CATTURATO SADDAM HUSSEIN (AMEDEO LOMONACO) |
Saddam
Hussein
è
stato
arrestato
ed
è
ora
sotto
strettissima
sorveglianza
delle
forze
della
coalizione.
Soddisfazione
è
stata
espressa
poco
fa,
in
conferenza
stampa,
a
Baghdad,
dal
capo
dell’Autorità
civile
provvisoria
americana
in
Iraq,
Paul Bremer.
Sull’operazione
che
ha
portato
alla
sua
cattura
ci
riferisce
Amedeo Lomonaco:
**********
“WE
GOT HIM.
SADDAM
HUSSEIN
WAS
CAPTURED SATURDAY,
...”.
“Lo
abbiamo
preso,
abbiamo
preso
Saddam Hussein;
questo
è
un
grande
giorno
per
l’Iraq”.
Con
queste
parole
Paul
Bremer
ha
confermato
la
cattura
dell’ex
rais
iracheno.
L’annuncio
del
suo
arresto
è
stato
inizialmente
dato
dal
leader curdo,
Jalal Talabani,
e
successivamente
è
stato
confermato
anche
dal
Consiglio
di
governo
provvisorio
iracheno
e
dal
Pentagono.
L’ex
rais,
di
cui
sono
state
mostrate
le
prime
immagini
dopo
il
suo
ritrovamento,
è
stato
catturato
la
scorsa
notte,
in
una
cantina
di
un
edificio
della
sua
città
natale, Tikrit,
al
termine
di
un’operazione
congiunta
condotta
da
soldati
americani
e
pershmerga curdi.
La
sua
identità
–
hanno
rivelato
fonti
irachene
–
è
stata
accertata
dall’esame
del
Dna.
Al
momento
della
cattura
Saddam Hussein,
molto
dimagrito
è
apparso
stanco,
rassegnato
e
con
una
lunga
barba
grigia.
Stava
dormendo
e
aveva
accanto
una
valigetta
contenente
mezzo
milione
di
dollari.
La
Cnn
ha
anche
annunciato
che
il
presidente
americano,
George Bush,
è
stato
informato
della
cattura
dell’ex
rais
nella
serata
di
ieri
dal
segretario
alla
Difesa,
Donald Rumsfeld.
Il
premier
britannico,
Tony
Blair
ha
inoltre
dichiarato
che
il
suo
arresto
“fornisce
l’opportunità
di
far
svolgere
il
processo
dai
tribunali
iracheni”.
“Ora
–
ha
proseguito
Blair
-
dobbiamo
cercare
di
riunire
tutto
il
Paese
arabo
negli
sforzi
di
ricostruzione
per
offrire
un
nuovo
futuro”.
Alla
notizia
dell’arresto
del
deposto
presidente
iracheno
sono
seguite
manifestazioni
di
gioia
e
giubilo
in
diverse
città
dell’Iraq
dove
non
si
arresta,
purtroppo,
la
catena
di
violenze.
Un
ennesimo,
drammatico
attentato
è
stato
infatti
perpetrato
a Khalidiyah,
città
ad
una
sessantina
di
chilometri
ad
Ovest
di
Baghdad.
L’attacco,
eseguito
con
un’autobomba
contro
una
stazione
di
polizia,
ha
causato
la
morte
di
diciassette
iracheni,
tra
i
quali
due
bambini.
**********
Dopo
la
cattura
dell’ex
rais,
come
potrà
cambiare
la
strategia
dell’amministrazione
provvisoria
in
Iraq?
Giancarlo
La
Vella
lo
ha
chiesto
ad
Alberto
Negri,
inviato
speciale
del
Sole
24
Ore:
**********
R.
–
Sicuramente,
la
cattura
di
Saddam
Hussein
segna
una
svolta,
non
soltanto
storica
per
l’Iraq:
ricordiamo
che
quest’uomo
ha
dominato
per
35
anni
e
oltre
la
vita
di
questo
Paese.
Anche
quando
Baghdad
era
caduta,
era
rimasto
comunque
dietro
ad
una
parte
consistente
della
resistenza
anti-americana.
Oggi,
la
cattura
può
significare
una
svolta
anche
per
le
operazioni
sul
terreno
della
coalizione
internazionale.
Dobbiamo
però
vedere
che
cosa
succederà
realmente.
E’
chiaro:
ci
sono
le
prove
che
Saddam
Hussein
fosse
dietro
ad
una
parte
di
questa
resistenza
irachena,
di
questa
guerriglia
che
aveva
assunto
anche
forme
di
terrorismo
terrificante.
Però,
è
anche
vero
che
non
è
forse
l’unica
componente
di
questa
resistenza,
per
cui
la
cattura
di
Saddam
Hussein
costituisce
sicuramente
una
svolta,
ma
non
il
fine
delle
operazioni
militari.
Costituisce
sicuramente
un
punto
importante,
prima
di
tutto
per
il
morale
delle
truppe
americane,
per
il
morale
della
coalizione
occidentale,
forse
anche
proprio
per
gli
iracheni,
che
dopo
la
caduta
di
Baghdad
adesso
vedono
forse
finalmente
finire
quel
regime
che
li
ha
governati
e
dominati
per
35
anni.
D.
–
C’è
il
rischio
di
attentati,
di
ritorsioni,
anche
fuori
dall’Iraq,
attentati
già
più
volte
minacciati
nei
giorni
scorsi?
R.
–
Sul
fronte
del
terrorismo,
nulla
è
prevedibile.
Il
terrorismo,
prima
ancora
che
una
politica,
è
una
ideologia,
è
soprattutto
una
tecnica.
E’
una
tecnica
molto
difficile
da
contrastare,
dove
si
possono
ridurre
i
rischi
ma
non
assolutamente
tutto
può
essere
fatto
in
modo
da
evitare
che
ci
siano
attentati.
Il
terrorismo
di
ogni
tipologia,
può
colpire
ovunque
e
in
ogni
momento.
D.
–
Come
va
interpretata
questa
cattura
per
quanto
riguarda
i
rapporti
tra
Stati
Uniti
e
quei
Paesi
che
non
hanno
appoggiato
la
guerra
e
sono
stati
esclusi,
proprio
nei
giorni
scorsi
da
Washington,
dalla
ricostruzione
dell’Iraq?
R.
–
Questo
sicuramente
forse
è
l’aspetto
più
interessante
in
questa
congiuntura politico-diplomatico-internazionale:
la
contrapposizione
tra
gli
Stati
Uniti
e
una
parte
dei
Paesi
europei,
come
la
Francia
e
la
Germania,
ma
anche
la
Russia,
che
si
sono
opposti
all’intervento.
La
cattura
di
Saddam
Hussein
sicuramente
costituisce
la
fine
di
un
quadro
in
cui
ancora
questi
Paesi
si
muovevano
nella
speranza,
forse,
un
giorno
di
ritornare
in
Iraq
e
di
poterlo
fare
da
protagonisti.
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Per
la
Radio
Vaticana,
Amedeo
Lomonaco
(14/12/2003)
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