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QUELLI CHE CAPISCONO OSAMA BIN LADEN (DI UMBERTO ECO) |
da
"L'Espresso",
15/11/2001
L'unico
modo di non fare il suo gioco è rifiutarsi alle crociate in bianco e nero e
coltivare la capacità di fare distinzioni
Veramente
viviamo in tempi oscuri. E non solo per le cose tragiche che stanno accadendo,
ma anche perché, per capire che cosa accade, occorrerebbe essere molto sottili,
e invece questi non paiono tempi di sottigliezze. Intorno a noi si procede a
sciabolate. Bin Laden nel suo ultimo messaggio rinuncia persino alla distinzione
da cui era partito (un occidente cattivo fatto di americani e israeliani, e gli
altri, che per il momento non nominava) ed è passato a parlare di scontro
contro i "cristiani" in genere (che ai suoi occhi comprendono
evidentemente anche gli ebrei, i laici, gli ex materialisti sovietici e forse
persino i cinesi). Ma, almeno a parole, non va meglio a casa nostra. Se ti
accade di dire che Bin Laden è un briccone, ti rispondono che allora vuoi
ammazzare i bambini di Kabul, e se auspichi che a Kabul non muoiano bambini ti
definiscono un sostenitore di Bin Laden. Eppure l'unico modo di non fare il suo
gioco è rifiutarsi alle crociate in bianco e nero coltivare quella profonda
saggezza che la nostra cultura ci ha trasmesso, la capacità di fare
distinzioni.
Alcune
settimane fa è apparso un sondaggio secondo il quale pareva che una grande
maggioranza della sinistra "comprendesse" le ragioni di Bin Laden.
Apriti cielo. Dunque chi aveva risposto così approvava la distruzione delle due
torri? Non credo. Penso piuttosto che, comunque fosse stata posta la domanda, in
momenti come questi la gente non riesce a distinguere bene, per esempio, tra
spiegare, capire, giustificare e condividere.
La
ragazza Erika è accusata di aver accoltellato la madre e il fratellino. Si può
spiegare questo evento? Certo, e dovrebbero farlo gli psicologi e gli
psichiatri. Si può capire Erika? Se mi spiegano che era in preda a un raptus di
follia, la posso capire, perché con la follia non si ragiona. Si può
giustificare? Certo no, tanto è vero che occorre che un tribunale in qualsiasi
modo condanni il suo gesto e la metta nelle condizioni di non nuocere. Si può
condividere quello che ha fatto, nel senso che lo faremmo anche noi? Spero
proprio di no, se non siamo di quei dissennati che le mandano messaggi di
solidarietà.
È
fresca una polemica sulla comprensione di coloro che hanno aderito alla
repubblica di Salò. Si può spiegare storicamente perché alcuni hanno fatto
quella scelta? Certo, ed è stato fatto. Si può capire perché molti l'hanno
fatta? Si può capire benissimo e capire non solo chi l'ha fatta in buona fede
ma anche chi l'ha fatta per disperazione, o per qualche interesse. Si può
giustificare, storicamente, quella scelta? No, almeno dal punto di vista dei
valori del mondo democratico. Si capisce la persona, ma non si giustifica la
scelta. Si può condividere? Io nel 1943 avevo solo undici anni e mi chiedo
sovente che cosa avrei fatto se ne avessi avuto venti, ma almeno col senno di
poi spero che non l'avrei condivisa.
Si
può spiegare la strage della notte di San Bartolomeo, col massacro fatto dai
cattolici nei confronti dei protestanti? Certamente, ci sono libri e libri che
spiegano perché quel fatto è accaduto. Si possono capire le ragioni di chi lo
ha compiuto, magari ritenendo di guadagnarsi il paradiso? Studiando la
psicologia di quella gente di cinque secoli fa, il clima sanguinoso delle guerre
di religione, e tante altre cose, si può. Si può giustificare quel massacro?
Dal nostro punto di vista di uomini moderni ovviamente no, e tanto meno lo si può
condividere, nel senso che ogni persona di senno oggi riterrebbe delittuoso fare
altrettanto.
Sembra
tutto così semplice. Si può spiegare l'azione di Bin Laden, in parte come l'ha
spiegata lui nel suo primo messaggio, in termini di frustrazione del mondo
musulmano dopo la caduta dell'impero ottomano, e in parte tenendo conto dei suoi
interessi politici ed economici (si spiega l'azione di Bin Laden col fatto che
vuole mettere le mani sul petrolio saudita). Si possono capire i suoi seguaci?
Certo, tenendo conto dell'educazione che hanno ricevuto, della frustrazione di
cui si diceva, e di tante altre ragioni. Si possono giustificare? Evidentemente
no, infatti li si condanna e si auspica che Bin Laden venga messo nelle
condizioni di non nuocere.
Si
noti che, se non si riesce a spiegare il gesto di Bin Laden e a capire perché
centinaia o migliaia di volontari partono dal Pakistan per andare a unirsi a
lui, ci si trova in difficoltà quando si voglia contrastarlo, e cioè
comprendere che cosa si debba effettivamente fare per neutralizzare il pericolo
che rappresenta. Insomma, proprio perché non si giustifica e non si condivide
il fondamentalismo musulmano, bisogna spiegarlo e capirne i moventi, le ragioni,
le pulsioni che lo determinano.
Che
cosa intende dire qualcuno quando afferma di "comprendere" il gesto di
Bin Laden? Che lo spiega, che lo capisce, che lo giustifica o che lo condivide?
Sino
a che non saremo tornati in uno stato d'animo che consenta e incoraggi le
distinzioni, saremo come Bin Laden, e come lui ci vuole.
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