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GLOBALIZZAZIONE E OPPORTUNITA' IN BRASILE |
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Il
mercato
globale
Il
mercato
globale
è
oggi
diffuso
in
tutto
il
mondo.
Un
grande
numero
di
scambi
culturali,
tecnologici
e
finanziari
avvengono
fra
i
paesi
con
una
velocità
senza
precedenti
nella
storia
umana.
La
globalizzazione
è
il
massimo
grado
dell’internazionalizzazione.
Il
processo
di
scambio
tra
i
paesi
si
espande
con
l’industrializzazione,
guadagna
nuove
basi
con
la
grande
industria
alle
fini
del
secolo
XIX
e,
ora,
acquista
maggiore
intensità,
maggiore
ampiezza.
Il
mondo
intero
è
coinvolto
in
ogni
tipo
di
scambio:
tecnico,
commerciale,
finanziario
e
culturale.
L‘intero
pianeta
è
coperto
praticamente
da
un
unico
sistema
tecnico
che
unifica
abitudini,
lingue
e
valori.
La
produzione
e
l’informazione
globalizzata
permette
un
aumento
di
lucro
su
scala
mondiale.
Tutto
questo
è
mosso
dal
motore
della
concorrenza:
la
competitività.
In
un
mondo
così
trasformato,
tutti
vogliono
inserirsi
nel
mercato
globale
e
quello
che
accade
in
qualsiasi
punto
abitato
della
terra
ha
relazione
con
quello
che
accade
negli
altri
paesi.
Abbiamo,
così,
la
sensazione
che
cominciano
a
scomparire
i
confini
nazionali.
Se
un
paese
è
isolato,
ha
poco
accesso
ai
capitali,
alle
informazioni
e
alle
nuove
tecnologie
degli
altri
paesi.
Pertanto,
esiste
un
nuovo
ordine
mondiale.
Si
afferma
la
globalizzazione
dell'economia.
La
globalizzazione
sta
distruggendo
confini,
bruciando
bandiere,
superando
lingue
diverse,
abitudini
e
culture;
e
creando
un
mondo
completamente
nuovo
e
diverso
da
quello
al
quale
noi
eravamo
abituati.
Questo
mondo
globalizzato
offre,
da
un
lato
opportunità
inedite
di
prosperità
economica
ma,
da
un
altro
lato,
è
estremamente
esigente
in
ciò
che
riguarda
l'accesso
alle
nuove
opportunità.
Il
fenomeno
della
formazione
di
blocchi
economici,
come
la
Comunità
Europea,
la
Nafta,
il
Mercosur
sono
esempi
di
come
i
paesi
affrontino
la
competitività
su
scala
globale.
Guardando
una
mappa
politica,
i
confini
fra
i
paesi
sono
chiari,
ma
in
un
mappa
competitiva
dove
si
succedono
flussi
di
attività
industriale,
scientifica,
tecnologica,
culturale
e
finanziaria
queste
frontiere
scompaiono
letteralmente.
Noi
possiamo
citare
un
esempio
di
come
il
mercato
globale
si
può
manifestare
nella
vita
delle
persone,
dentro
una
prospettiva
di
modernità:
Pietro
Mantovani,
brasiliano,
discendente
di
immigranti
italiani,
mentre
guida,
è
abituato
a
guardare
sempre
davanti.
Ogni
tanto,
guarda
dietro,
ma
con
una
certa
rapidità.
Tiene
i
fari
alti
e
gli
occhi
fissi
nelle
tortuosità
della
strada
per
prevenire
le
curve,
le
macchine
e
i
camion
che
appaiono
improvvisamente
durante
i
suoi
viaggi.
Pietro
è
proprietario
della
ditta
"Scarpatelo",
una
piccola
fabbrica
di
scarpe
da
uomo
e
da
donna
che
è
situata
all’interno
dello
Stato
del
Rio
Grande
del
Sud.
La
produzione
è
semi-artigianale,
nonostante
possiede
macchine
tecnologicamente
avanzate.
Esistono
però
dei
problemi
interni
di
produttività:
i
costi
devono
essere
ridotti,
la
qualità
deve
essere
migliorata,
ecc.
Però,
l’orizzonte
di
Pietro
è
molto
più
ampio:
lui
desidera
migliorare
aprendo
la
ditta
"Scarpatelo"
a
nuovi
mercati.
Il
Mercosur
sarà
il
passo
iniziale.
Se
tutto
andrà
bene,
il
prossimo
passo
sarà
il
mercato
americano
e,
poi,
il
mercato
europeo.
Il
problema
di
Pietro
è
cominciare,
fare
passi
necessari
per
adattare
la
sua
azienda
alla
competizione
negli
altri
paesi.
La
ditta
"Scarpatelo"
non
è
abituata
al
contesto
internazionale,
a
lavorare
con
persone
di
lingue
e
culture
diverse,
nè
ad
agire
in
blocchi
economici,
come
il
Mercosur,
il
Nafta
o
la
Comunità
Europea.
Per
Pietro,
tutto
questo
è
una
questione
di
apprendimento,
tanto
per
lui
come
per
tutti
quelli
che
sono
impegnati
nei
suoi
negozi.
Lavorare
con
le
scarpe
vuol
dire
essere
aggiornato
alla
moda
in
ogni
paese.
Questo
significa
conoscere
profondamente
i
mercati,
le
tendenze,
gli
abitudini,
culture
ecc.
Intanto,
da
dove
cominciare
?
Con
questo
esempio
dobbiamo
riconoscere
che
viviamo
in
un
mondo
mutevole
e
turbolento,
dove
quello
che
è
permanente
è
il
cambiamento.
Inoltre
la
grande
velocità
con
cui
questi
cambiamenti
avvengono,
denota
che
queste
innovazioni
accadano
in
una
maniera
improvvisa
ed
irrazionale,
per
cui
è
difficile
qualsiasi
previsione
rispetto
al
futuro.
Il
successo
della
ditta
"Scarpatelo",
come
quello
di
ognuno
di
noi,
dipenderà
dalla
capacità
di
leggere
e
interpretare
la
realtà
esterna,
seguire
i
mutamenti
e
le
trasformazioni,
identificare
le
opportunità
per
poter
rispondere
subito
e
adeguatamente
a
queste.
Ed
identificare
le
minacce
e
le
difficoltà
per
neutralizzarle.
Sicuramente
appariranno,
ogni
volta
diversi
problemi
ma
il
cambiamento
sarà
sempre
costante.
Naisbitt(2),
ci
presenta
le
grande
tendenze
del
mondo
moderno,
che
ci
aiutano
a
capire
meglio
gli
scenari
globalizzati:
|
DI
|
PER
|
MODIFICA
|
|
Società
Industriale
®
|
Società
dell’Informazione
®
|
Inovazzione
e
Cambiamento
|
|
Tecnologia
Semplice
®
|
Tecnologia
Sofisticata
®
|
Maggiore
Efficienza
|
|
Economia
Nazionale
®
|
Economia
Mondiale
®
|
Globalizzazione
e
Competitività
|
|
Corto
Termine
®
|
Lungo
termine
®
|
Visione
degli
Affari
e
del
Futuro
|
|
Democrazia
Rappresentativa
®
|
Democrazia
Partecipativa
®
|
Pluralismo
e
Partecipazione
|
|
Gerarchie
®
|
Comunicazione
Laterale
®
|
Democratizzazione
e
Visibilità
|
|
Opzione
Duplice
®
|
Opzione
Multipla
®
|
Visione
Sistemica
|
|
Centralizzazione
®
|
Decentramento
®
|
Incertezza
|
|
Aiuto
Istituzionale
®
|
Auto-Aiuto
®
|
Servizi
Differenziati
e
Autonomi
|
Nel
quadro
presentato
da
Naisbitt,
appare
chiaro
che
sia
le
organizzazioni
sia
le
persone,
oltre
la
necessità
di
"fare
benissimo
le
cose",
hanno
la
necessità
di
"sapere
che
cosa
fare".
In
altre
parole:
hanno
la
necessità
di
saper
vedere
ogni
compito,
ogni
attività
all'interno
di
un
contesto
ambientale
globalizzato
che
si
modifica
in
ogni
momento.
Quello
che
sembra
veramente
importante
è
che
oggi,
tanto
le
organizzazione
come
gli
individui
devono
essere
informati
e
formati
adeguatamente
rispetto
alla
globalizzazione,
alla
competitività,
allo
sviluppo
tecnologico
e
all’occupazione
in
genere.
Per
tutta
la
vita
siamo
stati
preparati,
sia
dalla
famiglia
che
delle
scuole
o
organizzazioni,
per
riuscire
a
mantenere
un
impiego
per
un
tempo
prolungato
come
un
bene
sociale.
Era
motivo
di
orgoglio
e
riconoscimento
riuscire
a
lavorare
per
tutta
la
vita
in
un'unica
organizzazione.
Il
cambiare
spesso
impiego,
era
visto
invece
come
segno
di
instabilità.
A
partire
degli
anni
80,
l'economia
globale
ha
cambiato
le
aziende
ma
anche
l'approccio
al
lavoro.
La
forme
di
lavoro
passano
oggi
attraverso
cambiamenti
profondi.
È
evidente
che
il
lavoro
non
è
finito,
ma
può
finire
di
esistere
come
lo
conosciamo.
Non
è
più
sinonimo
di
sicurezza,
sebbene
questa
idea,
sia
stata
trasmessa
per
molto
tempo
agli
impiegati
per
garantire
la
loro
lealtà
ai
datori
di
lavoro.
Il
lavoro
per
tutta
la
vita
non
esiste
più.
Per
lo
meno
per
la
maggior
parte
degli
uomini.
Il
tempo
di
permanenza
nelle
imprese
rimane
ogni
volta
più
breve,
in
quanto
aumentano
le
esigenze
in
di
professionalità
e
qualificazione.
L’impresa
non
è
più
la
grande
famiglia
ma
il
luogo
dove
i
professionisti
agiscono
nella
produzione
di
beni
e
nella
prestazione
di
servizi.
Scenario
della
disoccupazione
in
Brasile
Dati
di
Febbraio
1999
indicano
che
in
una
classifica
di
disoccupazione
il
Brasile
è
il
4°
Paese
nel
mondo
(3).
Solo
per
la
Russia,
l'India
e
l'Indonesia,
hanno
una
situazione
peggiore
(IBGE).
Solamente
a
São
Paulo
la
disoccupazione
arriva
al
9,18%
con
più
di
1.500.000
disoccupati.
Per
Shyrlene
Ramos
de
Souza
dell’IBGE
in
un'intervista
al
giornale
"Folha
de
São
Paulo"
del
3/03/99,
diceva
che
la
percentuale
della
disoccupazione
sarebbe
cresciuta.
Le
previsioni
sono
state
conferamate.
L’aumento
della
disoccupazione
sarebbe
dovuto
in
parte
alla
riduzione
dell’attività
economica
è
dovuta
soprattutto
alla
crisi
che
ha
recentemente
interessato
il
Brasile.
L'occupazione
nell’industria
brasiliana
ha
presentato
nel
1998
un
calo
del
9,1%
rispetto
al
1997.
È
stato
il
nono
anno
consecutivo
di
blocco
delle
assunzioni
nell'industria.
L’ultimo
risultato
positivo
riscontrato
dall’IBGE
è
stato
registrato
nel
1989,
quando
il
lavoro
industriale
è
cresciuto
2,1%.
Questo
risultato
è
dovuto
alla
ristrutturazione
del
settore
industriale
brasiliano.
La
continua
perdita
di
posti
di
lavoro
iniziata
nel
1990
si
spiega
con
il
processo
di
ristrutturazione
delle
industrie.
Questo
processo
è
stato
provocato
dalla
maggiore
competizione
internazionale
dopo
che
il
Brasile
ha
avviato
politiche
di
apertura
economica.
Le
più
grandi
perdite
di
posti
di
lavoro
sono
avvenute
a
São
Paulo
e
a
Minas
Gerais,
entrambi
con
un
tasso
di
9,8%.
A
di
Rio
de
Janeiro
e
Regione
del
Sud
la
percentuale
di
disoccupazione
è
stata
del
8,8%.
Nel
Nordest,
di
6,6%.
Fattori
che
generano
lavoro
La
disoccupazione
può
essere
spiegata
attraverso
tre
fattori
(3):
istruzione,
legislazione
sociale
e
crescita
economica.
È
giusto
dire
che
l’istruzione
è
uno
dei
migliori
investimenti
che
sia
una
nazione
o
un
individuo
in
particolare,
possono
realizzare
per
avanzare
nel
mercato
di
lavoro.
Istruzione
come
sforzo
di
addattamento,
insegnamento,
e
attualizzazione
di
quello
che
sta
succedendo.
Imparare
ad
imparare.
Alcuni
specialisti
sostengono
che
la
tecnologia
è
nemica
dell’impiego,
mentre
altri
garantiscono
che
la
tecnologia
e
l’impiego
sono
in
un
rapporto
simbiotico.
In
Brasile
questa
controversia
ha
meno
di
50
anni.
Il
Prof.
José
Pastore(4),
uno
specialista
delle
questione
relative
al
lavoro
e
all'impiego
,
sottolinea
che,
storicamente
l’innovazione
tecnologica
e
la
migliore
produttività
sono
sempre
state
associate
ad
una
espansione
dell’impiego
e
non
alla
sua
riduzione
come
generalmente
si
pensa.
Questo
perchè
la
modernizzazione
nobilita
il
lavoro
umano,
migliora
la
qualità
di
prodotti
e
servizi,
riduce
il
costo
relativo
della
produzione
e
aumenta
il
mercato,
la
produzione
e
l’impiego.
È
il
famoso
processo
di
distruzione
creativa
teorizzato
da
Shumpeter
negli
anni
'30.
Tutti
i
paesi
sviluppati
si
sono
profondamente
impegnati
nella
rivoluzione
tecnologica.
Le
nuove
tecnologie
non
sono
responsabili
della
disoccupazione.
La
legislazione
sul
lavoro
costituisce
l’elemento
rigido
che
impedisce
la
flessibilità
nell'
impiego.
Nel
caso
brasiliano,
l’ideale
sarebbe
che
il
ministero
della
Giustizia
del
lavoro
si
interessasi
esclusivamente
degli
aspetti
giuridici,
permettendo
che
le
questioni
di
ordine
economico
siano
risolte
di
comune
accordo
tra
le
due
parti:
impiegati
e
datori
di
lavoro.
Le
nuove
tecnologie
non
mutano
il
profilo
di
tutte
le
professioni
perchè
non
esiste
una
direzione
unica
per
un
migliore
livello
di
qualificazione.
La
richiesta
di
lavoratori
non
specializzati
continuerà
nella
crescente
economia
di
servizi.
Per
quanto
riguarda
i
giovani,
questi
devono
cercare
il
futuro
nell’istruzione.
Il
nuovo
lavoratore
deve
essere
polivalente.
Quello
che
sarà
capace
di
risolvere
problemi
avrà
un
impiego
garantito.
Non
basterà
essere
istruiti.
È
necessario
essere
bene-istruiti.
È
finita
la
professione
per
specialisti.
La
disoccupazione
in
Brasile
è
provocata
meno
dal
il
progresso
tecnologico
e
più
dal
ritardo
nell'istruzione.
Quando
si
parla
di
competizione
globale,
la
responsabilità
è
anche
della
scuola
e
non
solo
dell'impresa
e
del
governo.
Il
futuro
del
lavoro
e
dell’occupazione
in
Brasile
deve
passare:
a)
per
il
miglioramento
generale
dell’istruzione
e
della
formazione
professionale
di
base;
b)
per
la
crescita
del
PIN;
c)
per
il
controllo
dell’inflazione
d)
per
il
ritorno
di
un
flusso
permanente
di
capitali
produttivi;
e)
per
la
flessibilità
della
legge
sul
lavoro.
Secondo
Gary
Becker,
premio
nobel
in
economia,
il
maggiore
responsabile
della
disoccupazione
di
lavoro
specializzato
in
Europa
non
è
dovuta
alla
modernizzazione
tecnologica,
ma
alle
leggi
sul
lavoro
non
sono
adatte.
Possibili
scenari
dell’occupazione
Il
mondo
è
cambiato.
Uno
secolo
dopo
la
vecchia
linea
di
montaggio
della
Ford
è
stata
totalmente
robotizzata
e
trasformata
in
varie
cellule
di
produzione
che
lavorano
secondo
la
logica
del
just-in-time.
Warren
Bennis
prevede
che
la
fabbrica
del
futuro
avrà
appena
due
impiegati:
un
uomo
e
un
cane.
La
funzione
dell’uomo:
alimentare
il
cane.
Funzione
del
cane:
non
lasciare
che
gli
uomini
si
avvicinino
alle
macchine.
Pertanto
il
lavoro
umano
nella
fabbrica
del
futuro
sarà
soltanto
di
supervisione.
Joelmir
Beting
(5)
afferma
che
con
la
diffusione
dei
computer
delle
reti,
nasce
il
telelavoro:
il
lavoro
realizzato
in
casa,
su
ordinazione
con
o
senza
vincolo
di
impiego,
innestato
dalla
tecnologia
dall'informazione.
Il
telelavoro,
eseguito
dal
computer
sostituirà
il
traffico,
l’inquinamento
e
lo
stress
della
grandi
città.
Questo
deve
migliorare
la
qualità
della
vita
del
professionista
e
la
produttività
dell’impresa.
Invece
dell’impiegato
che
va
al
posto
di
lavoro,
questo
andrà
a
casa
del
lavoratore
anche
se
si
trova
a
centinaia
di
chilometri
dall’impresa.
Un
professionista
residente
in
Maringà,
nel
Paranà
(in
Brasile),
potrà
lavorare
per
una
impresa
di
Feltre
(Italia),
o
per
una
impresa
di
Dourados,
nel
Mato
Grosso
del
Sud.
Ricerche
indicano
che
la
produttività
del
telelavoro
in
casa
è
di
40%
maggiore
che
della
stessa
quantità
di
lavoro
realizzato
nell’impresa.
Il
lato
negativo
del
telelavoro
è
legato
alla
supervisione:
concerne
il
segreto
degli
affari,
interrompe
il
concetto
di
carriera
e
promozione
e
pone
fine
lavoro
in
gruppo.
Ma
questo
è
un
altro
problema.
Già
si
parla
di
fabbriche
comunitarie
di
telelavoro
e
in
ville
suburbane
e
paesi
così
come
piattaforme
mondiali
di
telelavoro.
L’unione
del
computer,
del
telefono
e
della
televisione
offre
una
nuova
possibilità.
Negli
Stati
Uniti,
aumentano
gli
worknets:
i
telelavoratori
sono
interconnessi
per
la
soluzione
dei
problemi
e
per
prendere
decisioni.
La
globalizzazione
merita
l’attenzione
della
società
e
dei
governanti.
Nel
Brasile
si
stanno
realizzando
conferenze
e
simposi
su
questo
tema
che
è
approfondito
sempre
di
più.
Bisogna
costruire
strade
che
portino
a
una
soluzione
positiva.
Speriamo
che
i
governi
e
le
società
costruiscano
insieme
alternative
che
garantiscano
il
lavoro
all’umanità.
di
Luiz
Tatto

(1)
Professore
e
Capo
del
dipartimento
di
Economia
aziendale
della
Università
statale
di
Maringà
(Paraná)
Conferenza
presentata:
a)
IBRIT
–
Istituto
Brasile-Italia
il
25
maggio
1999;
b)
Università
degli
Studi
di
Padova
–
Centro
Studi
di
Feltre
(2)
Naisbitt,
J.
-
Megatrends,
New
York,
Warner
Books,
in
Chiavenato,
I.
-
Amministrazione
nei
Nuovi
Tempi,
Makron
Books,
1999,
p.
101.
(3)
Metodologie
che
spiegano
le
differenze
di
percentuale.
Gli
organi
principali
che
misurano
la
disoccupazione
nel
Brasile
e
registrano
percentuali
di
disimpiego
elevato.
Il
9%
(IBGE)
contro
il
18%
(SEADE-DIEESE).
Questo
significa
comunque,
che
una
o
l’altra
ricerca
può
essere
errata
o
manipolata.
Ci
sono
differenze
di
estensione
geografica
e
di
metodologia.
L’IBGE
include
una
popolazione
economicamente
attiva,
persone
con
15
anni
o
di
più.
L’IBGE
utilizza
solamente
il
concetto
di
disoccupazione
aperta
(persona
che
lavorava,
fu
licenziata,
cerca
lavoro
e
non
lo
trova).
Chi
vive
di
lavori
saltuari,
per
esempio,
é
disoccupato
per
SEADE-DIEESE
e
non
lo
è
per
l’IBGE.
(4)
Chiavenato,
I.
–
Amministrazione
nei
Nuovi
Tempi,
Makron
Books,
199,
p.
118-119.
(5)
Beting,
J.
–
Lo
Stato
di
São
Paulo,
Quaderno
di
Economia,
3
di
agosto
de
1997,
p.B-2.
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