Le
cifre della globalizzazione
Neologismo
di origine inglese che indica la globalizzazione
finanziaria, ossia l'esistenza di un mercato mondiale dei
capitali. In senso lato indica che le decisioni
strategiche delle imprese multinazionali mirano talvolta a
realizzare un'integrazione produttiva su scala mondiale:
produzione di un determinato componente qui, di un altro là,
assemblaggio in un altro paese ancora e così via.
In un certo senso la globalizzazione si contrappone alla
multinazionalizzazione. Quest'ultimo termine sottintende
che un'impresa, nonostante sia presente in più paesi,
rimane legata principalmente a uno stato, in genere il
paese d'origine.
Il
termine «globalizzazione», invece, sottintende che
l'impresa è svincolata da una base territoriale, che il
suo territorio è il mondo, che decide la propria
strategia produttiva in funzione dei costi di produzione
relativi nei diversi paesi e in vista di un prodotto da
vendere nel maggior numero possibile di paesi.
Benvenuti
in un mondo dove il 20% più ricco si spartisce l'80% del
reddito mondiale e dove il pianeta diviene
progressivamente irrespirabile.
Da
quando l'uomo ha iniziato a voler soddisfare i suoi
bisogni "non naturali e non necessari" è
divenuto gradualmente la forza distruttrice
dell'ecosistema, la maledizione del pianeta Terra.
Il pianeta Terra nel XXI secolo dovrà fronteggiare
stravolgimenti repentini e brutali del proprio ecosistema.
L'11% delle specie di uccelli, il 25% dei mammiferi
e il 34% dei pesci sono in via di estinzione.
L'erosione ha costretto il Kazakhistan ad
abbandonare metà della propria superficie coltivabile,
negli Usa la Baia di Chesapeake garantiva un secolo fa più
di 70 milioni di ostriche l'anno, nel 1998 appena due
milioni.
La
temperatura in Antartide è salita di due gradi e mezzo
Celsius dal 1940.
L'Aids ha abbassato l'aspettativa di vita nello
Zimbabwe da 65 a 44 anni, ed entro il 2010 la proiezione
si abbassa a 39 anni.
L'urgenza
delle sfide che ci aspettano in questo secolo è inaudita.
La
potenza distruttiva dei cataclismi naturali verrà
amplificata dai cambiamenti climatici e dalla
sovrappopolazione.
Il terribile uragano Mitch ha ucciso 10mila persone
in America Centrale nell'ottobre '98 e ha distrutto il 95%
della superficie coltivabile dell'Honduras. Il
riscaldamento generale del globo può spiegare la ferocia
di Mitch, la cui violenza è stata esaltata dalla
deforestazione della zona.
In Amazzonia i tagli indiscriminati degli alberi
stanno assottigliando le foreste con la conseguenza che la
foresta rimanente diventa più arida e vulnerabile agli
incendi.
Presi e coinvolti totalmente dalla travolgente
crescita di Internet sembriamo aver perso di vista il
peggioramento della salute della Terra.
Le
emergenze più urgenti da affrontare nel XXI secolo sono
l'aumento della popolazione e i cambiamenti climatici, se
non riusciremo a stabilizzare entrambi i problemi, non ci
sarà alcun ecosistema sulla Terra che riusciremo a
salvare.
Il
debito ha una robusta radice politica ed è
l’espressione di un rapporto di potere profondamente
squilibrato. Il tasso di interesse viene fissato da chi
sta in posizione di forza. È inverosimile che chi decise
di fare degli anni ottanta il decennio degli alti tassi
nel tentativo (riuscito) di far tornare gli USA al centro
dell’economia mondiale non sapesse che stava per gettare
sul lastrico larga parte del pianeta. La scelta di alzare
i tassi ha riconsegnato alla dipendenza dal Nord tutta una
serie di paesi di recente emancipazione, fissando
chiaramente chi è padrone e chi è schiavo, chi riceve e
chi dà, chi può far pagare cari i propri manufatti e chi
deve svendere le sue materie prime (last
but not least, chi può avere una politica estera
propria e chi no).
La forma giuridica del debito ha semplicemente rivestito
di legittimità un rapporto di rapina che ha una storia
molto più antica. Insomma, l’economia come prosecuzione
della guerra con altri mezzi, per creare un pianeta in cui
pochi decidono,
un po’ di più consumano
e la maggior parte servono,
in perfetta continuità con l’epoca coloniale, che si
dimostra così tutt’altro che conclusa.
Ma si può ancora chiamare economia (dal greco: «governo
della casa») la corsa del profitto a breve termine,
effettuata con mezzi telematici sempre più veloci, in cui
talvolta vincono
i singoli e sempre perde
la collettività? Non potremmo chiamarla «lotteria
globale»?
Foreste distrutte, erosione del suolo, specie animali
scomparse: migliorano gli indici economici ma peggiorano
quelli ambientali.
Gli
indicatori economici salgono, quelli ambientali scendono,
ma nessun governo al mondo sembra seriamente
preoccuparsene. Fattori come la crescita demografica
(entro il 2050 dovremmo essere quasi nove miliardi),
innalzamento della temperatura causato dall'aumento del
Co2, il deterioramento dei sistemi e delle risorse
ambientali finiranno però per mettere in crisi anche
l'economia.
Distruzione
delle foreste, erosione del suolo (che ad esempio ha
obbligato la popolazione del Kazakhistan ad abbandonare
metà delle terre coltivate), abbassamento generale delle
falde idriche, il collasso delle risorse ittiche,
l'aumento della temperatura atmosferica, la morte della
barriera corallina, lo scioglimento dei ghiacciai e la
progressiva scomparsa di specie animali e vegetali.
"Circa il 10% delle specie di uccelli, il 25% dei
mammiferi e il 34% delle specie dei pesci è minacciato
d'estinzione, e queste estinzioni non hanno nulla a che
vedere con le grandi estinzioni del passato che
conseguivano da cause naturali. Queste sono una nostra
responsabilità".
Fra i tanti numeri del Rapporto, ce n'è uno che
colpisce per il paradosso che crea. Nel mondo ci sono 1,2
miliardi di persone che soffrono la fame, e 1,2 miliardi
di obesi. Come dire, che la somma algebrica fa 0.
Vostro
nonno era diverso da voi. Non tanto perché magari era più
alto o più basso, più magro o più grasso, la verità è
che noi abbiamo in corpo circa 500 nuove sostanze,
composti chimici che non esistevano prima del 1920.
Non c'è da esserne contenti: in larga parte sono
potenziali veleni, i cui effetti non sono del tutto noti.
Una delle più grandi promesse non mantenute degli
ultimi anni è quello "dell'ufficio senza carta"
con conseguente salvaguardia delle foreste: nel 1997 (si
tratta dei dati più recenti a disposizione) sono stati
prodotti nel mondo 299 milioni di tonnellate di carta, 6
volte il quantitativo prodotto nel 1950. E entro il 2010
il fabbisogno crescerà di un altro 31%. Anche se un po'
tutti i settori di utilizzo (imballaggi, usi domestici,
giornali) sono in crescita, l'ascesa più forte è stata
propria della carta da stampa e da scrittura: 110% dal
1980: come dire che l'ufficio senza carta è davvero
un'utopia.
L’ambiente naturale svolge per noi,
gratuitamente, alcuni servizi fondamentali senza i quali
la nostra specie non potrebbe sopravvivere.
L’ozonosfera, ad esempio, impedisce che i raggi
ultravioletti emessi dal sole causino dei danni alle
persone, agli animali e alle piante. Gli ecosistemi
contribuiscono a purificare l’aria che respiriamo e
l’acqua che beviamo. Essi trasformano scarti e scorie in
risorse e riducono il livello dell’ossido di carbonio
nell’atmosfera che altrimenti contribuirebbe al
riscaldamento globale del pianeta. La biodiversità ci
fornisce un negozio ben fornito di medicinali e prodotti
alimentari, e preserva quella varietà genetica che riduce
la vulnerabilità nei confronti di pestilenze e malattie.
Ma il nostro comportamento sta degradando, e in alcuni
casi distruggendo, la capacità dell’ambiente di
continuare ad offrirci questi servizi da cui dipende
l’esistenza della vita sulla Terra.
Nel
corso dei cento anni passati, l’ambiente naturale ha
sopportato le tensioni causate da un incremento nel numero
della popolazione umana pari a quattro volte e di una
crescita della produzione economica mondiale pari a
diciotto volte. Ma con una popolazione mondiale proiettata
a raggiungere quota 9 miliardi di persone entro il 2050,
dagli attuali 6 miliardi, salta agli occhi il rischio
potenziale di compiere dei danni ambientali irreparabili.
In tutto il mondo un posto di lavoro su due
nell’agricoltura, nelle foreste o nella pesca dipende in
maniera diretta dalla sostenibilità dell’ecosistema.
Ancora più importante, da questa sostenibilità dipendono
anche la salute del pianeta, e la nostra.
La
sostenibilità ambientale rappresenta una sfida che
interessa tutti noi. Nelle nazioni ricche, i prodotti
secondari e gli scarti della produzione industriale e
delle attività agricole avvelenano i terreni e i corsi
d’acqua. Nei paesi in via di sviluppo, la massiccia
deforestazione, pratiche di coltivazione dannose e un
processo di urbanizzazione incontrollato costituiscono le
principali cause di degrado ambientale. Le emissioni di
ossido di carbonio vengono comunemente ritenute una delle
principali cause del cambiamento climatico globale, e
l’ossido di carbonio viene principalmente prodotto
consumando carburanti di origine fossile. Il quinto della
popolazione mondiale che vive nelle nazioni
industrializzate pesa per circa il 60 per cento sul
consumo complessivo di energia del pianeta, ma la quota
del mondo in via di sviluppo sta crescendo rapidamente.
Spronata dall’aumento delle emissioni di ossido
di carbonio, che soltanto nell’ultimo mezzo secolo sono
quadruplicate, l’atmosfera del pianeta si sta
riscaldando a un tasso sempre crescente. Da quando, nel
1860, si è cominciato a fare delle rilevazioni
sistematiche, i 14 anni più caldi di sempre sono stati
registrati tutti negli ultimi due decenni; L’estate del
1998 è stata la più calda mai registrata e l’inverno
1999-2000 potrebbe risultare il più caldo di sempre. Si
prevede che le temperature medie aumenteranno
ulteriormente, da 1,2 a 3,5 gradi centigradi (da 2 a 6
gradi Fahrenheit) nel corso del secolo attuale l'effetto
serra scioglierebbe i ghiacciai e le calotte polari,
innalzerebbe il livello dei mari e minaccerebbe quelle
centinaia di milioni di persone che abitano nelle zone
costiere, sommergendo al tempo stesso le isole poco
elevate.
I
presagi di un simile futuro sono già evidenti. Come la
tendenza al riscaldamento ha aumentato la sua velocità, i
modelli meteorologici sono diventati più volatili e più
estremi, mentre la gravità dei disastri collegati alle
condizioni atmosferiche è aumentata enormemente. I costi
dei disastri naturali nel solo 1998 ha superato i costi di
tutti i disastri dello stesso genere verificatisi
nell’intero decennio degli anni ’80. Decine di
migliaia di persone, prevalentemente povere, sono morte
quell’anno, e si stima che 25 milioni di "rifugiati
ambientali" siano stati costretti ad abbandonare le
proprie abitazioni. Il danno causato da questi disastri è
stato intensificato da pratiche ambientalmente
insostenibili e dal fatto che un numero sempre e sempre
maggiore di persone povere non ha altra scelta se non
quella di vivere in modi pericolosi e dannosi su terreni
situati nei pressi di corsi d’acqua, su pendii collinari
instabili e all’interno di edifici poco sicuri.
Si stima che l’acqua non potabile o inquinata e i
sistemi fognari insufficienti siano all’origine
dell’80 per cento di tutte le malattie nel mondo in via
di sviluppo. Il numero annuale dei morti causati da queste
malattie supera i 5 milioni di persone, 10 volte il numero
che viene ammazzato nelle guerre, in media, ogni anno.
Oltre metà di queste vittime sono bambini. Nessun altro
singolo provvedimento potrà ottenere migliori risultati
nel ridurre le malattie e salvare vite nel mondo in via di
sviluppo che far giungere a tutti l’acqua potabile e
sistemi fognari adeguati.
Ogni anno altri 20 milioni di ettari di terreno
agricolo si trasformano in terreni troppo degradati per
poter essere coltivati, oppure vengono persi a causa
dell’estensione urbana. Dobbiamo considerare che si
prevede che, nel corso dei prossimi trent’anni, la
domanda di cibo nei paesi in via di sviluppo raddoppi.
Nuovi terreni potranno e saranno coltivati, ma gran parte
di essi sono marginali e, perciò, saranno ancor più
soggetti al degrado.
Nel
frattempo, si prevede che entro la metà del nuovo secolo
la popolazione mondiale aumenti ulteriormente di oltre 3
miliardi di unità, con la crescita più sostenuta che si
verificherà proprio in quelle nazioni che già ospitano
il maggior numero di persone affamate e i terreni agricoli
sottoposti alle peggiori tensioni.
Di
conseguenza il mondo si trova davanti una reale minaccia
alla futura sicurezza alimentare globale. Al momento gli
scienziati specializzati nella vita vegetale non sono in
grado di ripetere gli enormi incrementi nella produttività
delle colture che avevano ottenuto nei decenni precedenti,
e tutto questo mentre il degrado dei suoli sta aumentando,
in numerose aree stanno diminuendo i frutti ottenuti
dall’impiego dei fertilizzanti ed esiste una serie di
pesanti vincoli ad espandere l’irrigazione.
Gli
incrementi delle popolazioni e nella crescita economica
continuano a causare una domanda globale, apparentemente
insaziabile, per i prodotti delle foreste. Tra il 1990 e
il 1995 nel mondo in via di sviluppo sono andati perduti
all’incirca 65 milioni di ettari di foreste a causa di
mietiture eccessive, trasformazioni delle aree forestali
in terreni agricoli, malattie degli alberi e incendi.
L'elevata richiesta di legname proveniente dai paesi
industrializzati costituisce un altro importante fattore
all’origine di questo depauperamento.
Secondo
una recente ricerca, di quasi un quarto di milione di
specie vegetali, una ogni otto rischia di estinguersi. La
sopravvivenza di circa il 25 per cento delle specie
mammifere mondiali e dell’11 per cento delle specie
avicole è a propria volta minacciata. Fintanto che la
deforestazione, il degrado dei suoli e delle acque, e la
pratica della monocultura continueranno ad aumentare, la
minaccia alla biodiversità continuerà a crescere.
I
luoghi di pesca negli Oceani continuano ad essere
sottoposti a notevoli tensioni, nonostante il gran numero
di accordi che regolano la materia attualmente in vigore.
Nel corso dell’ultimo mezzo secolo, il prodotto pescato
è cresciuto di quasi cinque volte, ma praticamente il 70
per cento dei luoghi pescosi degli Oceani sono già stati
completamente spremuti o sottoposti a uno sfruttamento
intensivo. Pratiche di pesca non regolamentate, basate
sulla regola il vincitore prende tutto che impiegano le
cosiddette navi-fattoria, spesso finanziate in maniera
consistente dagli stati, sono all’origine di un
ipersfruttamento dei luoghi pescosi degli Oceani e possono
inoltre distruggere i mezzi di sussistenza delle piccole
comunità di pescatori, in particolare nel mondo in via di
sviluppo. Le acque costiere possono essere difese dalle
flotte di navi da pesca straniere che non rispettano i
regolamenti, ma il problema che dobbiamo realmente
affrontare è di natura differente. In numerose regioni le
riserve per la riproduzione dei pesci e le aree di
allevamento sono minacciate dal crescente degrado della
barriera corallina. Più di metà delle barriere coralline
mondiali sono attualmente a rischio come conseguenza delle
attività umane.
Il completo collasso di numerosi luoghi pescosi un
tempo di inestimabile valore fornisce la prova evidente
della necessità di un regime di governo degli oceani più
equo e sostenibile. L’importanza della conservazione
rappresenta una questione che viene sempre più spesso
riconosciuta come valida, ma essa potrà prosperare solo
se i governi e l’industria della pesca lavoreranno in
maniera cooperativa per sostenerla.
Le
crisi ecologiche con cui dobbiamo confrontarci hanno
numerose cause. Esse comprendono povertà, negligenza e
avidità e soprattutto, mancanza di governo. Queste crisi
non ammettono soluzioni semplici o uniformi.
In
aggiunta, c’è ogni ragione per aspettarsi che delle
spiacevoli sorprese ecologiche possano essere di fronte a
noi. Sarà utile ricordare che nell’agenda della
Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente Umano
tenuta a Stoccolma nel 1972, non erano state incluse né
la questione del riscaldamento globale, né quella della
distruzione della fascia dell’ozono. Nessuno nel 1970
avrebbe potuto prevedere che fra gli anni ’60 e gli anni
’90 il costo dei disastri naturali sarebbe cresciuto del
900 per cento.
Oggi,
quando le fabbriche e multinazionali producono dei beni,
nel corso di questo processo riversano agenti inquinanti
nei fiumi o nell’atmosfera, i conti nazionali misurano
soltanto il valore del bene prodotto e non il costo
causato dall’inquinamento.
Non
vi è limite alle crudeltà che gli uomini infliggeranno
per amore del denaro. (B.Russell)
Pensieri
di un grande regista
Dato
che sempre meno gente trova consolazione nella religione
come in un cuscinetto tra sé e il momento finale, temo
che inconsciamente si faccia strada una sorta di perverso
conforto all'idea che in caso di conflitto nucleare il
mondo morirà con noi. Dio è morto ma la bomba c'è
ancora; così, le persone non sono sole nella terribile
vulnerabilità della loro mortalità. - La morte è più
naturale o inevitabile del vaiolo o della difterite. La
genetica potrebbe giungere a un qualche modo di
rigenerazione delle cellule. Sarei interessato
all'ibernazione, se ci fossero facilitazioni e garanzie di
sicurezza che oggi purtroppo non abbiamo. - Per me,
l'unica vera immoralità è ciò che mette in pericolo la
specie; il solo male assoluto, quello che minaccia di
annientarla. Credo nelle potenzialità dell'uomo e nella
sua capacità di progredire.
Sfortunatamente,
il tasso di mortalità infantile tra le civiltà emergenti
e nell'universo potrebbe essere molto alto. Non che la
cosa possa preoccupare o disturbare altri che noi, la
distruzione di questo pianeta sarebbe insignificante, in
prospettiva cosmica: per un osservatore sito nella
nebulosa di Andromeda, il segno della nostra estinzione
non sarebbe più appariscente di un fiammifero che si
accende per un secondo nel cielo; se quel fiammifero
fiammeggerà nel buio, non ci sarà nessuno a piangere una
razza che usò il potere che avrebbe potuto mandare un
segnale di luce verso le stelle per illuminare la sua pira
di morte.
Stanley
Kubrick
Sarà
questa la fine del mondo?
A
seguito di guerre combattute sul nostro pianeta, la civiltà
viene cancellata dalla faccia della Terra da un esplosione
atomica.
Sulla
Terra si riversa una pioggia di frammenti fiammeggianti e
di virus sconosciuti, causando la rapida ed inevitabile
estinzione di tutti gli esseri viventi e vegetali.
Gli
esseri umani costretti ad abbandonare il loro pianeta a
causa di una catastrofe nucleare, approdano su un pianeta
simile alla Terra.
E'
solo un videogioco?
DOOM.
Gli Occhi vi stanno guardando. I Mutanti stanno facendo,
della Terra, un orrore in terra. L'unico scopo che vi
dovete prefiggere è uccidere. State bene attenti: vi
dicono che, se ammazzate a destra e manca, sarete i
messianici salvatori del nostro pianeta: fatto sta che,
una volta esauriti i livelli e ammazzati gli esseri
repellenti che hanno quasi estinto la nostra razza, non
vedrete per nulla la Salvezza e la Gioia. Non è un
rilievo beghino. E' un'osservazione puramente oggettiva.
Stiamo del tutto fuori dalle polemiche sugli shooting
game. Limitiamoci soltanto a tradurre la presentazione
ufficiale di Doom: "Dopo giorni di battaglia nello
spazio, siete tornati sulla Terra, per scoprire che la
situazione è ben peggiore di quella su Marte. Le orde
infernali popolano tutto il pianeta. Sono morti a
centinaia di milioni, tra gli umani. I pochi sopravvissuti
hanno progettato di abbandonare la Terra e di viaggiare
nelle profondità astrali per salvare la razza degli
uomini. Ma il mezzo per abbandonare il globo, purtroppo,
è in mano agli orrendi mutanti. Bisogna che torniate ad
agire. Diversamente, l'umanità sarà soltanto
storia". E sarà una storia imbevuta di satanismo, a
giudicare dalle effigi sulle pareti tra cui vi muovete:
croci rovesciate, ideogrammi massonici, stelle a cinque
punte, pentacoli e resti di sabba. Un'ordalia di pessimo
gusto per uno dei giochi più belli dell'intera storia del
videogameing
Fabio
Concato "Quando sarò grande"
Prendimi
per mano,
dimmi che cambierà
che il treno si è fermato ma ripartirà
fammi giocare ancora sopra i campi se ce n'è.
Dimmi che mi terrai con te.
Fammi vedere il mare prima che cambi il suo colore
dimmi che posso vederti pescare.
Prendimi per mano,
dimmi che cambierà
che si potrà dormire col cuore in pace;
lontano da imbecilli che ci fan saltare il mondo
dimmi che potrò giocare ancora
che posso continuare
a mettere briciole sul balcone
E farò come mi hai insegnato:
avrò fiducia in quelli che verranno
e chi ha distrutto e chi ha rubato
sarà lontano, sarà disarmato
Quando sarò grande
lo so che cambierà
avrò un lavoro che mi piacerà
ed una casa che è sempre rivolta verso il sole
luce che mi fa bene al cuore
e sarà più bello anche il mio futuro amore
E farò come mi hai insegnato
combatti sempre chi ti porta via
la pace, l'aria e la speranza
vedrai il futuro sarà migliore
Fabio
Concato "Guido piano"
Guido
piano
e ho qualcosa dentro al cuore
che mistero
non so neanche dove andare
e m'allontano
anche se dovrei tornare
lei m'aspetta
si potrebbe preoccupare
ma c'è tanto sole
e mi accorgo che ne ho bisogno come un fiore
e ho bisogno di stancarmi e di camminare
di sentire l'acqua e il vento e di respirare
peccato che qui vicino non c'è il mare
Guido piano
che mistero dopo il ponte
cambia il mondo
viene voglia di cantare
questa sera
te lo voglio raccontare
son sereno
come se fosse Natale
e ho tanta voglia
di sdraiarmi su questa terra così calda
di dormire e di sognare che questo fiume
lentamente mi porta fra i monti e le pianure
e mi culla come un bambino fino al mare
Amore mio perché ogni volta scappo via
siamo così lontani dalla vita e dai profumi
forse t'incontrerò dove comincia il mare
quando mi sveglierò
sarò migliore
Eugenio
Finardi "Extraterrestre"
C'era
un tipo che viveva in un abbaino
per avere il cielo sempre vicino
voleva passare sulla vita come un aeroplano
perché a lui non importava niente
di quello che faceva la gente
solo una cosa per lui era importante
e si esercitava continuamente
per sviluppare quel talento latente
che è nascosto tra le pieghe della mente
e la notte sdraiato sul letto, guardando le stelle
dalla finestra nel tetto con un messaggio
voleva prendere contatto, diceva:
"Extraterrestre portami via
voglio una stella che sia tutta mia
extraterrestre vienimi a cercare
voglio un pianeta su cui ricominciare!"
Una notte il suo messaggio fu ricevuto
ed in un istante è stato trasportato
senza dolore su un pianeta sconosciuto
c'era un po' più viola del normale
un po' più caldo il sole, ma nell'aria un buon sapore
è terra da esplorare, e dopo la terra il mare
un pianeta intero con cui giocare
e lentamente la consapevolezza
mista ad una dolce sicurezza
"l'universo è la mia fortezza!"
"Extraterrestre portami via
voglio una stella che sia tutta mia
extraterrestre vienimi a pigliare
voglio un pianeta su cui ricominciare!"
Ma dopo un po' di tempo la sua sicurezza
comincia a dare segni di incertezza
si sente crescere dentro l'amarezza
perché adesso che il suo scopo è stato realizzato
si sente ancora vuoto
si accorge che in lui niente è cambiato
che le sue paure non se ne sono andate
anzi che semmai sono aumentate
dalla solitudine amplificate
e adesso passa la vita a cercare
ancora di comunicare
con qualcuno che lo possa far tornare, dice:
"Extraterrestre portami via
voglio tornare indietro a casa mia
extraterrestre vienimi a cercare
voglio tornare per ricominciare!"
"Extraterrestre portami via
voglio tornare indietro a casa mia
extraterrestre non mi abbandonare
voglio tornare per ricominciare!"