da
"Le
Monde
Diplomatique",
ottobre
2000
È il caso di rileggere oggi Il mondo
nuovo? Di riprendere in mano un libro scritto circa 70 anni fa, in un’epoca
lontanissima da noi, tanto che non era stata neppure inventata la televisione?
È forse qualcosa di più di una curiosità sociologica, di un effimero,
ordinario best-seller che nel 1932, anno della sua pubblicazione ha venduto
oltre un milione di copie? Domande più che mai pertinenti, dato l’altissimo
grado di obsolescenza del genere - favola anticipatrice, utopia tecno-
scientifica o fantascienza sociale - al quale appartiene quest’opera. Nulla
invecchia più in fretta del futuro, soprattutto in letteratura. Eppure, chi
vorrà superare queste reticenze per rituffarsi ne Il mondo nuovo sarà
certamente stupefatto dalla sua straordinaria attualità. E potrà verificare
che, per una volta, il presente ha rincorso il passato. Questo romanzo, divenuto
un grande classico del XX secolo, narra una storia che si svolge in un futuro
molto lontano, intorno al 2500, o più precisamente “verso l’anno 600
dell’era fordiana”: un omaggio satirico a Henry Ford (1863- 1947), pioniere
americano dell’industria automobilistica (che dà tuttora il nome una celebre
marca di veicoli), inventore della standardizzazione delle componenti e di un
metodo di organizzazione del lavoro per la costruzione in serie.
Questa tecnica, ideata da Ford negli anni 20, trasformava per così dire i
lavoratori in automi, in robot costretti a ripetere lo stesso gesto per
l’intera giornata. Un metodo disumano, che pure è stato rapidamente adottato
da tutte le grandi fabbriche di costruzioni meccaniche del mondo, dalla Germania
all’Unione sovietica, e ha rappresentato una vera e propria rivoluzione
nell’universo industriale. Nel mondo sindacale e operaio, ma anche tra gli
intellettuali, il fordismo suscitò violente critiche, che vari artisti e
creatori dell’epoca fecero proprie, spesso con indiscutibile talento caustico.
Basti pensare, ad esempio, al Fritz Lang di Metropolis (1926), o al Charlie
Chaplin di Tempi moderni (1935).
L’autore del Mondo nuovo, Aldous Leonard Huxley (1894-1963), era un uomo
impregnato di cultura, in particolare scientifica. Era l’incarnazione stessa
dell’intellettuale onnisciente e seducente, con una sua opinione su quasi
tutto. Nato da una famiglia inglese ricca di personalità celebri, Aldous Huxley
era imparentato per parte di madre con lo scrittore Matthew Arnold (1822-1888),
autore drammatico, critico, umanista, grande viaggiatore e docente di poesia
all’università di Oxford. Suo nonno, Thomas Henry Huxley (1825-1895) era un
notissimo naturalista, difensore delle teorie evoluzioniste di Darwin e autore
di un famoso libro sulle origini della specie umana (Il posto dell’uomo nella
natura, 1863). Infine, suo fratello Julian Huxley (1887-1975), anche lui
biologo, filosofo, esperto in genetica e sostenitore delle teorie evoluzioniste,
aveva formulato critiche molto pertinenti sulle concezioni fantasiose del
genetista sovietico Lyssenko. Fu anche primo direttore generale dell’Unesco,
dal 1946 al 1948. Naturalmente, Aldous Huxley aveva studiato a Eton e a
Oxford, i grandi “centri di condizionamento” delle élite britanniche.
Pensava di dedicarsi a sua volta agli studi scientifici, ma ne era stato
impedito da una gravissima malattia della vista. A vent’anni era semicieco,
tanto che riusciva a leggere solo con l’aiuto di una grossa lente, ed era
stato persino costretto ad apprendere il braille, l’alfabeto dei non vedenti.
Ma nonostante questo doloroso handicap che doveva accompagnarlo per tutta la
vita, pubblicò fin dall’età di venticinque anni i suoi primi libri di
poesie, e dopo gli orrori della prima guerra mondiale (1914- 1918) incominciò
ad esprimere una visione ironica e disincantata del mondo.
Al suo ritorno da un viaggio in India, Huxley si legò di una forte amicizia con
lo scrittore D. H. Lawrence (autore del celebre romanzo L’amante di Lady
Chatterley, 1928). Malato di tubercolosi e prossimo alla morte (avvenuta a Vence
nel 1930) Lawrence doveva esercitare su di lui una grande e duratura influenza.
Nei suoi primi romanzi (Crome Yellow, 1921; Antic Hay, 1923; Those Barrens
Leaves, 1925; Point Counter
Point, 1928) Aldous Huxley presenta un universo nel
quale la cultura e l’umanesimo sono minacciati proprio da coloro che più
dovrebbero difenderli. Scritti con una sincerità crudele e con acuta
intelligenza satirica, questi libri esprimono le debolezze e le disillusioni
della “generazione perduta”. Con la sua vena comica fredda, tagliente,
paradossale, Huxley evoca con scetticismo, alla maniera di Jonathan Swift, la
società degli anni 20. A questo riguardo Il mondo nuovo, la più
rappresentativa tra le sue opere di questo periodo, appare piuttosto come un
racconto filosofico sul modello di Voltaire, ove il talento dello scrittore, per
grande che sia, passa in secondo piano rispetto al temperamento del moralista.
La sua visione pessimistica dell’avvenire, ferocemente critica del culto
positivista della scienza, coincide con il momento in cui le conseguenze sociali
della grande crisi del 1929 investivano in pieno le società occidentali, e la
credibilità dei regimi democratici capitalisti sembrava vacillare. Prima ancora
che Adolf Hitler prendesse il potere nel 1933, Il mondo nuovo denuncia la
prospettiva da incubo di una società totalitaria affascinata dal progresso
scientifico, convinta di poter offrire ai suoi cittadini una felicità
obbligatoria. E presenta la visione allucinata di un’umanità disumanizzata da
un condizionamento pavloviano e dal piacere a portata di pillola (il
“soma”). In questo mondo orribilmente perfetto, la società ha totalmente
dissociato la sessualità dalla procreazione, a fini eugenisti e produttivisti.
Nel Mondo nuovo, l’americanizzazione del pianeta è compiuta: tutto vi è
stato standardizzato e fordizzato, compresa la produzione degli esseri umani,
risultato di pure manipolazioni genetico-chimiche, così come l’identità
delle persone, prodotta durante il sonno mediante ipnosi auditiva -
l’ipnopedia - che un personaggio del libro definisce “la più grande forza
socializzatrice e moralizzatrice di tutti i tempi”. Gli esseri umani vengono
dunque “prodotti”, nel senso industriale del termine, in fabbriche
specializzate, i “centri di incubazione e condizionamento”, su modelli
diversi, a seconda dei compiti altamente specializzati - indispensabili in una
società ossessionata dalla stabilità - che verranno assegnati a ciascuno. Un
manifesto umanista Al momento della loro fabbricazione in una fiala, attraverso
il “processo Bokanovsky” (che consente di produrre fino a novantasei esseri
umani, laddove un tempo se ne otteneva uno solo) ogni ovulo e poi ogni embrione
ricevono dosi più o meno elevate di impulsi fisici e di ingredienti chimici.
Queste dosi condizioneranno definitivamente le loro capacità intellettuali, e
determineranno, in ordine decrescente, la rispettiva categoria o casta di
appartenenza: Alfa, Beta, Delta, Gamma, Epsilon ... a seconda della maggiore o
minore complessità dell’attività professionale alla quale saranno assegnati.
Fin dalla sua nascita, ogni essere umano viene poi educato presso “centri di
condizionamento dello Stato” in funzione di valori specifici del suo gruppo,
con un ricorso massiccio all’ipnopedia per manipolarne la mente, dotarlo di
“riflessi condizionati definitivi” e fargli accettare il suo destino.
“Cento ripetizioni per tre notti la settimana durante quattro anni, dichiara
uno specialista di ipnopedia. Sessantaduemila ripetizioni creano la verità”.
Aldous Huxley illustrava così, in questa sua opera, i rischi delle tesi
formulate fin dal 1924 da John Watson, padre del “behaviourismo”, la
“scienza dell’osservazione e del controllo del comportamento”.
Watson affermava freddamente che avrebbe potuto prendere a caso dalla strada un
bambino in buone condizioni di salute e farne, a sua scelta, un medico, un
avvocato, un artista, un mendicante o un ladro, quali che fossero i suoi
talenti, inclinazioni, tendenze, capacità o gusti, e indipendentemente dalle
sue origini familiari.
Ne Il mondo nuovo, che è fondamentalmente un
manifesto umanista, qualcuno ha visto anche - e giustamente - una critica al
vetriolo della società staliniana, dell’utopia sovietica costruita con mano
d’acciaio. Ma chiaramente la satira prende anche di mira la nuova società
meccanizzata, standardizzata e automatizzata che stava allora sorgendo negli
Stati uniti, in nome della modernità tecnologica. Uomo di straordinaria
intelligenza e ammiratore della scienza, Aldous Huxley esprime tuttavia in
questo romanzo il suo profondo scetticismo per l’idea di progresso e una certa
diffidenza verso la ragione.
Davanti all’invasione del materialismo, lancia una requisitoria feroce contro
le minacce dello scientismo, del meccanicismo e del disprezzo della dignità
individuale. Riconosce certo, con lucida disperazione, che la tecnica assicurerà
agli esseri umani un comfort esteriore totale e altamente perfezionato. Ogni
desiderio che sia percepito ed espresso potrà essere soddisfatto. Ma gli esseri
umani avranno perduto la loro ragione d’essere, e si saranno a loro volta
trasformati in macchine. Non si potrà più parlare di condizione umana nel
senso proprio del termine.
Il titolo originale del libro, Brave New World (letteralmente: “meraviglioso
nuovo mondo”) è tratto da uno degli ultimi drammi di Willian Shakespeare, La
Tempesta (1611).
Miranda vede sbarcare dalla nave naufragata i principi di
Napoli, ed esclama:
“Magnifica umanità, meraviglioso nuovo mondo che sa nutrire esseri così
perfetti!”. Per Huxley, questo titolo è un’antifrase, poiché il
mondo che descrive di splendido non ha nulla. È una società di caste,
immutabile, perenne, dove tutto è programmato e non c’è più posto per il
caso. Del passato si è fatta tabula rasa, come raccomanda l’Internazionale, e
come fa in concreto la cultura di massa. I monumenti classici di tutte le civiltà
sono stati abbattuti, la letteratura data alle fiamme, i musei distrutti, la
storia cancellata.
Eccesso di pessimismo o semplice lucidità? Di fatto, come è noto, in questo
libro Huxley ha dato prova di un eccezionale senso di anticipazione. La
storia recente ha dimostrato che le sue più oscure profezie erano in procinto
di realizzarsi, e che in materia di manipolazioni aveva saputo prevedere
l’arrivo di nuove minacce. La visione del futuro di Aldous Huxley,
pessimistica e oscura, ci serve da avvertimento. E ci incoraggia a sorvegliare
da vicino, in tempi di manipolazioni genetiche, di clonazione e rivoluzione
della materia vivente, gli attuali progressi scientifici e i loro potenziali
effetti distruttivi. Il mondo nuovo ci aiuta a meglio comprendere la portata dei
pericoli incombenti, quando di nuovo, e da ogni lato, i “progresso
tecnico-scientifici” ci confrontano con una sfida ecologica che mette a
repentaglio il futuro del nostro pianeta. E quello del genere umano.
RIFERIMENTI
BIBLIOGRAFICI
RAMONET
I., "Il pensiero unico e i
nuovi padroni del mondo"
- Ed. Strategia della lumaca, Roma
1996
RAMONET I. "La tirannia della
comunicazione" - Asterios 1999