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Fonte,
Radio Vaticana, 27 aprile 2008
Ascolta il servizio di Amedeo
Lomonaco
La
vostra missione è "recare il Vangelo a
tutti, perchè tutti sperimentino la gioia di
Cristo e ci sia gioia in ogni città": così
il Papa a 29 diaconi che hanno ricevuto stamani
l'ordinazione sacerdotale
Benedetto
XVI ha presieduto stamani la solenne Messa per
l'ordinazione sacerdotale di 29 diaconi della
diocesi di Roma. A loro il Papa ha affidato la
missione di "seminare nel mondo la gioia del
Vangelo": in un mondo "spesso triste e
negativo" - ha affermato il Santo Padre - è
necessario che "il fuoco del Vangelo arda
dentro di voi". Senza l'amore per Gesù - ha
aggiunto - si è esclusi dal "movimento
trinitario" e ci si ripiega su se stessi,
"perdendo la capacità di ricevere e
comunicare Dio. Dopo la Santa Messa, Benedetto XVI
ha lanciato un appello chiedendo di pregare per la
Somalia, il Darfur e il Burundi. Il servizio di Amedeo
Lomonaco:
(canto)
Pochi secondi, "un tempo brevissimo, ma
carico di straordinaria densità spirituale",
hanno accompagnato il momento centrale del rito
dell’ordinazione sacerdotale: l’imposizione
delle mani da parte di Benedetto XVI sulla testa
degli ordinandi, con “l’invocazione a Dio
perché effonda il suo Spirito su di loro e li
trasformi rendendoli partecipi del Sacerdozio di
Cristo”. E’ un gesto – afferma il Papa –
che “non ha nulla di magico” ma è un “segno
inseparabile della preghiera, della quale
costituisce un prolungamento silenzioso”:
“In quella preghiera silenziosa avviene
l’incontro tra due libertà: la libertà di Dio,
operante mediante lo Spirito Santo, e la libertà
dell’uomo”.
L’imposizione delle mani esprime
“plasticamente la specifica modalità” di
questo incontro: “la Chiesa, impersonata dal
vescovo in piedi con le mani protese, prega lo
Spirito Santo di consacrare il candidato; il
diacono, in ginocchio, riceve l’imposizione
delle mani e si affida a tale mediazione”. Di
questo insieme di gesti – osserva il Papa – è
infinitamente più importante “il movimento
spirituale” che conduce lo Spirito Santo e il
Figlio “a dimorare nei discepoli”. Benedetto
XVI esorta poi a tenere sempre vive le parole
pronunciate da Gesù durante l’Ultima Cena,
“Se mi amate”, con cui contestualmente
istituiva l’Eucaristia e il Sacerdozio:
“Accoglietele con fede e con amore!
Lasciate che si imprimano nel vostro cuore,
lasciate che vi accompagnino lungo il cammino
dell’intera vostra esistenza. Non dimenticatele,
non smarritele per la strada! Rimarrete così
fedeli all’amore di Cristo e vi accorgerete con
gioia sempre nuova di come questa sua divina
Parola ‘camminerà’ con voi e ‘crescerà in
voi”.
Per i diaconi che hanno ricevuto
l’ordinazione sacerdotale dopo essere stati
chiamati dal Padre, attirati dal Figlio e formati
dallo Spirito, comincia oggi una nuova missione.
Il programma di questa missione – spiega il
Santo Padre riprendendo le parole dell’apostolo
Paolo, che chiama i ministri del Vangelo
“servitori della gioia” – è quello appunto
di “annunciare e testimoniare la gioia”:
“Che cosa ci può essere di più bello di
questo? Che cosa di più grande, di più
entusiasmante, che cooperare a diffondere nel
mondo la Parola di vita, che comunicare l’acqua
viva dello Spirito Santo”?
I sacerdoti – aggiunge il Santo Padre –
sono chiamati a recare il Vangelo a tutti “perché
tutti sperimentino la gioia di Cristo e ci sia
gioia in ogni città”. Sono chiamati ad essere
“messaggeri di questa gioia”, a moltiplicarla
e a trasmetterla, specialmente, a quanti sono
tristi e sfiduciati:
“Per essere collaboratori della gioia
degli altri, in un mondo spesso triste e negativo,
bisogna che il fuoco del Vangelo arda dentro di
voi, che abiti in voi la gioia del Signore”.
La vostra speranza – spiega il Papa – è
Dio; la speranza è in Gesù e nello Spirito:
“Speranza di vita e di perdono per le
persone che saranno affidate alle vostre cure
pastorali; speranza di santità e di fecondità
apostolica per voi e per tutta la Chiesa; speranza
di apertura alla fede e all’incontro con Dio per
quanti vi accosteranno nella loro ricerca della
verità; speranza di pace e di conforto per i
sofferenti e i feriti dalla vita”.
L’esortazione del Papa è quella di adorare
Cristo coltivando una "relazione personale
d’amore con Lui". Un amore – sottolinea
il Santo Padre - unico e totalizzante, dentro il
quale "vivere, purificare, illuminare e
santificare tutte le altre relazioni". Della
gioia e della speranza che sgorgano dal Vangelo,
Benedetto XVI ha parlato anche al Regina Caeli
ricordando il viaggio apostolico negli Stati
Uniti, che aveva per motto "Cristo nostra
speranza". Il Papa ha poi espresso la propria
"vicinanza spirituale" alle molte Chiese
Orientali che oggi celebrano, secondo il
calendario giuliano, la solennità della Pasqua:
"Invito tutti ad unirvi a me
nell'invocare la Madre di Dio, affinchè la strada
da tempo intrapresa del dialogo e della
collaborazione porti presto ad una più completa
comunione con tutti i discepoli di Cristo, perchè
siano un segno sempre più luminoso di speranza
per tutta l'umanità".
Al Regina Caeli il Papa ha anche lanciato un
appello per alcuni Paesi africani, chiedendo di
non dimenticare tragiche vicende che stanno
sconvolgendo in particolare la Somalia, la regione
del Darfur e il Burundi. L'auspicio - ha concluso
il Santo Padre - è che "le autorità
politiche locali, i responsabili della comunità
internazionale e ogni persona di buona volontà
non tralasceranno sforzi per far cessare la
violenza e onorare gli impegni presi, in modo da
porre solide fondamenta alla pace e allo
sviluppo".
Radio
Vaticana, 27 aprile 2008
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