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Fonte,
Radio Vaticana, 7 marzo 2008
Ascolta il servizio di Amedeo
Lomonaco
La
misericordia di Dio è infinitamente più grande di ogni
nostra colpa: così Benedetto XVI ai partecipanti al corso
annuale della Penitenzeria Apostolica
“Occorre
che tra la pratica del sacramento della
Confessione e una vita tesa a seguire sinceramente
il Cristo si instauri una sorta di ‘circolo
virtuoso’ inarrestabile, nel quale la grazia del
Sacramento sostenga ed alimenti l’impegno ad
essere fedeli discepoli del Signore”. E’
quanto ha detto stamani il Papa ai partecipanti al
corso annuale della Penitenzeria Apostolica
sottolineando che la vita cristiana deve tendere
sempre alla conversione. Se pur essendo animati
dal desiderio di seguire Gesù, non ci si confessa
regolarmente - ha aggiunto Benedetto XVI - “si
rischia poco a poco di rallentare il ritmo
spirituale” sino ad indebolirlo sempre di più e
forse anche a spegnerlo. Il servizio di Amedeo
Lomonaco:
“La Quaresima - afferma il Papa - è un tempo
quanto mai propizio per meditare sulla realtà del
peccato alla luce dell’infinita misericordia di
Dio, che il sacramento della Penitenza manifesta
nella sua forma più alta”:
“Occorre oggi far sperimentare a chi si
confessa quella tenerezza divina verso i peccatori
pentiti che tanti episodi evangelici mostrano con
accenti di intensa commozione”.
Il Santo Padre, dopo aver ricordato la pagina
del Vangelo di Luca che presenta la peccatrice
perdonata, sottolinea l’eloquenza del messaggio
che traspare dal brano evangelico: “A chi molto
ama, Dio tutto perdona”:
“Chi confida in stesso e nei propri meriti
è come accecato dal suo io e il suo cuore si
indurisce nel peccato. Chi invece si riconosce
debole e peccatore si affida a Dio e da Lui
ottiene grazia e perdono”.
Ciò che più conta - afferma il Papa - è di
far comprendere che “nel sacramento della
Riconciliazione, qualsiasi peccato si sia
commesso, se lo si riconosce umilmente e ci si
accosta fiduciosi al sacerdote confessore, si
sperimenta sempre la gioia pacificatrice del
perdono di Dio”. Il Santo Padre quindi aggiunge:
“Quando si insiste solo sull’accusa dei
peccati, che pure deve esserci e occorre aiutare i
fedeli a comprenderne l’importanza, si rischia
di relegare in secondo piano ciò che in esso è
centrale, è cioè l’incontro personale con Dio,
Padre di bontà e misericordia”.
Nel
cuore della celebrazione sacramentale - conclude
Benedetto XVI - non sta il peccato, ma la
misericordia di Dio, che è infinitamente più
grande di ogni nostra colpa.
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