SENTENZA
SUL MURO ISRAELIANO (30/06/2004) |
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L’Alta
corte israeliana ha ordinato oggi di cambiare
il tracciato del muro che
Israele sta costruendo in Cisgiordania,
per minimizzare le sofferenze alla popolazione
palestinese. La sentenza
giunge pochi giorni prima
di quella della Corte internazionale
di giustizia dell’Aja, che si esprimerà sugli
stessi temi, su richiesta delle Nazioni
Unite, il prossimo 9 luglio.
Il servizio di Amedeo Lomonaco:
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Il
governo israeliano ha reso noto che intende rispettare la
decisione della Corte e
cambierà il tracciato del muro intorno alla Cisgiordania.
Il ministro della Giustizia israeliano, Yosef
Lapid, ha espresso aperto compiacimento
per l’odierna sentenza, sottolineando come sia
necessario garantire la sicurezza agli
israeliani, ma non a scapito della libertà
di spostamento dei palestinesi. Lo Stato ebraico -
hanno dichiarato i giudici - deve trovare alternative che
danneggino meno la popolazione. E queste alternative
esistono: lo precisano i giudici che hanno accolto
gli appelli presentati dagli
avvocati dei cittadini palestinesi ai quali sono
stati confiscati terreni per
innalzare la barriera. Secondo la radio militare,
dovrà essere smantellato e spostato un
tratto di muro di 30
chilometri e gli abitanti palestinesi
di questa zona avranno diritto a
risarcimenti. Il tratto di barriera contestato - ha
spiegato uno degli avvocati - avrebbe un impatto
devastante per la vita di almeno 45 mila palestinesi che
vivono in dieci diversi villaggi. Lo scopo
principale del muro, la cui costruzione, iniziata
nel giugno 2002, prevede un’estensione finale di
almeno 600 chilometri, è di prevenire
attentati terroristici palestinesi. Su questo punto
i giudici hanno convenuto con il
governo di Tel Aviv sostenendo che il progetto non
è stato realizzato per fini politici. La situazione sul
terreno, infine, continua ad essere incandescente: un
adolescente palestinese è stato ucciso a Beit Hanun, nel
nord della Striscia di Gaza, durante un’operazione
dell’esercito israeliano.
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