|
MILLENNIUM ECOSYSTEM ASSESSMENT (30/03/2005)
|
PRESENTATO A ROMA IL MILLENNIUM ECOSYSTEM
ASSESSMENT, IL PIU’ APPROFONDITO COMPENDIO SULLO STATO DEGLI ECOSISTEMI DEL PIANETA
- A cura di Amedeo Lomonaco -
**********
 |
ROMA. = Negli ultimi 50 anni gli esseri umani hanno modificato gli ecosistemi più rapidamente e profondamente che in qualsiasi altro periodo della storia umana. Questo ha prodotto la più ampia e sostanziale perdita irreversibile di diversità della vita sulla terra. E’ una delle conclusioni del ‘Millenium Ecosystem Assessment’, il più approfondito compendio sullo stato attuale degli ecosistemi presentato stamani a Roma in una conferenza stampa congiunta FAO – WWF. |
Il Millenium Ecosystem Assessment è stato realizzato tra il 2001 ed il 2005 con l’obiettivo di comprendere la situazione del pianeta e le conseguenze dei cambiamenti climatici. L’elaborazione del rapporto ha coinvolto oltre 1360 esperti provenienti da 95 Paesi per stabilire le basi scientifiche delle azioni necessarie a rafforzare la conservazione e l’utilizzo sostenibile degli ecosistemi. Il Millennium Ecosystem Assessment concentra l’attenzione sulla complessità delle interazioni tra i sistemi naturali ed i sistemi sociali ed in particolare sullo straordinario valore dei servizi che gli
ecosistemi forniscono alle società umane. Alla conferenza stampa per presentare il rapporto hanno partecipato il professor Riccardo Valentini dell’Università della
Tuscia, e Gianfranco Bologna, direttore scientifico e culturale del WWF Italia. Entrambi hanno sottolineato come il degrado dei servizi degli ecosistemi rappresenti una vera e propria perdita del capitale naturale di cui l’uomo può disporre. Non è mai troppo tardi per invertire l’attuale tendenza al degrado dovuto a diverse cause quali la deforestazione, la desertificazione, e gli effetti del gas serra. Il problema del degrado degli ecosistemi – ha fatto notare Valentini – è ben chiaro alla comunità scientifica. Ma la valutazione del
suo impatto – ha concluso – è una responsabilità politica e dipende dalla capacità o meno di affrontare l’emergenza ambientale.
**********
Amedeo Lomonaco per la Radio
Vaticana, 30/03/2005
31/03/2005
IL DECLINO DEGLI ECOSISTEMI METTE A GRAVE RISCHIO IL FUTURO DELLE RISORSE: E’ QUANTO EMERGE DAL MILLENNIUM ECOSYSTEM
ASSESSMENT,IL PIÙ AMPIO STUDIO SULLO STATO DEL PIANETA
- Interviste con Gianfranco Bologna e Riccardo Valentini -
“L’attività umana pone una tale pressione sulle funzioni naturali della terra che la capacità degli ecosistemi del pianeta di sostenere generazioni future non può più essere data per scontata. A lanciare l’allarme è il ‘Millennium Ecosystem Assessment’, il rapporto sullo stato degli ecosistemi del pianeta della FAO e del WWF, presentato ieri a Roma. Il testo sottolinea come sia difficile ridurre la fame e la povertà, migliorare le condizioni di salute dell’uomo e proteggere l’ambiente entro il 2015. Sui punti focali del rapporto ascoltiamo, al
microfono di Amedeo Lomonaco, il direttore scientifico e culturale del WWF Italia, Gianfranco Bologna:
**********
|
Gianfranco Bologna |
R. – Il rapporto dimostra come negli ultimi 50 anni la pressione umana nei confronti dei sistemi naturali del pianeta sia stata senza precedenti. Per i prossimi 50 anni si prevede, inoltre, che accompagnando questa pressione con l’incremento della popolazione, la situazione si aggraverà. Quindi, il messaggio fondamentale è che ci sono oggi le possibilità per uscire da questa situazione. Ci sono soluzioni tecnologiche, politiche ed economiche. Vuol dire fondamentalmente cominciare ad affiancare la ‘contabilità di carattere ecologico’ a quella economica. |
D. – Qual è lo stato attuale degli ecosistemi del pianeta?
R. – Gli ecosistemi della Terra oggi sono molto degradati. Quasi tutti soffrono in maniera molto pesante: le attività umane superano quella che dovrebbe essere la capacità di rigenerazione degli ecosistemi.
Sui rischi che comporta il degrado ambientale per i Paesi industrializzati, ascoltiamo Riccardo Valentini, membro del Board del Millennium Ecosystem Assessment:
|
Riccardo Valentini
|
R. – I Paesi industrializzati beneficiano di queste risorse naturali. Ma nel futuro i ‘servizi’ resi dall’ambiente saranno sempre meno disponibili. In questo momento noi siamo delle ‘cicale’: stiamo utilizzando le risorse del pianeta senza pensare alle conseguenze. Il grido d’allarme di questo rapporto, quindi, è molto chiaro: se non si inverte la tendenza del declino ambientale, ci ritroveremo nel futuro con problemi molto gravi. Problemi che non
riguardano soltanto i Paesi poveri. Questa emergenza ritornerà come un boomerang anche nei Paesi industrializzati.
|
L’uso insostenibile delle risorse aumenta il divario tra Paesi ricchi e Paesi poveri. Ma come conciliare la salvaguardia ambientale con i processi della
globalizzazione? Ancora Riccardo Valentini:
R. – Questo è effettivamente il tema del futuro: si tratta di collegare sfide globali con azioni locali. Il problema del clima, per esempio, è una sfida globale che bisogna affrontare partendo da azioni locali. Il degrado ambientale si può risolvere soltanto attraverso azioni sui Paesi, sulle regioni e a livello del singolo cittadino. Ma manca ancora un meccanismo che consenta di passare da un’iniziativa locale ad una globale.
**********
Amedeo Lomonaco per la Radio
Vaticana, 31/03/2005

|