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PEDAGOGIA E GLOBALIZZAZIONE

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- PRIMA PARTE -  

Rapporto Delor

Sette saperi

Errori e illusioni

Rapporto Delor

Rapporto Delor evidenzia le problematiche del XXI secolo: tensioni fra locale e globale, universale e singolare, tradizione e modernità, lungo e breve termine, straordinario sviluppo delle conoscenze e capacità di assimilazione dell’uomo, dimensioni materiali e dimensioni spirituali. 3 diritti: 

- all’educazione,

- al lavoro,

- alla partecipazione.

Una solidarietà-cooperazione, senza competizione che stimoli, diventa pura assistenza => obiettivi piatti.

E’ giusto stare dalla parte dei deboli, ma la società deve cambiare, unificare, non scartare

Assicurare l’unità della vita spirituale ed evitare le lacerazioni spirituali di un individuo.

Distinguere: fatti portatori di avvenire/eccentricità, rispetto della cultura/perdita di valori, innovazione/deviazione/anomalia.

Scoprire le ricchezze delle singole persone e scoprire le ricchezze delle storie dei popoli.

Delor: bisogna cominciare a comprendere se stessi in un viaggio interiore attraverso la conoscenza, la meditazione e l’autocritica; non lasciarsi sommergere dal flusso di informazioni che più o meno effimere che invadono spazi pubblici e privati. L’educazione deve fornire le carte di un mondo complesso e agitato e la bussola (dovremmo averla già noi) che permette di navigarvi.

La libertà non coniugata con la solidarietà porta alla disuguaglianza; l’eccesso di uguaglianza limita la libertà.

Globalizzazione => Vantaggi: mette in contatto persone e popoli e fa prendere la coscienza che un cittadino deve avere una valenza comunale, nazionale e mondiale. Globalizzatori: posseggono l’insieme dei capitali (risorse, conoscenze, monopolio dell’informazione). Globalizzati: lavoratori, consumatori, scarse e informali conoscenze. Esclusi: non hanno accesso ai saperi, no hanno peso come consumatori, ruolo inesistente nella produzione. Svantaggi: uniforma le diversità, diventano tutti omogenei, si perdono le caratteristiche dei popoli.

Rapporto Delor presenta 4 pilastri:

1-     imparare a conoscere (acquisire gli strumenti della comprensione),

2-     imparare a fare (per trasformare l’ambiente),

3-     imparare a vivere insieme (partecipazione e cooperazione con gli altri),

4-     imparare ad essere (sviluppo completo dell’uomo nelle sue espressioni e impegni personali e sociali).

Il punto 1 è quello privilegiato, i punti 3 e 4 sono quelli fondanti. Dalle diversità costruire l’unità, non esaltare le diversità fino a renderle corporative (si ammazzerebbe l’unità). La globalizzazione è positiva se si dà spazio a tutti i soggetti. L’educazione, secondo il rapporto Delor, deve puntare sull’emancipazione dell’uomo, sull’immaginazione, sulla creatività, sullo spirito d’iniziativa, sulla valorizzazione per la dimensione culturale presenti nelle diverse comunità => saranno attori principali della società.

Globalizzazione nella solidarietà: sintesi fra uomo delle radici (uomo antropologico, vive dimensioni personali e del suo territorio, vive la sua cultura) e uomo delle antenne (h rapporto con gli altri popoli, costruisce con gli altri). Solo radici: uomo tribale (la sua comunità è tutto), solo antenne: contatta tutti, ma non è nessuno. L’uomo deve essere radicato nella sua comunità e aperto agli altri per vivificare la sua identità.

Uno degli aspetti negativi della globalizzazione è dare il primato all’economia che si espande avendo come legge soltanto il profitto. Chi rimane isolato deve essere circondato da assistenza.

La tensione più forte oggi è fra globale e locale; l’uomo se vuole dare il proprio contributo deve essere radicato nel proprio ambiente e avere le antenne per contattare gli altri e confrontarsi con loro. Uomo tribale (solo radici)/uomo gregario (solo antenne). L’identificazione se rimane solo identificazione non esprime l’originalità.

 

Prospettive della globalizzazione:

-         prima prospettiva: la creazione di una società post-industriale il cui fattore determinante sarà l’evoluzione continua della tecnologia;

-         seconda prospettiva: una società centrata sulla persona nella quale, attraverso dei processi di rottura, compariranno dei nuovi valori umanistici e post-economici.

Secondo Rizzi il futuro della società mondiale sarà contrassegnato soprattutto dalla seconda ipotesi. Il problema della globalizzazione deve essere visto in modo totale, studiando anche gli squilibri presenti nel proprio stato.

  

I SETTE SAPERI NECESSARI ALL’EDUCAZIONE DEL FUTURO

 

Testo UNESCO: i sette saperi necessari all’educazione del futuro (sintesi di Morin con contributo di specialisti, di cui l’unico italiano e Cerreti, preside della facoltà di lettere e filosofia a Milano).

L’educazione oggi è la forza del futuro perché è lo strumento più importante per realizzare il cambiamento, ma noi oggi abbiamo la sfida più difficile: modificare le nostre forme di pensiero di fronte alla complessità dei problemi di fronte, di fronte alla rapidità dei problemi e di fronte all’imprevedibile. Cambiare il modo di conoscere: dobbiamo collegare le varie discipline, eliminando le barriere che esistono tra loro; riformulare le nostre politiche e i programmi educativi.

  1. La cecità della conoscenza  (errore ed illusione);

il modo di comunicare delle conoscenze oggi è cieco di fronte ai dispositivi/problemi della conoscenza umana e alle sue propensioni all’errore e alle illusioni; la conoscenza non è solo un mezzo, bisogna anche studiarla nella sua natura, armare ogni spirito per la battaglia vitale per la lucidità.

  1. il principio di una conoscenza pertinente;

ottenere una conoscenza capace di iscrivere le conoscenze parziali e locali nei problemi globali e fondamentali, le conoscenze frammentate rendono l’uomo incapace di operare dei legami fra le parti, è necessario sviluppare attitudini capaci di collocare le informazioni in un contesto e in un insieme.

  1. insegnare la condizione umana;

insegnare l’unità complessa della natura umana che oggi è disintegrata attraverso le discipline, è diventato difficile apprendere cosa significa essere umano (psichico, cultura, fisico, sociale, storico); la sfida è, a partire dalle discipline attuali, riconoscere l’unità e la complessità umane, cercare il legame indissolubile fra l’unità e la diversità di tutto ciò che è umano. Siamo noi che dobbiamo ricercare l’unità.

  1. insegnare l’identità terrestre;

insegnare la storia dell’era planetaria, prendendo in esame il XVI secolo, che è il più importante perché i continenti sono entrati in comunicazione, i popoli si sono organizzati; avrebbero dovuto essere intersolidali, ma ciò non si è verificato (ad es. noi parliamo di “invasioni barbariche”, ma in altri casi ci siamo definiti “civilizzatori”)

  1. affrontare le incertezze;

affrontare l’inatteso, “imparare a navigare in un oceano di incertezze attraverso dei punti chiave di certezze”, abbandono delle concezioni deterministe che pensavano di prevedere il futuro e l’accettazione che nel nostro secolo ci sarà spazio per l’imprevisto.

  1. insegnare la comprensione;

insegnare la comprensione reciproca delle relazioni umane, delle radici altrui che ci permette di conoscere le forme di razzismo e di xenofobia.

  1. comprendere l’etica del genere umano;

la condizione umana dovrà aver presenti:

-         individuo,

-         società,

-         specie;

individuo e società = democrazia;

individuo e specie => dal XXI secolo: cittadinanza terrestre.

 

Due finalità etico-politiche del XXI secolo:

A)    relazioni di controllo specifico società/individuo (democrazia);

B)     realizzare l’umanità come comunità planetaria.

 

1- LA CECITA’ DELLA CONOSCENZA: L’ERRORE E L’ILLUSIONE

Le diverse teorie dell’informazione dimostrano che ci sono dei rischi di errore in tutte le trasmissioni e comunicazioni di messaggi. Tutte le nostre percezioni sono traduzioni e ricostruzioni cerebrali a partire dai diversi stimoli e codici. All’errore della percezione sensibile spesso si aggiunge anche l’errore intellettuale attraverso i mezzi del linguaggio/pensiero; capita anche di avere la proiezione dei nostri desideri e timori che causano delle perturbazioni dovute a flussi emotivi della razionalità. La dimensione affettiva è importante nell’essere umano: l’affettività può sostenere o demotivare gli sforzi della ricerca; la debolezza affettiva può causare comportamenti irrazionali. Affettività e ragione devono camminare insieme.   

Esistono 3 tipi di errore:

-         mentale: nel nostro sistema neurologico => 2%, funzionamento interiore => 98%;

possibilità di menzogna verso se stessi la memoria può anche deformare i ricordi, a volte i ricordi sono fantasie e non fatti,

      - dimensione dell’egocentrismo,

      - tendenza a giustificare,

      - tendenza a spostare sugli altri le nostre tensioni,

      - tendenza a dimenticare gli eventi spiacevoli.

-         intellettuali: dovuti a ideologie, teorie, dottrine, perché appresa una teoria diventa difficile accettarne altre, ci si fissa solo su quelle di origine e le altre vengono considerate “nemiche”

    -         della ragione: permette di capire distinzioni (veglia/sonno, reale/immaginario,     

      oggettivo/soggettivo); razionalità => semaforo contro l’errore e l’illusione, costruttrice

      quando elabora teorie coerenti, verifica compatibilità idee/dati e fatti empirici ai quali le

      teorie si applicano, è aperta a nuovi contributi, se si chiude diventa dottrina e 

      razionalizzazione; razionalizzazione => (negativo) conoscenza che non accetta

      contestualizzazione, verifica empirica, fonte più potente dell’errore e dell’illusione.

Obiettivo: raggiungere la razionalità, cioè operare una navetta incessante tra l’istanza logica e l’istanza empirica ed è il frutto di un dibattito argomentato dalle idee e non è una dottrina chiusa. Il razionalismo che ignora l’affettività e la soggettività è irrazionale. La razionalità deve essere critica e soprattutto autocritica.

 

 

 

 

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