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Fonte,
Radio Vaticana, 25 dicembre 2007
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Con
testimonianze della Chiesa nei vari continenti, uno
sguardo al mondo nel giorno di Natale
Guardiamo
ai cinque continenti, dove oggi si riverbera il
messaggio di pace e speranza per la nascita del
Salvatore, attraverso testimonianze di sacerdoti,
missionari e laici. Il servizio di Amedeo
Lomonaco:
In terre di missione, in Paesi devastati dalla
violenza, dal dramma della povertà e da nuove
forme di sfruttamento, il mistero del Natale
diventa segno di speranza non solo per i
cristiani. In Stati ricchi, caratterizzati da
società consumistiche, si rischia invece di
smarrire il vero significato di questa festa. Lo
sottolinea mons. Aldo Giordano,
segretario generale del Consiglio delle Conferenze
Episcopali d’Europa:
"Si ha in molte nazioni, soprattutto in
quelle occidentali, l’impressione che venga un
po’ meno il protagonista vero del Natale. E’
un po’ un segnale che vogliamo la festa: siamo
molto attaccati a questa tradizione, amiamo la
famiglia, i bambini, lo spirito della pace, però
lo sradichiamo dalla sua radice che può generare
tutto questo. E questo è un po’ il
pericolo".
Come si vivono in Europa il Natale dei regali
sotto l’albero e quello autentico, della nascita
del Salvatore? Mons. Giordano:
"La festa, il senso della famiglia, gli
auguri, il senso dei doni credo che siano elementi
da conservare; quindi, siamo aperti a queste
tradizioni. C’è bisogno di una grande opera di
evangelizzazione, di annuncio che mostra come
tutte queste realtà siano molto importanti. Ma
devono essere costruite e devono avere una
radice".
Benedetto XVI ha auspicato che questa festa si
dilati. I riflessi, anche lontani del Natale,
quali frutti fanno germogliare nella comunità
cristiana europea? Risponde il segretario generale
del Consiglio delle Conferenze Episcopali
d’Europa:
"La presenza di Dio noi l’avremo se
sapremo rinnovare le liturgie, le nostre comunità.
Dobbiamo creare degli spazi di laboratorio,
scienza, economia, arte dove la luce di Dio sia
una guida".
In alcuni Paesi dell’America Latina, come la
Colombia, il Natale è una luce di speranza contro
le ombre delle violenze e del materialismo.
Ascoltiamo il missionario salesiano,
padre Raul Rojas:
"Nonostante tutti i problemi, il Natale si
celebra sempre con molta emozione. E’ un momento
speciale per tutte le famiglie. C’è anche
l’influenza materialistica, ma penso che
prevalga l’aspetto religioso".
Una scena, un ricordo può racchiudere,
sintetizzare il senso del Natale. Padre Raul Rojas:
"Mi ricordo, soprattutto, di immagini che
mostrano l’attenzione particolare ai bambini, e
ai bambini poveri. C’è molta solidarietà in
questo momento".
Ma è possibile estendere a tutto l’anno
questo atteggiamento solidale? Ancora il
missionario salesiano:
"L’attenzione particolare ai bambini, e
soprattutto ai bambini poveri. C’è molta
solidarietà in questo momento. A Natale, poi, si
intraprende un cammino per aiutare, soprattutto in
questo momento, alla pace; dobbiamo trovare la
pace, vogliamo che questa pace arrivi il più
presto possibile. Quindi: una preghiera grande per
la Colombia!"
La dimensione più autentica e spirituale del
Natale si può cogliere in diversi Stati africani.
E’ quanto sottolinea padre Luca
Treglia, direttore della radio Don
Bosco in Madagascar.
"Il Natale è vissuto soprattutto nello
spirito cristiano: c’è Gesù che viene nel
mondo per salvare l’uomo, e questo viene molto
compreso qui".
Il Natale – ha detto il Santo Padre nel
messaggio “Urbi et Orbi” dello scorso anno -
è la risposta autentica ai drammi dell’uomo e
il Salvatore è la speranza per tutti. Questa
speranza da quali luci viene alimentata in
Madagascar? Ascoltiamo il direttore della Radio
Don Bosco nel Paese africano:
"Nel cristiano malgascio c’è questo
senso di speranza; ecco allora che il Cristo che
viene a salvare, il Cristo che viene a portare
l’amore di Dio all’uomo, diventa poi un
messaggio molto chiaro, e anche un’apertura al
futuro per uno sviluppo più umano, più
giusto".
La povertà non impedisce però di alimentare
la ricchezza della fede, come sottolinea padre
Luca Treglia:
"L’uomo che non si apre allo Spirito non
può vivere. Grazie a Dio, qui in Madagascar,
tutta la vita dell’uomo è incentrata su Dio. La
povertà materiale, invece, a volte condiziona:
ancora si muore per mancanza di cibo e di
medicinali".
In alcuni Paesi, poi, il mistero del Natale
diventa più comprensibile. E’ quanto afferma padre
Kizito Sesana, missionario comboniano
in Kenya nelle baraccopoli di Nairobi:
"Qui il mistero diventa più profondo, più
comprensibile, più vivo, perché il Dio che si fa
Uomo lo vediamo nei bambini, nei neonati, nelle
persone che vivono nelle baraccopoli, nelle
persone che vivono situazioni di estrema povertà,
di estremo squallore".
Gesù Bambino - ha detto Benedetto XVI
all’Angelus lo scorso 9 dicembre – è il
criterio di misura che Dio ha dato all’umanità.
Ma quale grido lanciano all’umanità i bambini
del Kenya? Ancora il missionario comboniano nel
Paese africano:
"E’ un richiamo a mettersi al servizio
di tutti i bambini; quindi, non c’è niente come
un bambino piccolo che è bisognoso; ci richiama
al fatto di essere umani".
E davanti a questo richiamo di ogni bambino,
del Bambin Gesù, come può il cuore di ogni
cristiano diventare la grotta di Betlemme per
accogliere il Salvatore? Risponde padre Kizito
Sesana:
"Non si possono dare misure: il cuore si
deve aprire e deve essere disposto ad accogliere.
Il Bambino Gesù è il simbolo di tutti questi
bambini del mondo che ci mandano il loro grido di
aiuto. Il Natale nostro, nonostante questa realtà
difficile, è senz’altro un Natale felice, perché
poi alla nostra gente basta anche un minimo per
far festa: quando ha un po’ di pane e di latte e
può radunarsi, è capace di esprimere ancora una
gioia profonda che aiuta a superare tutte le
difficoltà".
Trasferiamoci in Asia, dove in molti Paesi, il
Natale costituisce un’importante occasione per
far conoscere le verità della Chiesa anche ai non
cristiani. E’ quanto sostiene padre
Edi Foschiatto, Missionario saveriano a
Taiwan:
"Anche se non sanno il significato del
Natale, però si introduce il mistero del Natale,
della storia di Gesù tra queste persone che per
la prima volta si incontrano ed entrano in una
chiesa".
Ma come si incontrano la storia di Gesù e
quella di Taiwan? Sentiamo il missionario
saveriano a Taipei:
"La storia di Gesù è una storia che
porta speranza, speranza anche a questo Paese che
socialmente, e anche politicamente, è un po’
chiuso; è chiuso dalla grande Cina ... E quindi
è un momento in cui veramente si rivive
nell’oggi quella speranza che è stata portata
duemila anni fa. Una speranza che porta i
cristiani a respirare un po’ di quella semplicità
del Natale di questo bambino che è nato duemila
anni fa ..."
Restiamo in Asia e andiamo in Bangladesh ed
esattamente a Khulna, dove il mistero del Natale
viene vissuto con grande gioia. Ascoltiamo il
missionario saveriano, padre Livio
Salvetti:
"E’ la festività più grande che loro
sentono, per cui pregano, cantano ... E’ una
festa che anche il governo ha autorizzato".
Il Bangladesh è uno dei Paesi più poveri del
mondo e, recentemente, è stato devastato dal
ciclone Sidr. Ma ci sono prospettive positive per
il futuro? Padre Livio Salvetti:
"Attualmente, per come stanno andando le
cose, qui praticamente il povero diventa sempre più
povero: la povertà è molto diffusa anche a causa
di ragioni politiche, non politiche e, ovviamente,
per le calamità naturali che rovinano i raccolti.
Il recente ciclone, ad esempio, ha rovinato tutti
i raccolti di riso! Questa ripercussione,
attualmente, loro non la sentono, ma fra due mesi,
quando non avranno più il riso, allora la
situazione sarà ancora più grave! La povertà in
Bangladesh viene vissuta non come un castigo ma
come una menomazione ..."
In Indonesia il Natale è un momento di
dialogo, un’occasione di meditazione anche per i
non cristiani. Padre Silvano Laurenzi,
missionario nel Paese asiatico:
"In Indonesia, la festa del Natale è
molto sentita da tutti, anche da parte degli
islamici e dei fedeli delle altre religioni: è un
momento di dialogo. Loro ci osservano e vedono che
da parte nostra c’è tutta la buona volontà di
vivere insieme, di collaborare".
L’Indonesia, purtroppo, è un Paese segnato
anche dalle violenze. Il Papa ha auspicato che il
Natale sia per tutti la festa della pace. Si
puo’ sperare che la violenza sia vinta dalla
forza dell’amore anche in Indonesia? Risponde il
missionario nello Stato asiatico:
"Oh, certamente! L’unica strada per
vincere questa violenza è solo l’amore,
l’amore e la pazienza. Poco alla volta, questi
valori si stanno imponendo. La maggioranza della
popolazione è pacifica ed è disposta anche al
dialogo; ma ci sono alcuni gruppi, sempre per
motivi politici, che creano difficoltà. Ma da
parte nostra c’è tanto amore e tanta
pazienza".
Trasferiamoci infine in Oceania e andiamo in
Australia, dove il Natale risente di una mentalità
consumistica. Ascoltiamo il dottor Elio
Gagliardo, del cammino neocatecumenale
e medico all’ospedale di Darwin, nel nord del
Paese, da 16 anni in Australia.
"L’Australia è un Paese cristiano dove
c’è una percentuale di cattolici e anglicani,
ma siamo in una fase post-cristiana; è necessario
operare una evangelizzazione. Si è perso, in
questo senso, il mistero del Natale, di come lo
vive la Chiesa. Questo si è perso completamente!
E’ diventata soprattutto una festa
consumistica".
In Australia, dove prevale la dimensione
materialistica, emergono comunque segnali di
speranza.
"Sempre, in ogni uomo e penso in ogni
situazione, anche in un Paese come l’Australia
... E’ logico che nel cuore di ogni uomo c’è
il desiderio della pace, c’è il desiderio della
sicurezza, di trovare una risposta alle domande
fondamentali dell’uomo. Di fronte alla
sofferenza che, comunque ogni uomo ha, è logico
che ha bisogno di una risposta, di una speranza. E
in questo senso, certamente il Natale apre anche
alla speranza".
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