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Fonte,
Radio Vaticana, 30 ottobre 2007
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Sviluppo
sostenibile e sfide ambientali al centro dell'intervento
all'ONU di mons. Celestino Migliore
L’emergenza
ambientale è una sfida morale e lo sradicamento
della povertà resta un obiettivo prioritario per
lo sviluppo sostenibile. Sono alcune delle
affermazioni dell’osservatore permanente della
Santa Sede presso le Nazioni Unite, l'arcivescovo
Celestino Migliore, durante la 62.ma sessione
dell’Assemblea generale dell’ONU. Nel suo
intervento, l’arcivescovo sottolinea poi che la
tutela dell’ambiente non è da considerarsi in
opposizione allo sviluppo. Il servizio di Amedeo
Lomonaco:
“La protezione dell’ambiente - afferma
mons. Migliore - implica una visione più positiva
della vita umana”: l’uomo, sostiene
l’arcivescovo, non va considerato come una
minaccia ma “si deve ritenere responsabile della
cura dell’ambiente”. In questo senso - osserva
il presule - non ci deve essere opposizione tra
vita umana e ambiente perché si tratta di “un
alleanza inseparabile”. Mons. Migliore afferma,
inoltre, che “il dovere di proteggere
l’ambiente non deve essere sacrificato
sull’altare dell’economia. L’emergenza
ambientale diventa quindi “una sfida morale”
che rende necessario l’analisi dell’utilizzo e
della distribuzione delle risorse della terra. E
una sfida - ribadisce l’arcivescovo - che ci
esorta “a vivere in armonia con l’ambiente”.
L’ambiente - sottolinea - è inseparabile da
questioni quali economia, pace e giustizia,
interessi nazionali e solidarietà internazionale.
Mentre si cerca quindi di trovare la strada
migliore per proteggere l’ambiente, si deve
anche lavorare per promuovere “la giustizia tra
società e nazioni”. Si deve poi considerare
come oggi in molti Paesi i poveri siano
maggiormente a contatto con il degrado ambientale:
sono infatti i più poveri - afferma
l’osservatore permanente della Santa Sede - a
vivere “in terre inquinate, in aree vicine a
depositi tossici e in proprietà altrui senza
avere alcun accesso a servizi di base”. Molti
coltivatori poveri disboscano, inoltre, foreste
per sopravvivere e questo alimenta un circolo
vizioso di povertà e degrado ambientale.
Tuttavia, lo scenario odierno non presenta solo
lati oscuri: tra i segni di incoraggiamento, mons.
Migliore indica un più sviluppato senso di
responsabilità del grande pubblico su temi
ambientali. E’ poi incoraggiante anche che molte
persone, in seguito a previsioni catastrofiche per
i cambiamenti climatici, si preoccupino di
questioni legate all’ambiente. “Il degrado
ambientale innescato da modelli di sviluppo
economico - sostiene inoltre il presule - fa
capire che lo sviluppo non si realizza con un
aumento meramente quantitativo di produzione, ma
con approcci equilibrati alla produzione” che
contemplino il rispetto dei diritti degli operai e
la protezione dell’ambiente. La speranza -
dichiara mons. Migliore - è che questi segni
positivi possano condurre al consolidamento di una
visione capace di promuovere il progresso umano.
Una visione - spiega - che si fondi sul rispetto
della natura e su una solidarietà internazionale,
nella quale “la responsabilità per l’ambiente
sia ripartita equamente e proporzionalmente tra
Paesi ricchi e Stati poveri”. E’ necessario
accertarsi presso le autorità - sottolinea il
presule - che questi segnali promettenti “si
traducano in politiche pubbliche capaci di
arrestare, invertire e impedire il deperimento
ambientale”. Le leggi - dice mons. Migliore -
non sono sufficienti per alterare il
comportamento. Il cambiamento - conclude -
richiede relazioni più eque tra Stati,
“l'impegno personale e la convinzione etica del
valore della solidarietà”.
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