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Fonte,
Radio Vaticana, 9 agosto 2008
Ascolta l'intervista con il
nunzio in Russia, mons. Antonio Mennini
Sul
conflitto tra Russia e Georgia, il nunzio in
Russia: "Una inutile strage!"
Migliaia
di vittime e profughi in seguito ad azioni
militari in Ossezia e in Georgia. Sulla guerra tra
Russia e Georgia interviene anche il nunzio
apostolico Antonio Mennini, rappresentante
della Santa Sede nella Federazione Russa. Il
presule definisce il conflitto "una inutile
strage" e invoca il ritorno al dialogo.
L'intervista è di Amedeo Lomonaco:
R. – Facendomi interprete dei sentimenti di
tutti i fedeli cristiani russi e, in particolare,
dei cattolici, rivolgo il mio pensiero a queste
regioni del Caucaso, dove da qualche giorno è
scoppiato un conflitto che potrebbe assumere
veramente delle dimensioni tragiche. Un conflitto,
questo, che come sappiamo ha già provocato tante
vittime e non solo fra i soldati, fra i militari,
ma soprattutto fra la popolazione civile,
costringendo tanti profughi di varie etnie e
nazionalità a lasciare le proprie case, i propri
villaggi, tutto ciò che avevano di più caro.
Riflettendo anche sull’appello già rivolto alle
parti in causa dal Patriarca Alessio II, mi viene
di rivolgere un’intensa preghiera al Signore
affinché liberi tutti i coinvolti, tanto più i
cristiani, dalla cecità dell’inimicizia.
Inimicizia che è tanto più grave e tanto più
inammissibile se alimentata da cuori di persone
unite dalla stessa fede: siamo, infatti, di fronte
a popolazioni nella quasi totalità unite dalla
stessa fede cristiana. Sono convinto che esistono
ancora delle manovre, dei larghi margini per una
trattativa giusta ed onorevole tra le parti,
affinché possano sedere ad un tavolo di
negoziato, tanto più che questa è l’unica
strada allo stato attuale delle cose per
raggiungere una soluzione non solo durevole, ma
anche soddisfacente per tutti.
D. – Eccellenza, secondo lei, qual è la
soluzione possibile e cosa può fare la Chiesa?
R. – La Chiesa ha certamente la grande arma
della preghiera, ma anche la Chiesa può insistere
presso le organizzazioni internazionali affinché
coadiuvino le parti – che già in parte hanno
detto di essere pronte ad un negoziato – ad
aprire finalmente la strada ad una trattativa che
porti a soluzioni durevoli, nel rispetto e nella
soddisfazione delle aspirazioni legittime di tutti
i popoli coinvolti.
D. – Che tipo di atmosfera si respira adesso
in Russia?
R. – Certamente i russi sono molto
preoccupati, perché il 90 per cento della
popolazione osseta – come hanno già detto gli
organi di stampa – è in possesso di un
passaporto russo. C’è già un movimento di
volontari pronti per andare a combattere. Questo
sarebbe veramente un disastro, perché porterebbe
certamente ad un allargamento del conflitto. Si
possono capire i sentimenti, le emozioni, ma dico
ancor di più che dobbiamo pregare affinché la
ragione prevalga, il buonsenso prevalga e
soprattutto prevalga la memoria delle comuni
radici cristiane.
D. – Per quanto riguarda invece
l’accoglienza dei profughi? Si parla già di 30
mila profughi dall’Ossezia verso la Russia…
R. – Sì, molti sarebbero stati trasferiti
nell’Ossezia del Nord che è parte integrante
della Federazione Russa e certamente credo che le
autorità competenti stiano facendo del loro
meglio per accoglierli. Questo però lenisce
soltanto parte delle sofferenze. Immaginiamo se
dalla sera alla mattina dovessimo lasciare le
nostre case, i nostri cari, i nostri beni, senza
sapere più nulla di alcuni parenti dispersi. C’è
un dolore – potrei dire – inutile, senza voler
citare grandi espressioni… ma sembra veramente
una inutile strage!
D. – Sappiamo che la posizione della Georgia
è appoggiata dagli Stati Uniti, mentre la Russia
è sull’altro versante…
R. – Io penso che Stati Uniti e Federazione
Russa abbiano molti interessi comuni e sono quindi
chiamati a collaborare. Non possono abdicare al
loro ruolo di grandi potenze e quindi di garanti
della pace in molte parti del mondo.
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