dai soldati dell'Armée mentre sono arrivati
nella casse di Bangui 1 milioni di euro per la
cooperazione.
Christian Benna
Fonte:
www.warnews.it
