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PASQUA IN IRAQ E IN EUROPA (23/03/2008)

Ascolta l'intervista con mons. Chullikat sulla Pasqua in Iraq 

Ascolta l'intervista con Salvatore Martinez sulla Pasqua in Europa 

Pasqua in Iraq e in Europa: la Risurrezione di Cristo fonte di speranza

La speranza della Santa Pasqua in Iraq è purtroppo segnata dalla violenza: dieci soldati iracheni hanno perso la vita a Mossul in un attentato kamikaze contro una base dell’esercito. Sette le vittime in una sparatoria a Baghdad, bersagliata da numerosi colpi di mortaio. Nel Paese del Golfo, il popolo iracheno vive dunque la Santa Pasqua tra sofferenze ma anche nel segno della speranza. E’ quanto sottolinea, al microfono di Amedeo Lomonaco, il nunzio apostolico nel Paese arabo, mons. Francis Chullikat:

R. - Il popolo iracheno ed i cristiani iracheni, in particolare, vivono questa Pasqua con sentimenti di speranza in un futuro migliore. Le sofferenze e le difficoltà sembrano aver rafforzato ancora di più quello spirito di coraggio per affrontare anche questo periodo di prova che stanno vivendo nella loro storia. I cristiani iracheni non sembrano rassegnarsi alla situazione attuale e alle proprie sofferenze, ma si sentono sorretti dalla loro fede profonda, alla quale non vogliono rinunciare per nessun motivo e per la quale sono disposti a dare perfino la loro vita.
 
D. – Oggi, fissando lo sguardo sull’Iraq, si possono scorgere luci di Risurrezione dopo i tempi del Calvario e della Croce?

R. – Per noi cristiani il Calvario e la Croce non rappresentano una sconfitta, perchè per noi la sofferenza è uno strumento di salvezza. I cristiani iracheni accettano, quindi, l’attuale situazione nello spirito cristiano e, specialmente, nel momento della Settimana Santa. Cercano di testimoniare tale fede, radicata nella speranza di una vita nuova, perchè solo Gesù può rinnovare il mondo e portare la pace nei cuori degli uomini. E questo lo si vede partecipando alle cerimonie qui a Baghdad e in altre zone del Paese.
 
In Europa il tempo di Pasqua è l’occasione per riflettere su come promuovere un’autentica rinascita spirituale. E’ quanto sottolinea, al microfono di Amedeo Lomonaco, il presidente del Rinnovamento nello Spirito, Salvatore Martinez:


R. – E’ necessario che l’Europa torni a pensare “cristiano”, senza permettere che umanesimo e cristianesimo appaiano separati, addirittura contrapposti. Si sta facendo in Europa dell’umanesimo ateo la nuova religione civile, violando la memoria culturale, sociale e spirituale che ha fatto grande l’Europa. La vera crisi europea è spirituale, prima che economica e politica. Per questo, c’è bisogno di una nuova rinascita spirituale, quasi per saldare le tre aree di Europa, che ancora non riescono ad incontrarsi: l’Europa del Nord, sempre più appagata, opulenta, preoccupata del benessere materiale, l’Europa dell’Est post comunista che desidera una vita nuova, e l’Europa del Sud in cui le tre religioni monoteiste, le grandi tradizioni culturali mediterranee fanno fatica a dialogare e a procedere in pace.
 
D. – Alla luce anche degli insegnamenti e delle indicazioni dell’enciclica ‘Spe Salvi’, si possono scorgere segnali di speranza anche in questo tempo, in questa Europa?

 
R. – Si, questi segnali vanno riaffermati, annunciati. C’è speranza perché c’è Cristo e chi ha Cristo non è mai solo. Questa meravigliosa compagnia la testimoniano ogni giorno migliaia di uomini e di donne, che riscoprono la fede come migliore alleata del vivere quotidiano, rendendo questa nostra Europa più solidale. Si schierano dalla parte degli ultimi, di chi soffre, di chi ha smesso di sperare.

 

 

 

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