Ricerca personalizzata

Pagina iniziale
Preferiti

Contatti

Forum

GLOBALIZZAZIONE
Cos'è Storia 
cerca nel sito

Giovanni Paolo II e la globalizzazione

IL FENOMENO DELLA GLOBALIZZAZIONE

Forme globali
Teorie
Domande & risposte
Vertici & proteste
Articoli
Bibliografia
Glossario
Links

 

www.dittatori.it

 


NEXT (BARICCO - EDIZIONI FELTRINELLI)

 

Incominciamo con i brand. Nella polemica contro il loro potere si fondono due critiche distinte: la prima è più circostanziata: le grandi marche fanno affari sfruttando il lavoro dei paesi poveri. Come sempre, è meglio partire da una domanda elementare: è vero? Devo sintetizzare, e così abbozzo una risposta: sì, è vero, anche se una certa propensione a non farsi troppe domande e a concludere sbrigativamente le indagini è rilevabile in tutti i tentativi di dare una descrizione dei fatti. 

La faccenda è probabilmente più complessa di quanto piaccia pensare, ma in definitiva non è errato affermare che molte multinazionali producono enormi profitti anche in virtù del fatto che le loro merci sono prodotte, nei paesi più poveri, a costi bassissimi, in certo modo illogici, e probabilmente immorali.


Seconda critica: i grandi brand si sono impossessati dell’immaginario collettivo, lo gestiscono a loro piacimento e trasformano gli individui in consumatori lobotomizzati. Dato che nessuno sbarra loro la strada, la loro presenza è ormai talmente invasiva da farli individuare come il vero Potere, assai più efficace, capillare e onnipresente dei poteri politici, religiosi, o civili. Com’è ovvio, qui l’obiezione suona più irrazionale ed evanescente. Ma, va detto, non è campata per aria. Una bella ricostruzione di tutta la faccenda la potete trovare effettivamente nel fortunato libro di Naomi Klein, No logo: leggete le prime duecento pagine e vi farete un’idea. Abbastanza lucidamente vi si raccontano i fatti, puri e semplici. Non tutto sarà vero o ben compreso, ma se solo metà di quello che c’è lì dentro fosse reale, ce ne sarebbe già abbastanza per crederci.


Ora: di fronte a fatti del genere l’istinto, ovviamente, è quello di puntare i piedi e resistere. Muro contro muro, e poi si vedrà. Come sempre accade, per semplificare la lotta si irrigidiscono le definizioni delle parti in conflitto: il complesso mondo del brand viene riassunto in pochi tratti deprecabili, e demonizzato; e la gente viene riassunta come un unico indistinto animale aggredito, indifeso e destinato a soccombere. Ma, ancora una volta, conviene chiedersi: è davvero così? Possibile che la passione civile ci induca a uno sguardo così semplificatore da vedere un puro e semplice duello là dove, com’è evidente, accade un incrocio assai più complesso e difficile da comprendere? Possibile. Un esercizio da fare sarebbe quello di prendere quei fatti e guardarli da vicino, e provare a pensarli da capo. 

Senza pregiudizi, possibilmente. E con un certo coraggio, anche. Se ne vedrebbero delle belle. Ad esempio: si ricomincerebbe a vedere questo semplice assurdo, oggetto di una delle più spettacolari rimozioni del nostro tempo: noi pensiamo le cose peggiori dei grandi brand, eppure ce ne serviamo senza nessun problema. Curioso, no? Se non siete dei militanti no global, è probabile che abbiate delle scarpe Nike o Adidas, che fumiate Marlboro o Philip Morris, che portiate i vostri bambini a vedere i film della Walt Disney, che mangiate da McDonald’s e che in questo momento abbiate addosso delle mutande Calvin Klein. Cerco di dirlo in modo più esatto: è probabile che alla gran parte di noi il mondo allestito sulla rete delle grandi marche non sembri affatto un luogo inumano, ma al contrario, un mondo vivo, in qualche modo ricco, e comunque interessante da abitare. 

È abbastanza normale che ci appaia come un mondo sostanzialmente libero, una specie di giostra su cui saliamo quando vogliamo, scendiamo quando vogliamo, saliamo pensando Che boiata, scendiamo pensando Torno domani. Dobbiamo concludere che siamo ormai così lobotomizzati da non capire più niente? Sarebbe comodo. Ma temo che la verità sia diversa. La verità è che siamo solo blandamente lobotomizzati. Siamo lucidi, quando partecipiamo alla grande festa, lo facciamo con il cervello innestato, con una parte del nostro cervello che non possiamo sminuire, ma dobbiamo se mai capire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

© www.villaggiomondiale.it - Webmaster: Amedeo Lomonaco