IL
CASO DEL CRISTIANO AFGHANO RAHMAN (29 MARZO 2006) |
Ascolta il
servizio di Amedeo Lomonaco
L’Afghanistan
continua ad essere sconvolto dalle violenze: in scontri,
scoppiati tra ribelli e forze della coalizione nella
provincia meridionale di Helmand,
sono morte almeno 32 persone. Nello Stato asiatico,
intanto, il Parlamento ha avvertito che deve essere
impedito ad Abdul Rahman,
il cittadino afghano liberato ieri dopo essere stato
arrestato con l’accusa di apostasia, di lasciare il
Paese. Il nostro servizio:
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Il
Parlamento di Kabul ha criticato la decisione della
magistratura di liberare Abdul
Rahman, il cittadino afgano
che rischiava la pena di morte per essersi convertito
dall’Islam al Cristianesimo. L’Assemblea afghana
ha anche esortato la promulgazione di un divieto che impedisca
all’uomo di lasciare il Paese “impunemente”. “Per
impedire la fuga di Rahman
dall’Afghanistan - recita la mozione parlamentare - deve
essere proibita la partenza” dell’uomo, attualmente
sotto protezione in una località segreta
dell’Afghanistan, Paese dove la legge islamica prevede
la pena di morte per chi abbandona l’Islam. Rahman
ha chiesto, inoltre, asilo politico all’estero e il
ministro degli Esteri italiano,
Gianfranco Fini, si è dichiarato pronto ad accogliere la
sua richiesta. Nello Stato asiatico, intanto, non si ferma
l’ondata di attacchi dei ribelli: un gruppo di talebani
ha attaccato le forze militari statunitensi nella
turbolenta provincia meridionale di Helmand.
Negli scontri sono morti almeno 32 ribelli, un soldato
americano e un militare canadese. “Con l’arrivo della
primavera, gli attacchi contro le forze della coalizione e
l’esercito afghano diventano ancora più intensi”, ha
dichiarato il portavoce dei fondamentalisti. Per far
fronte a questa nuova offensiva da parte dei ribelli, gli
Stati Uniti sembrano intenzionati ad aumentare la loro
presenza in Afghanistan, fino a 18 mila soldati. Altri
seimila militari saranno inviati da Gran Bretagna, Canada
e Olanda.
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Amedeo Lomonaco per la Radio Vaticana -
29/03/2006

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