AUMENTO
DEI PELLEGRINI IN TERRA SANTA (18/11/2008) |
Ascolta
l'intervista con padre Severino
Radio
Vaticana, 18 novembre 2008
Nel
2008, un milione di pellegrini a Betlemme: l'aumento delle
visite aiutato dal miglioramento della situazione nei
Territori palestinesi
Aumentano
i pellegrinaggi in Terra Santa: Betlemme ha dato il
benvenuto al milionesimo pellegrino arrivato nel 2008, un
polacco accolto domenica dal sindaco e dalla banda. Si
tratta di un traguardo importante per la città della
Terra Santa, dove quest’anno si è registrato un
incremento di pellegrini dell’80% rispetto al 2007. E’
un dato incoraggiante che è frutto, soprattutto, di una
migliore situazione politica nei Territori. E’ quanto
conferma, al microfono di Amedeo Lomonaco, padre
Severino, direttore della "Casa Nova" a
Betlemme, struttura di accoglienza per pellegrini gestita
dalla Custodia di Terra Santa:
R. – Penso che la presenza numerosa dei pellegrini in
Terra Santa sia sempre, in qualche modo, il metro della
situazione. La gente si sente di nuovo sicura, capisce di
poter venire a Betlemme. Non c’è paura. Vuol dire che
anche la situazione politica è cambiata un po’, in
meglio. Ovviamente ci dobbiamo rendere conto del fatto che
in questo momento c'è la crisi del governo israeliano: a
febbraio dell’anno prossimo ci saranno le elezioni. E
dobbiamo pensare anche al cambiamento del presidente degli
Stati Uniti. Sono, questi, fattori molto importanti per la
politica in Terra Santa, in Israele e Palestina. Si vede
che c’è la volontà di riprendere questo dialogo che
potrebbe porre fine a questo lungo conflitto tra Israele e
Palestina.
D. – Tra i segni incoraggianti ci sono, appunto, i
pellegrinaggi. Da sottolineare che a cambiare non sono
solo le cifre relative ai pellegrini in questi ultimi
anni, ma anche le coordinate geografiche: molti arrivano
da Russia, Brasile…
R. – Si deve sottolineare che i pellegrini russi,
ortodossi, secondo le statistiche occupano il primo posto
per numero di persone arrivate. Molti pellegrini arrivano
poi dalla Polonia, dalla Slovenia e dal Sud America,
soprattutto dal Brasile.
D. – Le cose vanno dunque meglio, ma resta il
problema delle visite “mordi e fuggi” che penalizzano
albergatori e commercianti…
R. – La media di ogni gruppo è ormai minimo di due
giorni. Dunque anche questo dato sta cambiando, ma c’è
ancora molto da fare. Non possiamo abbandonare i cristiani
di Betlemme, la popolazione di Betlemme. Non si tratta di
business, ma di pura e vera sopravvivenza, perché altro
lavoro non c’è.
D. – Una popolazione che vive circondata da un
muro…
R. – Un muro che è sempre più difficile da
oltrepassare e dunque le possibilità di lavorare fuori
Betlemme, praticamente, per la maggior parte della
popolazione non esistono.
D. – Il pellegrino non è solo un motore per il
turismo, ma anche un segno concreto per sperare nella fine
del conflitto israelo-palestinese…
R.
– E’ certamente un segno di speranza! Dobbiamo dire
che molto spesso i nostri cristiani di Betlemme e di altre
città si sentono un po’ abbandonati, soli: hanno la
consapevolezza di vivere come minoranza. Dunque, vedere
questi pellegrini che vengono da tutto il mondo è un
segno molto incoraggiante per la popolazione, per i
cristiani di Betlemme, di Gerusalemme. E penso anche che
sia un invito ai governi di Israele e della Palestina di
pensare seriamente alla pace, perché con la pace può
veramente arrivare la prosperità e la gioia in questa
terra.

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