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RICORDO DI RAIMONDO MANZINI (15/01/2008) |
Ascolta
l'intervista con Gian Maria Vian
Il
direttore dell'Osservatore Romano, Gian Maria Vian,
ricorda a vent'anni dalla morte, Raimondo Manzini, alla
guida del quotidiano vaticano dal 1960 al 1978
Sono
passati 20 anni dalla morte di Raimondo Manzini, grande
giornalista cattolico che ha diretto “L’Osservatore
Romano” dal 1960 al 1978. La sua storia è segnata da
una profonda fede e dalla passione per il giornalismo: nel
1918, fonda con alcuni compagni un periodico scolastico. A
27 anni è poi nominato direttore del quotidiano cattolico
bolognese "Il Carroccio", dove passa ore in
ginocchio davanti al Santissimo Sacramento. Nel 1960, è
chiamato da Giovanni XXIII alla guida dell'Osservatore
Romano. Oggi, Raimondo Manzini resta un esempio da seguire
per coniugare lo spessore giornalistico ad una radicata
fede cristiana. E’ quanto sottolinea, al microfono di Amedeo
Lomonaco, il direttore del quotidiano
“L’Osservatore Romano”, Gian Maria Vian:
R. - E’ stata una figura assolutamente esemplare, sia
come giornalista sia come cristiano. E’ stato, tra
l’altro, anche un esponente di primo piano del mondo
cattolico impegnato in politica, perché fu tra i
fondatori della Democrazia Cristiana emiliana e poi -
eletto deputato alla Costituzione - fu confermato per
tutte le legislature, finché Giovanni XXIII non lo chiamò
alla guida del giornale vaticano.
D. - L’impronta di Manzini la possiamo quindi
scorgere non solo nella storia dell’Osservatore Romano e
di altri quotidiani cattolici, ma anche in quella della
Democrazia Cristiana. Quali tracce restano oggi di questo
suo prezioso impegno, sempre assicurato alla luce del
Vangelo?
R. - Restano il suo insegnamento e la sua
testimonianza. La testimonianza di un uomo disinteressato,
di un professionista appassionato che sapeva confrontarsi
con tutti e con grande finezza. Questa finezza cristiana
è certamente uno dei tratti che più colpiscono in
Manzini. Io lo ricordo bene, anche se ero molto giovane
allora, quando ho cominciato a scrivere per
L’Osservatore Romano.
D. - E restare “voce fede e testuale del Papa”,
come scriveva Raimondo Manzini, è una delle
caratteristiche fondamentali della carta di identità
dell’Osservatore Romano. Come si traduce oggi questo
impegno e a quali nuove sfide è chiamato il quotidiano
della Santa Sede?
R. - Il quotidiano resta, come naturalmente ai tempi di
Manzini e dei suoi successori, il giornale del Papa con un
respiro internazionale e con una volontà di confrontarsi
con tutti nel dibattito culturale e nell’informazione più
in generale, oltre che religiosa.
D. - Quale lezione possiamo trarre dalle grandi firme
del giornalismo cattolico?
R.
- Una lezione di professionalità, anzitutto. I
giornalisti cattolici sono, come dovrebbero essere tutti
gli altri giornalisti e come dovremmo essere tutti,
appassionati della verità.
Per la Radio Vaticana, Amedeo
Lomonaco, 15 gennaio 2008

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