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Fonte,
Radio Vaticana, 13 agosto 2008
Ascolta l'intervista con il
nunzio in Russia, mons. Antonio Mennini
Mons.
Mennini: il piano di pace, passo in avanti
Ma
quali sono gli aspetti da sottolineare del piano
di pace proposto dall’Unione Europea? Risponde
da Mosca, al microfono di Amedeo Lomonaco,
il rappresentante della Santa Sede nella
Federazione Russa, l’arcivescovo Antonio
Mennini:
R. – Il piano di pace è un passo in avanti
molto significativo, perché le due parti hanno
trovato questo consenso sul documento redatto
congiuntamente dal presidente Sarkozy e dal capo
di Stato Medvedev. Tra i sei punti, soprattutto
quello che riguarda il non ricorso alla forza
permetterà l’accesso anche agli aiuti umanitari
per il soccorso, in modo stabile e duraturo. La
parte georgiana ha voluto che non si metta in
discussione, per il futuro, lo statuto giuridico
delle due regioni separatiste; comunque, questo è
un aspetto al momento secondario. L’importante
è che le armi tacciano e che le parti abbiano
deciso di sedersi attorno ad un tavolo.
D. – Un conflitto vinto dunque sul fronte
militare dalla Russia e su quello diplomatico
dall’Unione Europea, che ha proposto il piano di
pace accettato da Mosca e in parte anche da
Tbilisi; in questo caso la voce di Bruxelles si è
fatta sentire…
R. – Si, la situazione ha dimostrato che di
fronte magari un po’ al silenzio di altre
potenze – senza volerle nominare - l’Unione
Europea può svolgere un gioco importante. Un
ruolo bene accetto, oserei dire, anche dalla
Russia.
D. – Eccellenza, secondo lei il conflitto
scoppiato in Ossezia si può anche considerare
come una conseguenza diretta dell’indipendenza
unilaterale del Kosovo?
R. – Ne ha fatto cenno ieri il presidente
Medvedev. Ma non ritengo, come si dice, che la
Russia voglia giocare la carta dell’indipendenza
delle due repubbliche, perché questa forse
provocherebbe anche problemi non solo in altre
parti del mondo, ma forse anche all’interno
della Federazione Russa.
D. - E quali equilibri adesso si devono
salvaguardare per tutelare il futuro della regione
caucasica?
R. – Vorrei prendere a prestito alcune parole
scritte ieri sul Washington Post dall’ex
presidente dell’Unione Sovietica, Michail
Gorbaciov. L’ex capo di Stato afferma che,
certamente, quando gli Stati Uniti sostengono che
il Caucaso è una sfera di influenza vitale per
l’interesse nazionale per loro, in parte è
vero. E’ in parte vero in quanto la pace nel
Caucaso non può non essere interesse di tutti;
però - aggiunge Gorbaciov - bisogna considerare
che, a maggior ragione, la Russia ha interessi
legittimi nella zona, interessi che le derivano da
una lunga storia condivisa con quei popoli, e poi
anche dalla collocazione geografica.
D. – Quale contributo può dare la Chiesa,
per il mantenimento della pace?
R. – Io penso che appunto, come ha detto
anche il Santo Padre che ha lanciato un appello
richiamando alle comuni radici cristiane dei
popoli, prima di tutto sia necessaria un’azione
educativa: si deve cercare di far cadere questo
senso di sospetto verso tutto ciò che è diverso
e strano, dal punto di vista etico e nazionale.
Poi, insieme anche con i cattolici, si deve
promuovere un’azione umanitaria. So che i nostri
responsabili della Caritas russa si sono recati già
sul posto e stanno verificando insieme anche con i
responsabili della Chiesa ortodossa, come attivare
gli aiuti anche da parte cattolica.
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