da
"Il
Corriere
della
Sera",
Lunedì 17 dicembre 2001
Ma quale recessione globale e
sincronizzata? L'economia mondiale non è affatto in questa situazione,
contrariamente a quanto sostiene la grande maggioranza degli analisti.
"L'economia globale è nello stesso tempo dipendente e indipendente e le
spinte recessive in atto in molti, non in tutti, i Paesi non sono nè globali
nè sincronizzate", sostiene, controcorrente, Gail D. Fosler, capo
economista del Conference Board, l'organizzazione not-for-profit americana che,
tra l'altro, pubblica l'indice della "fiducia dei consumatori" e i
"leading indicators" (indici guida sull'andamento dell'economia), due
parametri che influenzano sia la politica monetaria della Federal reserve sia
Wall Street.
Fosler ha appena vinto il premio
Annual Blue Chip Economic Forecasting Award per avere previsto accuratamente i
principali trend economici degli ultimi quattro anni. Ora richiama l'attenzione
sul fatto che non in tutto il mondo le prospettive sono nere: "In Usa, in
Germania eGiappone si può parlare di recessione, anche se a diversi livelli di
profondità. Ma altri importanti Paesi, come la Cina, l'India e alcuni piccoli e
dinamici Paesi europei, come Spagna e Finlandia, sono meno toccati dal
rallentamento globale". In generale le previsioni del Conference Board sono
per una crescita dell'economia mondiale del 2,2% quest'anno e del 2,6% nel 2002,
con una grande differenza tra le varie aree geografiche.
In Usa la recessione attuale
sarà breve e poco profonda, ma anche la ripresa (probabile già nell'inizio del
2002) sarà debole, con un aumento del Pil dello 0,9% nel 2002 dopo il +1,1% di
quest'anno. Germania e Giappone sono i due Paesi che più pesano sulla debolezza
dell'economia globale, di cui rappresentano tuttavia solo il 12%: il Pil tedesco
è in declino da due trimestri e resterà piatto nei prossimi mesi; quello
giapponese chiude il 2001 in declino dello 0,8% e anche nel 2002 dovrebbe calare
in misura analoga (0,7%).
"Germania e Giappone hanno
in comune la presenza di un grande settore industriale e simili barriere
strutturali che hanno inibito la crescita dei settori tecnologi e dei servizi,
spiega Fosler. Per questo si stanno riducendo il loro ruolo e il loro peso
sull'economia globale". In Europa forse solo la Germania è in recessione e
nel complesso l'area dell'euro dovrebbe attenersi su una crescita dell'1,2% del
Pil quest'anno e dell'1,5% nel 2002. In Asia invece la Cina e l'India sono le
forze trainanti per una crescita del 5,8% nel 2001 e del 6,2% l'anno prossimo.
"Non assistiamo a un singolo
evento o insieme di circostanze, come lo shock dei prezzi petroliferi negli anni
Settanta o gli aumenti dei tassi di interesse degli anni Ottanta, che possa
trascinare giù l'economia globale e che, quando la tendenza si ribalta, possa
spingere per una ripresa globale. Le debolezza di certi Paesi, come la Germania
e il Giappone, sono dovute più alle situazioni speciali, spesso strutturali,
che governano quelle particolari economie; dunque la ripresa dipende più da
eventi locali e dalle decisioni politiche in quei Paesi". L'analisi del
Conference Board non comprende l'Italia: "i dati economici italiani sono
molto volatili e non siamo ancora riusciti ad interpretarli in modo omogeneo per
inserirli nei nostri leading indicators, ma - sostiene Fosler - ci stiamo
lavorando". Il leading economic index elaborato dal Conference Board per
gli Stati Uniti ha segnalato un miglioramento delle condizioni in ottobre.
"In dicembre il calo della produzione industriale dovrebbe fermarsi, spiega
Fosler. Lo scenario peggiore, di una recessione stile '73-'74 sembra scongiurato
ma a causa della carenza di liquidità e dell'aumento della disoccupazione la
ripresa non sarà robusta".
Maria Teresa Cometto
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