GIORNATA
MONDIALE SENZA TABACCO (31/05/2004) |
Ascolta il servizio di Amedeo Lomonaco
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Lo
stato di dipendenza causato dalla nicotina, l’alterata
azione dei muscoli e del cervello provocato dal monossido
di carbonio ed il rischio di cancro per il deposito di
catrame nei bronchi e nei polmoni. Sono alcuni dei
drammatici effetti provocati dalle sostanze tossiche,
irritanti e cancerogene che assorbe il corpo di un
fumatore. |
Per denunciare questo nocivo impatto
del fumo sulla salute si celebra, oggi, la Giornata
mondiale senza tabacco promossa dall’Organizzazione
mondiale della sanità. Sul tema dell’iniziativa,
incentrato sul controllo
del tabacco e la povertà, ascoltiamo il direttore
tecnico dell’Oms Europa, Roberto Bertollini,
intervistato da Amedeo Lomonaco:
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R.
- Il tema scelto quest’anno è di particolare importanza
e possiamo riassumerne gli elementi fondamentali in
quattro punti. Innanzi tutto, il tabagismo è ormai un
fenomeno molto più diffuso nei Paesi in via di sviluppo,
dove si concentra il maggior numero di fumatori. Secondo
punto: all’interno di ogni società, anche di quelle
sviluppate, l’abitudine al fumo è ormai più frequente
tra coloro che hanno condizioni sociali ed economiche più
precarie. In terzo luogo, la componente di salario che
viene utilizzata per comprare le sigarette, specialmente
nelle famiglie più povere, è una percentuale
considerevole che va sottraendo risorse ad altre spese
importanti, come quelle per l’educazione e
l’alimentazione. Il quarto elemento è quello che
caratterizza una delle argomentazioni più frequentemente
addotte nei confronti delle campagne dirette contro il
tabagismo, secondo cui i contadini privati della coltura
del tabacco verrebbero privati di una possibile attività
economica. Ma i contadini che coltivano il tabacco sono
quelli che ricevono la percentuale più bassa dei redditi
derivanti dal tabacco.
D.
- Perché le persone più povere tendono ad usare i
prodotti del tabacco più di coloro che vivono negli Stati
più ricchi?
R.
– Queste popolazioni sono più vulnerabili ai messaggi
seduttivi della pubblicità e anche alle massicce campagne
che si sono verificate e che si stanno verificando ad
opera delle multinazionali. E’ una popolazione a cui i
messaggi di prevenzione e di informazione giungono con
maggiore difficoltà.
D.
- Numerosi studi dimostrano che coltivazione e consumo di
tabacco fanno aumentare la povertà e diminuire le risorse
nazionali, determinando ogni anno circa 5 milioni di
morti. Come arginare questa catastrofe?
R.
- Noi abbiamo provato, negli ultimi anni, a far approvare
un accordo internazionale, approvato nel maggio
dell’anno scorso, che prevede una serie di misure a cui
tutti i Paesi dovranno accedere, per poter consentire alla
comunità della sanità pubblica internazionale di agire
contro la minaccia globale legata al fenomeno del
tabagismo.
D.
- Il diritto delle persone all’aria pulita nei luoghi
chiusi, la prevenzione e l’informazione, la lotta al
contrabbando, il controllo della pubblicità, le politiche
fiscali e quelle dei prezzi. Quali altri strumenti è
necessario utilizzare per affrontare l’emergenza
tabacco?
R.
– Abbiamo due priorità: da un lato quella di impedire
alla gente di assumere l’abitudine, ma dall’altro
abbiamo il problema di far smettere coloro che già
fumano. Su questo secondo, fondamentale problema è molto
importante enfatizzare il ruolo non solo
dell’informazione, ma anche quello della classe medica e
degli operatori sanitari in generale.
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Nel
2005 il numero di fumatori nel mondo supererà il miliardo
e mezzo. Per quanto riguarda l’Italia, i fumatori
costituiscono attualmente il 26,2 per cento della
popolazione adulta, la percentuale più bassa registrata
negli ultimi 47 anni e accompagnata, per la prima volta
negli ultimi 20 anni, da una diminuzione della vendita di
sigarette.
Per
la Radio Vaticana, Amedeo Lomonaco (31/05/2004)

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