sabato,
17 gennaio 2004
La
Nigeria è divisa in oltre 250 gruppi etnici-linguistici
diversi. Le religioni principali sono il Cattolicesimo e
l'Islam. Nel Paese sono presenti anche molte religioni tradizionali
dell'Africa. Queste differenze religiose sono alla base
dei conflitti sviluppatisi in questo paese. Gli scontri
principali si sono verificati tra le popolazioni musulmane
del nord, gli Hausa-Fulani, e quelle cristiane-animiste
del sud, Yoruba.
Durante il 19° secolo la rivoluzione industriale spinse
alcuni paesi occidentali a espandere la propria
influenza in Africa per lo sfruttamento delle risorse
minerarie ed agricole. La Gran Bretagna si diede allo
sfruttamento delle risorse metallifere del paese,
soprattutto nella zona di Jos, mettendo in ginocchio i
piccoli produttori. Inoltre vennero strette alleanze con
capi comunità che poco avevano a che fare con la gente
comune accendendo tensioni e risentimenti.
Il sud ed
il nord del paese vennero unificati solamente nel 1914, ma
senza che la Gran Bretagna - che fino a quel momento aveva
amministrato le due zone come due colonie distinte -
fornisse i presupposti per questo delicato passaggio.
L'indipendenza
arriva invece nel 1960, ma anche questo passaggio non è
supportato da un'adeguata preparazione e nel 1966 i sogni
di una nascente democrazia si scontrano con una serie di
massacri, lotte intestine ed un colpo di stato che
instaurerà il primo di una serie di regimi militari. Le
popolazioni Igbo, nel sudest del paese, tentarono un colpo
di stato per liberarsi dal controllo degli Hausa-Fulani.
Il colpo di stato fallì ma il governo cadde e il potere
passò nelle mani del generale Thomas Aguiyi-Ironsi, di
etnia Igbo.
Sei mesi
più tardi un contro-golpe porterà al potere il generale
Yakubu Gowon, mentre gli attacchi agli Igbo da parte delle
popolazioni del nord sono senza precedenti; oltre 50.000
morti.
Il colonnello Emeka Odumegwu-Ojukwu, nominato governatore
da Ironsi, non accetta l'autorità di Gowon e nel maggio
del '67 dichiara la repubblica indipendente del Biafra -
poi reintegrata negli stati della federazione - scatenando
una guerra civile che durerà tre anni, causando oltre un
milione di morti.
Dalla metà
degli anni '70 il paese africano è sconvolto da una
situazione politica quanto meno vacillante; numerosi sono
i colpi di stato.
Nel '75 Gowon viene deposto con un golpe incruento e gli
succede Murtala Ramat Muhammad, militare musulmano del
nord. Durante il suo governo le popolazioni Igbo
continuano ad essere marginalizzate. Nel febbraio del '76
Muhammad viene deposto ed assassinato con un contro golpe.
Gli succede il generale Olusegun Obasanjo, che istituisce
la creazione di sette nuovi stati affinchè le minoranze
abbiano un peso maggiore nella politica del paese.
Le
elezioni del '79 vedono uscire vincente la compagine
islamica, sempre più forte nel nord, mentre il
neo-presidente Alhaji Shehu Shagari non conquista la
fiducia delle popolazioni del centro e del sud Nigeria e,
nell'83, un nuovo colpo di stato lo depone. A succedergli
è un altro militare del nord di fede islamica, il
generale Ibrahim Babangida. Nel 1985 un tentativo di colpo
di stato viene represso nel sangue; oltre 300 persone
vengono arrestate e molte di queste subiscono
un'esecuzione sommaria.
L'anno
seguente Babangida decide l'adesione del paese all'Organization
of Islamic Conferenc, scatenando le proteste in molte
università del sud, mentre gli scontri tra cristiani e
musulmani nello stato settentrionale di Kaduna inducono il
governo ad adottare misure di emegenza come il coprifuoco.
Nel 1987
le tensioni non si allentano ed anzi aumentano in seguito
alla richiesta degli stati del nord di imporre la legge
islamica nel paese, sebbene ormai la popolazione islamica
sia meno del 50%. L'anno successivo il governo permette
l'introduzione della Sharia, la legge islamica, negli
stati del nord.
Nell'89
le manifestazioni studentesche contro il regime di
austerità economica adottato a causa della crisi
economica degenerano in violenti scontri causando la morte
di oltre 100 persone, la chiusura di otto università,
l'intervento dell'esercito a Lagos e Benin e la
sospensione dell'attività politica in queste città.
Nell'aprile
del 1990 un tentativo di colpo di stato, capeggiato dal
maggiore Gideon Orkar, fallisce. I fautori sono
principalmente cristiani del sud. Almeno 10 persone
muoiono in questo tentato golpe mentre circa 300 sono
quelle arrestate; tra luglio e settembre dello stesso anno
circa 70 di queste vengono giustiziate.
Gli
scontri religiosi riprendono più violenti che mai; tra il
1990 ed 1993 sono circa 3000 le vittime degli scontri
religiosi, coinvolgendo importanti centri islamici come
Katsina e Kano.
Il 1993
è anche anno di elezioni. A vincerle è Moshood Abiola,
musulmano di etnia Yoruba, che sembrava vantare maggiori
garanzie per un ritorno ad un governo civile. I risultati
della tornata elettorale vengono però congelati dall'Alta
Corte e Abiola si autoproclama presidente. Nel periodo tra
giugno e luglio le tensioni politiche sfociano in violenti
scontri che causano oltre 100 morti nel sud e nell'ovest
del paese, mentre a Lagos interviene l'esercito per sedare
la situazione. Si decide di tornare a votare ad agosto, ma
Abiola è costretto a lasciare il paese a causa di minacce
di morte; tornerà nel settembre dello stesso anno.
Intanto
il presidente Babangida si dimette e costituisce un
governo provvisorio tra le proteste dell'area laburista
del paese, che chiede che il governo venga affidato ad
Abiola. Viene scelta una nuova data per le elezioni, da
tenersi nel febbraio del '94, ma i sostenitori di Abiola
rifiutano questa ipotesi. Il paese cade nuovamente sotto
regime militare; Ernest Adegunle Shonekan, capo del
governo ad interim, si dimette ed il potere viene preso
dal ministro della difesa, il generale Sanni Abacha, con
la doppia carica di capo dello Stato e comandante in capo
delle forze armate. Le proteste non fermano e politici ed
organizzazioni richiedono la validazione delle elezioni
del giugno '93; fra questi anche il NUP (National Unity
Promoters), guidadato dall'ex capo di stato Olusegun
Obasanjo, e la Chiesa Cattolica. Abiola ed Obasanjo sono
arrestati.
Il '95 è
un anno contrassegnato da frequenti scontri religiosi a
Kano e dai contatti diplomatici che Abacha tesse con i
paesi europei e gli Stati Uniti per discutere il ritorno
alla democratica del paese; Abacha propone un periodo di
transizioneper il ritorno alla democrazia.
Intanto
nel '97 violentissimi scontri sconvolgono la città
petrolifera di Warri, che sorge nel sud Nigeria sulle
sponde del delta del Niger. A battersi sono gli uomini
delle tre etnie maggioritarie della zona, gli Ijaw, gli
Itsekiri (un sottoclan degli Yoruba) e gli Urhobo. Motivo
della disputa è lo spostamento del quartier generale del
governo locale da Ogbe-Ijoh, area appartenente agli Ijaw,
a Ogidigben, zona controllata dagli Itsekiri. Alla fine la
sede del governo tornerà a Ogbe-Ijoh, ma gli scontri
lasceranno sul terreno circa 100 e centinaia di feriti.
Nell'estate
del 1998 muoiono sia Sani Abacha che Moshood Abiola,
entrambi a causa di un attacco di cuore; la morte sospetta
di Abiola provoca grande tensione nella la comunità
Yoruba che sfocia in atti di violenza in varie città.
In ottobre invece si rinfiamma la tensione a Warri. I
nuovi scontri tra Itsekiri e Ijaw lasceranno sul campo
almeno 10 morti, un centinaio di case bruciate e un vicino
villaggio di circa 4000 anime dato alle fiamme. Ma vengono
attaccati anche i bus delle compagnie petrolifere
occidentali, presenti in forza nella regione, come la
Shell e la ChevronTexaco, ed alcuni lavoratori delle
piattaforme vengono sequestrati da uomini di etnia Ijaw.
L'anno
successivo si apre con la preparazione alle elezioni. Il
congresso del Pdp (People's Democratic Party) sceglie di
candidare l'ex capo di stato Obasanjo; questa scelta
scontenta però la fazione di etnia Igbo, che si sente
ancora una volta discriminata, e decide di biocottare le
elezioni legislative di febbraio; il mese successivo
Obasanjo vince comunque le elezioni.
Nel corso
dell'estate si riaccendono le tensioni nella città di
Warri; gli scontri sono violentissimi e causano centinaia
di morti e la fuga di migliaia di persone.
La storia
recente del paese parla di scontri religiosi sempre più
sporadici, anche se in alcuni casi molto cruenti. E' il
caso di Kaduna, che nel febbraio del 2000 è teatro di una
vera e propria carneficina in cui persero la vita circa
300 persone a causa degli scontri tra musulmani e
cristiani; o come i più recenti scontri scoppiati nel
novembre 2002, sempre a Kaduna, in occasione del concorso
"Miss Mondo" - ospitato in Nigeria - quando
militanti islamici, offesi per "l'esibizione del
nudo" e da un articolo apparso su un giornale locale,
in cui si diceva che il profeta Maometto avrebbe sposato
volentieri una delle miss, hanno messo a ferro e fuoco la
città causando la morte di oltre 100 persone.
Tuttavia
un altro fattore è diventato primo motivo di conflitto in
Nigeria; il petrolio. Gli scontri nel ricca regione
petrolifera del delta del Niger sono sempre più
frequenti. I dissidi tra Ijaw, Itsekiri e Urhobo sono
sempre molto accesi e la regione vive presidiata
dall'esercito schierato a difesa delle piattaforme
petrolifere. Le tre etnie si contendono contratti di
lavoro con le compagnie petrolifere e gli Ijaw, in
particolare, lamentano le politiche del governo e delle
compagnie occidentali, ree di agevolare etnie minoritarie,
come quella Itsekiri .
Fonte:
www.warnews.it
