PROGRAMMA
NUCLEARE IRANIANO |
Servizio di
Amedeo Lomonaco sul caso Iran
Intervista al
giornalista iraniano Zarmandili
Fonte:
Radio Vaticana 2/02/2006
A
VIENNA RIUNIONE DELL’AIEA SUL DOSSIER IRANIANO MA UNA
DECISIONE SULL’EVENTUALE DEFERIMENTO DI TEHERAN
ALL’ONU SARA’ PRESA, NON PRIMA DI MARZO NELLA PROSSIMA
RIUNIONE DELL’AGENZIA DELLE NAZIONI UNITE
-
Intervista con Bijan Zarmandili
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Non
un “deferimento”, bensì un “rapporto”, cioè un’ultimissima
chance data all'Iran prima del completo isolamento
davanti alla comunità internazionale: è questo, in
sintesi, il contenuto della bozza di risoluzione
presentata a Vienna nell’odierna riunione straordinaria
dell’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica (AIEA).
I rappresentanti dei 35 Paesi del Consiglio voteranno il
testo della risoluzione di domani. Il servizio di Amedeo
Lomonaco:
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La
linea privilegiata sembra quella di riferire e non di
deferire: nella bozza preliminare di Francia, Germania e
Gran Bretagna, si chiede infatti
al direttore generale dell’AIEA, El
Baradei, di riferire al
Consiglio di sicurezza dell’ONU sul programma nucleare
iraniano. El Baradei
dovrà anche presentare un rapporto alla riunione dell’AIEA
prevista per il prossimo 6 marzo. Se entro questa data la
Repubblica Islamica non si sarà messa in regola con i
propri impegni internazionali legati al trattato di non
proliferazione, il dossier di Teheran
sarà deferito al Consiglio di sicurezza delle Nazioni
Unite. Alle attività diplomatiche si aggiungono, poi, gli
avvertimenti della comunità internazionale: il
presidente americano, George Bush, ha precisato ieri che
gli Stati Uniti sono pronti a difendere militarmente, se
necessario, Israele e ad intervenire contro l’Iran. La
Repubblica islamica - ha aggiunto il premier britannico
Tony Blair - deve rispettare i
propri impegni internazionali. In Iran, intanto, si
celebra la Rivoluzione islamica di 27 anni fa e radio e
televisione continuano a trasmettere musiche patriottiche.
(Musica)
In
questo clima, il presidente Ahmadinejad
ribadisce il diritto di Teheran
ad utilizzare l’atomo per scopi pacifici. Il capo dei
negoziatori iraniani, Ali Larijani,
minaccia ritorsioni.
(PAROLE
DI LARIJANI…)
In
caso di deferimento all’ONU – avverte Larijani
– l’Iran darà avvio allo sviluppo industriale
dell’arricchimento dell’uranio.
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Ma
come interpretare l’ormai probabile decisione al termine
della riunione dell’AIEA, che si concluderà domani, di
concedere ulteriore tempo all’Iran per adempiere
ai propri impegni legati al trattato di non
proliferazione? Amedeo Lomonaco lo ha chiesto a Bijan
Zarmandili, editorialista del
gruppo l’Espresso:
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R.
– Un periodo di riflessione serve ad ambedue le parti.
C’è un’altissima tensione attorno al dossier nucleare
iraniano e il segnale più evidente, da questo punto di
vista, è l’allineamento della Cina
e della Russia sulle posizioni occidentali. Questa è una
novità per gli iraniani, perché in realtà non si
aspettavano un allineamento dei russi e dei cinesi.
Finora, la durezza delle posizioni iraniane era legata
anche alla sicurezza che nell’eventualità della
presentazione del dossier al Consiglio di
Sicurezza, Cina e Russia, avrebbero impedito con il voto
la possibilità di sanzioni. Questa prospettiva sta
sfumando. Quindi l’Iran appare, adesso, in un isolamento
maggiore. Quando, comunque, il dossier arriverà al
Consiglio di Sicurezza bisognerà vedere cosa succederà
nel frattempo. Bisognerà capire, soprattutto, quali
saranno i rapporti tra Mosca, Pechino e Teheran.
Bisognerà vedere, poi, se tutto quello che sta avvenendo
in queste ore e che accadrà nei prossimi giorni, servirà
ad attenuare le tensioni in atto sulla questione iraniana.
D.
– Cosa significherebbe il deferimento all’ONU per lo
Stato e, soprattutto, per la nazione iraniana?
R.
– Sarebbe un danno enorme per la sua economia, già in
ginocchio per mancanza di rapporti, soprattutto con gli
Stati Uniti. Credo che per l’Iran avrà una conseguenza
di natura politica molto forte.
D.
– In un comizio del presidente Ahmadinejad di qualche
giorno fa nella città meridionale di Bushehr,
molti cittadini presenti hanno denunciato a gran voce seri
problemi economici e sociali. Di fronte alla propaganda
adesso comincia anche a farsi sentire il malcontento?
R. – C’è una novità negli ultimi tempi in Iran, una
novità non di poco conto. Se la protesta sino a qualche
tempo fa proveniva dagli ambienti intellettuali e
universitari, da un po’ di tempo questa protesta si è
spostata verso gli strati più poveri della società
iraniana. E questo cosa
significa? Significa che Ahmadinejad è arrivato al potere
promettendo soprattutto una più equa distribuzione della
ricchezza e un miglioramento della vita quotidiana della
gente. Questo, in realtà, in sei mesi, non sta avvenendo.
E tutti i toni della politica si stanno spostando sul
problema nucleare. I temi essenziali, appunto quelli più
vicini alle masse popolari, non sono invece problemi
affrontati. In un certo senso sono elusi, quindi, dalla
politica del governo.
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