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LA FINTA SOLIDARIETA' DEGLI ANTIGLOBAL (DI RENATO FARINA)
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Libero, 23 gennaio 2003
McDonald's è in crisi. Per la prima volta è in perdita dopo 37 anni di profitti. Ha dovuto chiudere 719 ristoranti nel mondo. In Italia le cose non vanno meglio. Dei 315 ristoranti, almeno una quindicina hanno tirato giù la clère, e le prospettive, con l'aria no global e no logo che tira, sono pessime. Risultato: ci sono più di 15mila lavoratori, occupati nel ramo delle patate fritte, che tremano. In Italia, non in America. Se la crisi galoppa come ha imposto la moda dei signorini dei social forum, questi qui stanno freschi. Sono più o meno il doppio dei dipendenti che la Fiat ha messo in mobilità o in cassa integrazione. Con una differenza:
gli operai di Termini Imerese ricevono per fortuna comunque uno stipendio, il quale, decurtato del 20 per cento, è pur sempre superiore a quello dei lavoratori McDonald's anche quando spadellano hamburger. Se chiude un fast food, invece: a casa e pedalare. Non si è vista in giro però grossa solidarietà, mica sono metalmeccanici sindacalizzati.
Questo comunque è il primo grosso successo dei no global dopo l'incendio di Genova: aver provocato la disoccupazione di un bel po' di coetanei. Nel frattempo Casarini e Agnoletto sono volati a Porto Alegre, al Social Forum mondiale. Che felicità, che vittoria. Le cronache dei loro giornali dicono che hanno lanciato una nuova parola d'ordine. Se ne trova solenne traccia sull'ultimo numero del Diario: il 'sobrismo'. Basta consumi. E poi sono andati di corsa nella loro Lourdes, in Brasile, a discutere, bere birra, ballare la samba e parlar male della maionese e dei panini imbottiti. Complimenti.
Due anni fa Fausto Bertinotti aveva commentato così la distruzione di un ristorante della catena americana a Praga da parte del "popolo di Seattle" (a quel tempo i no global si chiamavano così e i black bloc non erano ancora stati inventati): "Quando si colpisce McDonald' si colpisce un simbolo, cosa che può essere discutibile ma molto diversa dall'aggressione fisica alle persone".Un simbolo del male: "La distruzione di un McDonald's deve essere letta all'interno di un processo di spoliazione in corso", specificava dottamente. In pratica: è un luogo di sfruttamento, distruggetelo, basta che non facciate male ai bambini e alle mamme. Le tute bianche di Italia, Finlandia,
Repubblica ceca, Grecia, Spagna hanno applaudito all'assalto praghese con un documento da internazionale anti-hamburger. Ecco le belle parole: "E' stata un'azione diretta di disobbedienza civile e di nuova legalità dal basso. A Praga abbiamo voluto iniziare proprio da questo: allargare il concetto e la pratica della disobbedienza civile e di azione diretta non restringendole ad atti liberatori e fugaci, ma vere e proprie azioni di massa di nuova legalità costituente". Ci sono state giornate nazionali di boicottaggio. Il programma sta cominciando ad avere successo.
Perché stupirsi? Questi no global se la prendono sempre con chi conta poco o niente. Contro i poliziotti, e con la scusa della lotta alla carne globalizzata, ora contro i loro coetanei che cercano di mantenersi lavorando invece che campare con i dineros di famiglia. Ci piacerebbe sapere che cosa rimarrebbe dei no global se facessero un bell'assalto allo stabilimento di Arese contro la fabbrica multinazionale di automobili che ruba il caucciù al terzo mondo a prezzi poco equi e poco solidali. Forse se ne potrebbero fare con poca spesa hamburger per cannibali.
Ci piacerebbe anche sapere chi si può permettere in Italia la filosofia del sobrismo coniata in pizzeria a Firenze da Cofferati. Ecco sì: i lavoratori della McDonald's e gli operai non farebbero fatica a metterla in atto. Perché non vanno a predicarla a loro la sobrietà e la limitazione dei consumi? A imporre questa virtù ci pensa la disoccupazione. Bravi no global, buona Porto Alegre.
Renato Farina, Libero, 23 gennaio 2003
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