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ANNI DOPO LA PRIMAVERA DI PRAGA (20/08/2008) |
Radio
Vaticana, 20 agosto 2008
Ascolta
l'intervista con l'arcivescovo di Praga
40
anni fa le truppe del Patto di Varsavia invadevano la
Cecoslovacchia: la testimonianza del cardinale Vlk
Quarant'anni
fa, era la notte tra il 20 ed il 21 agosto del 1968, le
truppe sovietiche occupavano l’allora Cecoslovacchia per
porre fine alla cosiddetta “Primavera di Praga”.
Furono così respinte le istanze riformiste di Alexander
Dubček, leader comunista di quella stagione, che
proponeva l’attuazione di un modello socialista dal
volto umano. La speranza in un reale cambiamento aveva
profondamente caratterizzato quel periodo. E’ quanto
sottolinea, al microfono di Amedeo Lomonaco,
l’arcivescovo di Praga, cardinale Miloslav Vlk:
R. – Prima del ’68 la Chiesa era totalmente
‘nelle mani dei comunisti’. Poi, nel ’68, si è
aperta una nuova speranza. I vescovi nell’estate del
’68 sono tornati nelle diocesi e c’è stata grande
festa. Quando si era aperta lentamente, nel 68, questa
nuova epoca, siamo stati felici. Abbiamo scritto ai
vescovi chiedendogli di ritornare nelle diocesi.
L’euforia era enorme ma non abbiamo riflettuto che
quella speranza potesse durare così poco. Noi abbiamo
creduto, sperato che il modello comunista si potesse
riformare. Ma abbiamo dimenticato che il regime comunista
non si può riformare mai e da nessuna parte.
D. – Che cosa resta oggi di quell’urlo di libertà
soffocato dalle truppe del Patto di Varsavia?
R. – Quest’anno l’esperienza della Primavera di
Praga è molto ricordata con fatti nuovi. Vengono
ricordati soprattutto per la gioventù. Vengono ricordati
per chi non ha vissuto quegli anni e per mostrare quanto
sia pericoloso il regime comunista. Bisogna che la gente
non dimentichi il rischio del comunismo.
D. – Parliamo adesso, eminenza, della sua storia
personale. Lei è stato ordinato sacerdote il 23 giugno
1968, durante la Primavera di Praga. Come si sono
intrecciate sulla sua strada la via sacerdotale con quella
di un Paese oppresso dal regime comunista?
R. – Durante gli anni del seminario ho vissuto un
periodo veramente molto duro: il seminario era ‘nelle
mani del partito comunista’. C’era un poliziotto che
sorvegliava tutto. Anche la fiducia tra di noi seminaristi
era difficile, perchè si sapeva che c’erano delle spie.
Il nostro padre spirituale, quindi, era Gesù. Il rettore
del nostro seminario era Gesù.
D. – Una storia la sua, eminenza, ricca di pagine
emblematiche. Nel 1978, le autorità comuniste le hanno
ritirato l’autorizzazione a svolgere l’ufficio
sacerdotale, che ha continuato comunque ad esercitare
clandestinamente. Dal 1978 al 1986 è stato anche
costretto a fare il lavavetri nel centro di Praga...
R. – Sì, un sacerdote doveva avere
un’autorizzazione, una licenza, e i comunisti potevano
ritirarla quando volevano. Questo io l’ho sperimentato.
Dato che ognuno doveva lavorare, io sono stato costretto a
cercare un lavoro. Non volevo stare in una fabbrica sotto
controllo. Ho quindi trovato questo lavoro come lavavetri
che mi ha permesso di essere libero nelle strade. La gente
poteva incontrarmi e io potevo clandestinamente dare i
sacramenti, confessare...
D. – Cosa lega la Primavera di Praga del 1968 alla
cosiddetta Rivoluzione di Velluto del 1989, che poi ha
portato alla nascita della Repubblica?
R.
– La situazione poi, piano, piano, soprattutto negli
anni ’80, per la Chiesa è un po’ migliorata. Si è
creato un gruppo forte di ‘dissidenti’ contro il
regime comunista. Dissidenti che sono cresciuti sempre più.
La Chiesa ha collaborato con loro. E alla fine degli anni
’80 la Chiesa ha aiutato la cosiddetta Rivoluzione di
velluto.

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