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Corriere economia", 26 febbraio 2001
CULT
No Logo, il libro della Klein, ha superato le 100 mila copie La Bibbia di Naomi
sfida il potere dei brand «Nike, Adidas e tutte le grandi marche non vendono più
prodotti ma identità culturali che ci inglobano», denuncia la
giornalista. Ci avevano promesso cieli immensi, emozioni forti, uno stile di
vita libero e anticonformista, ma ci ritroviamo con un paio di scarpe da
ginnastica, un' automobile e un laptop.
Le grandi marche dominano la nostra vita
offrendo soluzioni globali per ogni tipo di problema. «Se sei Starbucks -
spiega la nuova profetessa dell' anticonsumismo, la giornalista canadese Naomi
Klein -, non ti basta più vendere una buona tazza di caffè¨. Devi dimostrare
che ti sta a cuore l' idea di comunità .
Allora fondi una rivista di
lifestyle che rafforzi l' identità del tuo marchio e magari lanci una
linea di oggetti per la casa. Per creare uno stile originale che induca la gente
a trasferircisi dentro con armi e bagagli». Ma a metterci in guardia dall'
ossessione consumistica adesso c' è No Logo, la Bibbia del popolo di Seattle,
un volumone di 500 pagine scritto da Klein.
A un anno dalla prima uscita, il
libro-simbolo della rivolta contro la mercificazione del pianeta ha venduto
centomila copie e trasformato la sua autrice nella
«persona più influente del mondo sotto i 35 anni». La definizione del
London Times potrebbe sembrare eccessiva, ma in effetti Naomi Klein ha colpito
con i suoi strali il centro nevralgico della società postindustriale.
Tipico prodotto della borghesia ebraica di Montreal, figlia di una regista
femminista e di un medico militante di sinistra, Naomi ha passato la sua
adolescenza a contestare i genitori dal punto di vista del brand-junkie, cioè¨
del ragazzo «marchio-dipendente» che non ha il coraggio di uscire di casa
senza avere addosso il logo della Nike o della Adidas. «Ne sono uscita con un atto di forza da questa
condizione - racconta Naomi - come un tossicodipendente che si libera dalla
droga».
E aggiunge: «Quando ho cominciato a lavorare al progetto di No Logo,
oltre cinque anni fa - spiega - la rivolta organizzata contro le multinazionali
non esisteva ancora. L' ho vista crescere mentre scrivevo. Le campagne contro
Nike, Monsanto o Shell non riuscivano a generare vere manifestazioni di massa.
Il movimento si è compattato solo recentemente, quando gli effetti nocivi del
«marketing uber
alles» hanno cominciato a diventare talmente evidenti
da convincere anche i più scettici».
Nel libro, che perfino il Journal of
Marketing ha raccomandato agli addetti del settore, Klein denuncia il
«tradimento» architettato dalle multinazionali nei confronti dei propri
clienti. «La dittatura del
marchio - sostiene - riduce il prodotto a un accesso rio fortuito del business.
Scarpe, computer o hamburger possono anche essere di pessima qualità.
Contano solo le idee, l' identità culturale del marchio, che s' insinua
nella cultura giovanile, sviluppando un rapporto talmente predatorio con i suoi
clienti da ridurli alla dipendenza assoluta. Per vendere di più, le
multinazionali si appropriano le nostre stesse idee e ce le ripropongono nelle
loro pubblicità occupando sempre nuovi spazi. Ma alla fine c' è sempre
un tradimento, perché queste aziende non vendono idee. Vendono scarpe,
sigarette o impianti stereo.
Crediamo di comperare un' idea, ma quando arriviamo
a casa abbiamo soltanto un paio di jeans, che magari non ci servono nemmeno. Ma
oggi la gente ha iniziato a cercare soprattutto un' esperienza libera dai
tentacoli del marketing». E a volte la ottiene. Radiohead, una delle pop-band
più influenti e interessanti sulla scena, si è ispirata alle teorie espresse
in No Logo: durante la loro ultima tournee i musicisti britannici si sono
rifiutati di trasformarsi in veicoli pubblicitari e si sono concessi il lusso di
un palcoscenico completamente bianco, privo di qualsiasi logo e quindi di
sponsor. Che sia l' inizio della fine?
Comelli
Elena
RIFERIMENTI
BIBLIOGRAFICI
KLEIN
N. "No
Logo"
- Baldini e Castoldi