OSAMA
BIN LADEN: VIVO O MORTO? (24/09/2006) |
Ascolta
l'intervista con Guido Olimpio
MISTERO
SULLA SORTE DI OSAMA BIN LADEN. UN QUOTIDIANO FRANCESE,
CHE CITA FONTI SAUDITE, SOSTIENE CHE E' MORTO MA I SERVIZI
SEGTRETI DELL'ARABIA SAUDITA SMENTISCONO
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Intervista con Guido Olimpio -
Sembra
sempre più avvolta dal mistero la sorte di Osama Bin
Laden: l’ambasciata dell’Arabia Saudita a Washington
ha dichiarato, con un comunicato, che non ci sono prove
sulla morte del leader di Al Qaeda. La precisazione arriva
dopo la notizia della morte di Bin Laden in Pakistan,
riportata ieri da un quotidiano francese che citava fonti
dei Servizi segreti sauditi. Le autorità francesi,
americane e pakistane non hanno confermato la notizia, che
trova sempre più spazio sui mezzi di informazione: il settimanale
americano Time cita fonti anonime saudite secondo cui “è
molto probabile” che il capo di Al Qaeda sia morto. Ma
quali effetti può determinare l’eventuale scomparsa di
Bin Laden nella lotta contro il terrorismo? Amedeo
Lomonaco lo ha chiesto all’esperto del Corriere
della Sera, Guido Olimpio:
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R.
– La conferma sulla morte di Bin Laden potrebbe voler
significare un successo importante nella campagna lanciata
dagli Stati Uniti. E’ anche vero, però, che il
terrorismo non si ferma: anzi, gli ultimi rapporti dicono
che ormai si è trasformato in una sorta di movimento
sparso sulla mappa geografica. Quindi, il fenomeno
continua lo stesso.
D.
– L’incertezza sulla sorte di Bin Laden potrebbe
essere legata, oltre a indubbie difficoltà di indagine,
anche a prudenze strategiche?
R.
– Ritengo che più che altro sia legata a rapporti, non
sempre facili, tra diversi attori: anzitutto il Pakistan,
dove ci sono complicità sia negli apparati statali che
nell’opinione pubblica. Poi ci sono anche ambiguità in
Arabia Saudita e tra gli stessi americani, che sono ormai
assorbiti totalmente da quanto avviene in Iraq. Per
questo, impiegano forze ridotte nella caccia ad Osama.
D.
– Chi sono oggi i principali nemici dell’Occidente e
in particolare degli Stati Uniti?
R.
– Sicuramente il movimento qaedista si è moltiplicato e
quindi noi vediamo una continua alternanza tra i gruppi
che vogliono colpire gli alleati degli Stati Uniti e chi,
invece, vuole colpire gli stessi Stati Uniti. Lo
schieramento, però, è sempre più ampio. Abbiamo ormai
fenomeni in Africa, ma anche in Asia, dove questi
movimenti stanno crescendo e prolificando.
D.
– Come cambia Al Qaeda senza Bin Laden?
R.
– Diventa sempre più un insieme di gruppi che molto
spesso si autogenerano, si autofinanziano e che possono
avere qualche punto di contatto con la vecchia leadership.
Tengo però a sottolineare che si tratta, soprattutto, di
un fenomeno locale che diventa poi un fenomeno globale.
D.
– L’eredità di Bin Laden è soprattutto fatta di odio
e terrore. Da questo inquietante connubio sono scaturiti,
però, anche effetti positivi, quali la compattezza e la
presa di coscienza del mondo occidentale contro il
terrorismo?
R.
– Non necessariamente la compattezza è venuta per gli
attacchi terroristici, che è oggi e scontata, ma ritengo
anche per delle pressioni e dei movimenti di pressione
molto forti che si agitano nel mondo musulmano. Questo ha
portato alla presa di coscienza, anche se ritengo che ci
sia ancora molto da fare, perché molti ancora non si
rendono conto della pericolosità del fenomeno.
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Per la Radio Vaticana, Amedeo
Lomonaco, 24 settembre 2006

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