CHIESA
IN MISSIONE IN COREA DEL NORD (23/11/2008) |
Ascolta
l'intervista con fra Carballo
Radio
Vaticana, 23 novembre 2008
In
missione in Corea del Nord un religioso cattolico: è la
prima volta, dopo la presa del potere da parte del regime
La
Chiesa compie un importante passo in Corea del Nord: per
la prima volta, dopo la presa del potere da parte del
regime comunista, un prete cattolico andrà in missione
nel Paese asiatico. Si tratta di padre Paul Kim kwon-soon,
dell’ordine dei frati Minori che si trasferirà a
Pyongyang alla fine di novembre. Il sacerdote gestirà un
centro sociale che fornirà cibo e cure mediche agli
operai di una fabbrica della capitale nordcoreana. E’ un
nuovo importante gesto di solidarietà della Chiesa in un
Paese profondamente colpito dal dramma della povertà.
E’ quanto sottolinea, al microfono di Amedeo Lomonaco,
fra Josè Rodriguez Carballo, ministro generale
dell’Ordine dei frati minori:
R. – Dei grandi passi possono iniziarsi con questo
piccolo passo, segno assai importante. Un segno profetico
sia per la Chiesa, sia certamente per l’ordine
francescano. Io, come ministro generale, sono felice che
sia stato un francescano, un frate minore, ad essere il
primo che dopo 60 anni può svolgere un’attività
sociale nella Corea del Nord. Sono contento perché
andiamo in Corea del Nord nel segno della pace. Vogliamo
essere ponti di riconciliazione tra le due Coree, per
quest’unico popolo che, per motivi diversi, in questo
momento è diviso.
D. - Cosa cambia dopo questo primo passo di un
sacerdote cattolico in Corea del Nord?
R. - Non so cosa cambierà. Sono felice che un frate
minore si metta al servizio di 1500 operai, potendo anche
disporre di un ambulatorio per un primo ausilio. Questo va
molto bene anche per la missione francescana. Una missione
che consiste nell’essere sempre vicini ai più
bisognosi.
D. – E’ dunque una missione in stile tipicamente
francescano perché orientata verso il servizio ai poveri,
l’annuncio della pace, la presenza fraterna e
l’accoglienza del prossimo. In un Paese come la Corea
del Nord la parola della Chiesa può trovare spazio anche
tra le parole della politica per promuovere un dialogo
autentico tra le due Coree?
R. – Io credo che in questo momento la cosa più
importante sia la presenza; in questo senso è anche una
missione molto francescana, perché San Francesco, nella
sua regola, quando invia i suoi frati al mondo intero,
dice che mostrino di essere cristiani e di predicare anche
il Vangelo, quando sarà volontà del Signore. Io credo
veramente che l’importante, in questo momento, sia una
presenza cristiana, una presenza evangelica, in una società
che certamente è propizia ad accogliere i valori
evangelici: il popolo coreano è accogliente. E’ un
popolo che, forse anche senza saperlo, sta vivendo tanti e
tanti valori propri del cristianesimo e del Vangelo.
D. – La comunità cattolica in Corea del Nord ha
sofferto tanto: c’è stata una riduzione da 55 mila
cattolici, al momento della presa del potere da parte dei
comunisti, agli attuali circa 3 mila. Quali sono le
priorità della Chiesa verso questa comunità?
R.
– Io credo che, soprattutto quando la Chiesa è
minoritaria, il ruolo principale è di far cammino con
questa Chiesa. E’ importante che questi cattolici,
questi cristiani, non si sentano soli.

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