Rapporto
Delor
Rapporto
Delor
evidenzia
le
problematiche
del
XXI
secolo:
tensioni
fra
locale
e
globale,
universale
e
singolare,
tradizione
e
modernità,
lungo
e
breve
termine,
straordinario
sviluppo
delle
conoscenze
e
capacità
di
assimilazione
dell’uomo,
dimensioni
materiali
e
dimensioni
spirituali.
3
diritti:
-
all’educazione,
-
al
lavoro,
-
alla
partecipazione.
Una
solidarietà-cooperazione,
senza
competizione
che
stimoli,
diventa
pura
assistenza
=>
obiettivi
piatti.
E’
giusto
stare
dalla
parte
dei
deboli,
ma
la
società
deve
cambiare,
unificare,
non
scartare
Assicurare
l’unità
della
vita
spirituale
ed
evitare
le
lacerazioni
spirituali
di
un
individuo.
Distinguere:
fatti
portatori
di
avvenire/eccentricità,
rispetto
della
cultura/perdita
di
valori,
innovazione/deviazione/anomalia.
Scoprire
le
ricchezze
delle
singole
persone
e
scoprire
le
ricchezze
delle
storie
dei
popoli.
Delor:
bisogna
cominciare
a
comprendere
se
stessi
in
un
viaggio
interiore
attraverso
la
conoscenza,
la
meditazione
e
l’autocritica;
non
lasciarsi
sommergere
dal
flusso
di
informazioni
che
più
o
meno
effimere
che
invadono
spazi
pubblici
e
privati.
L’educazione
deve
fornire
le
carte
di
un
mondo
complesso
e
agitato
e
la
bussola
(dovremmo
averla
già
noi)
che
permette
di
navigarvi.
La
libertà
non
coniugata
con
la
solidarietà
porta
alla
disuguaglianza;
l’eccesso
di
uguaglianza
limita
la
libertà.
Globalizzazione
=>
Vantaggi:
mette
in
contatto
persone
e
popoli
e
fa
prendere
la
coscienza
che
un
cittadino
deve
avere
una
valenza
comunale,
nazionale
e
mondiale.
Globalizzatori:
posseggono
l’insieme
dei
capitali
(risorse,
conoscenze,
monopolio
dell’informazione).
Globalizzati:
lavoratori,
consumatori,
scarse
e
informali
conoscenze.
Esclusi:
non
hanno
accesso
ai
saperi,
no
hanno
peso
come
consumatori,
ruolo
inesistente
nella
produzione.
Svantaggi:
uniforma
le
diversità,
diventano
tutti
omogenei,
si
perdono
le
caratteristiche
dei
popoli.
Rapporto
Delor
presenta
4
pilastri:
1-
imparare
a
conoscere
(acquisire
gli
strumenti
della
comprensione),
2-
imparare
a
fare
(per
trasformare
l’ambiente),
3-
imparare
a
vivere
insieme
(partecipazione
e
cooperazione
con
gli
altri),
4-
imparare
ad
essere
(sviluppo
completo
dell’uomo
nelle
sue
espressioni
e
impegni
personali
e
sociali).
Il
punto
1
è
quello
privilegiato,
i
punti
3
e
4
sono
quelli
fondanti.
Dalle
diversità
costruire
l’unità,
non
esaltare
le
diversità
fino
a
renderle
corporative
(si
ammazzerebbe
l’unità).
La
globalizzazione
è
positiva
se
si
dà
spazio
a
tutti
i
soggetti.
L’educazione,
secondo
il
rapporto
Delor,
deve
puntare
sull’emancipazione
dell’uomo,
sull’immaginazione,
sulla
creatività,
sullo
spirito
d’iniziativa,
sulla
valorizzazione
per
la
dimensione
culturale
presenti
nelle
diverse
comunità
=>
saranno
attori
principali
della
società.
Globalizzazione
nella
solidarietà:
sintesi
fra
uomo
delle
radici
(uomo
antropologico,
vive
dimensioni
personali
e
del
suo
territorio,
vive
la
sua
cultura)
e
uomo
delle
antenne
(h
rapporto
con
gli
altri
popoli,
costruisce
con
gli
altri).
Solo
radici:
uomo
tribale
(la
sua
comunità
è
tutto),
solo
antenne:
contatta
tutti,
ma
non
è
nessuno.
L’uomo
deve
essere
radicato
nella
sua
comunità
e
aperto
agli
altri
per
vivificare
la
sua
identità.
Uno
degli
aspetti
negativi
della
globalizzazione
è
dare
il
primato
all’economia
che
si
espande
avendo
come
legge
soltanto
il
profitto.
Chi
rimane
isolato
deve
essere
circondato
da
assistenza.
La
tensione
più
forte
oggi
è
fra
globale
e
locale;
l’uomo
se
vuole
dare
il
proprio
contributo
deve
essere
radicato
nel
proprio
ambiente
e
avere
le
antenne
per
contattare
gli
altri
e
confrontarsi
con
loro.
Uomo
tribale
(solo
radici)/uomo
gregario
(solo
antenne).
L’identificazione
se
rimane
solo
identificazione
non
esprime
l’originalità.
Prospettive
della
globalizzazione:
-
prima
prospettiva:
la
creazione
di
una
società
post-industriale
il
cui
fattore
determinante
sarà
l’evoluzione
continua
della
tecnologia;
-
seconda
prospettiva:
una
società
centrata
sulla
persona
nella
quale,
attraverso
dei
processi
di
rottura,
compariranno
dei
nuovi
valori
umanistici
e
post-economici.
Secondo
Rizzi
il
futuro
della
società
mondiale
sarà
contrassegnato
soprattutto
dalla
seconda
ipotesi.
Il
problema
della
globalizzazione
deve
essere
visto
in
modo
totale,
studiando
anche
gli
squilibri
presenti
nel
proprio
stato.
Testo
UNESCO:
i
sette
saperi
necessari
all’educazione
del
futuro
(sintesi
di
Morin
con
contributo
di
specialisti,
di
cui
l’unico
italiano
e
Cerreti,
preside
della
facoltà
di
lettere
e
filosofia
a
Milano).
L’educazione
oggi
è
la
forza
del
futuro
perché
è
lo
strumento
più
importante
per
realizzare
il
cambiamento,
ma
noi
oggi
abbiamo
la
sfida
più
difficile:
modificare
le
nostre
forme
di
pensiero
di
fronte
alla
complessità
dei
problemi
di
fronte,
di
fronte
alla
rapidità
dei
problemi
e
di
fronte
all’imprevedibile.
Cambiare
il
modo
di
conoscere:
dobbiamo
collegare
le
varie
discipline,
eliminando
le
barriere
che
esistono
tra
loro;
riformulare
le
nostre
politiche
e
i
programmi
educativi.
-
La
cecità
della
conoscenza
(errore
ed
illusione);
il
modo
di
comunicare
delle
conoscenze
oggi
è
cieco
di
fronte
ai
dispositivi/problemi
della
conoscenza
umana
e
alle
sue
propensioni
all’errore
e
alle
illusioni;
la
conoscenza
non
è
solo
un
mezzo,
bisogna
anche
studiarla
nella
sua
natura,
armare
ogni
spirito
per
la
battaglia
vitale
per
la
lucidità.
-
il
principio
di
una
conoscenza
pertinente;
ottenere
una
conoscenza
capace
di
iscrivere
le
conoscenze
parziali
e
locali
nei
problemi
globali
e
fondamentali,
le
conoscenze
frammentate
rendono
l’uomo
incapace
di
operare
dei
legami
fra
le
parti,
è
necessario
sviluppare
attitudini
capaci
di
collocare
le
informazioni
in
un
contesto
e
in
un
insieme.
-
insegnare
la
condizione
umana;
insegnare
l’unità
complessa
della
natura
umana
che
oggi
è
disintegrata
attraverso
le
discipline,
è
diventato
difficile
apprendere
cosa
significa
essere
umano
(psichico,
cultura,
fisico,
sociale,
storico);
la
sfida
è,
a
partire
dalle
discipline
attuali,
riconoscere
l’unità
e
la
complessità
umane,
cercare
il
legame
indissolubile
fra
l’unità
e
la
diversità
di
tutto
ciò
che
è
umano.
Siamo
noi
che
dobbiamo
ricercare
l’unità.
-
insegnare
l’identità
terrestre;
insegnare
la
storia
dell’era
planetaria,
prendendo
in
esame
il
XVI
secolo,
che
è
il
più
importante
perché
i
continenti
sono
entrati
in
comunicazione,
i
popoli
si
sono
organizzati;
avrebbero
dovuto
essere
intersolidali,
ma
ciò
non
si
è
verificato
(ad
es.
noi
parliamo
di
“invasioni
barbariche”,
ma
in
altri
casi
ci
siamo
definiti
“civilizzatori”)
-
affrontare
le
incertezze;
affrontare
l’inatteso,
“imparare
a
navigare
in
un
oceano
di
incertezze
attraverso
dei
punti
chiave
di
certezze”,
abbandono
delle
concezioni
deterministe
che
pensavano
di
prevedere
il
futuro
e
l’accettazione
che
nel
nostro
secolo
ci
sarà
spazio
per
l’imprevisto.
-
insegnare
la
comprensione;
insegnare
la
comprensione
reciproca
delle
relazioni
umane,
delle
radici
altrui
che
ci
permette
di
conoscere
le
forme
di
razzismo
e
di
xenofobia.
-
comprendere
l’etica
del
genere
umano;
la
condizione
umana
dovrà
aver
presenti:
-
individuo,
-
società,
-
specie;
individuo
e
società
=
democrazia;
individuo
e
specie
=>
dal
XXI
secolo:
cittadinanza
terrestre.
Due
finalità
etico-politiche
del
XXI
secolo:
A)
relazioni
di
controllo
specifico
società/individuo
(democrazia);
B)
realizzare
l’umanità
come
comunità
planetaria.
Le
diverse
teorie
dell’informazione
dimostrano
che
ci
sono
dei
rischi
di
errore
in
tutte
le
trasmissioni
e
comunicazioni
di
messaggi.
Tutte
le
nostre
percezioni
sono
traduzioni
e
ricostruzioni
cerebrali
a
partire
dai
diversi
stimoli
e
codici.
All’errore
della
percezione
sensibile
spesso
si
aggiunge
anche
l’errore
intellettuale
attraverso
i
mezzi
del
linguaggio/pensiero;
capita
anche
di
avere
la
proiezione
dei
nostri
desideri
e
timori
che
causano
delle
perturbazioni
dovute
a
flussi
emotivi
della
razionalità.
La
dimensione
affettiva
è
importante
nell’essere
umano:
l’affettività
può
sostenere
o
demotivare
gli
sforzi
della
ricerca;
la
debolezza
affettiva
può
causare
comportamenti
irrazionali.
Affettività
e
ragione
devono
camminare
insieme.
Esistono
3
tipi
di
errore:
-
mentale:
nel
nostro
sistema
neurologico
=>
2%,
funzionamento
interiore
=>
98%;
possibilità
di
menzogna
verso
se
stessi
la
memoria
può
anche
deformare
i
ricordi,
a
volte
i
ricordi
sono
fantasie
e
non
fatti,
-
dimensione
dell’egocentrismo,
-
tendenza
a
giustificare,
-
tendenza
a
spostare
sugli
altri
le
nostre
tensioni,
-
tendenza
a
dimenticare
gli
eventi
spiacevoli.
-
intellettuali:
dovuti
a
ideologie,
teorie,
dottrine,
perché
appresa
una
teoria
diventa
difficile
accettarne
altre,
ci
si
fissa
solo
su
quelle
di
origine
e
le
altre
vengono
considerate
“nemiche”
-
della
ragione:
permette
di
capire
distinzioni
(veglia/sonno,
reale/immaginario,
oggettivo/soggettivo);
razionalità
=>
semaforo
contro
l’errore
e
l’illusione,
costruttrice
quando
elabora
teorie
coerenti,
verifica
compatibilità
idee/dati
e
fatti
empirici
ai
quali
le
teorie
si
applicano,
è
aperta
a
nuovi
contributi,
se
si
chiude
diventa
dottrina
e
razionalizzazione;
razionalizzazione
=>
(negativo)
conoscenza
che
non
accetta
contestualizzazione,
verifica
empirica,
fonte
più
potente
dell’errore
e
dell’illusione.
Obiettivo:
raggiungere
la
razionalità,
cioè
operare
una
navetta
incessante
tra
l’istanza
logica
e
l’istanza
empirica
ed
è
il
frutto
di
un
dibattito
argomentato
dalle
idee
e
non
è
una
dottrina
chiusa.
Il
razionalismo
che
ignora
l’affettività
e
la
soggettività
è
irrazionale.
La
razionalità
deve
essere
critica
e
soprattutto
autocritica.
