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INTERVENTO
DELL'ARCIVESCOVO CELESTINO MIGLIORE ALL'ONU (26/10/2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte: Radio Vaticana,
26 ottobre 2006
SVILUPPO
SOSTENIBILE E QUESTIONI AMBIENTALI AL CENTRO
DELL’INTERVENTO DI IERI ALL’ASSEMBLEA GENERALE
DELL’ONU DELL’OSSERVATORE PERMANENTE DELLA SANTA SEDE
ALLE NAZIONI UNITE
Anche
in contesti caratterizzati da una veloce transizione e
mutazione, “la nostra economia continua a fondarsi,
essenzialmente, sulla relazione con la natura”. E’ il
richiamo dell’arcivescovo Celestino Migliore,
Osservatore permanente della Santa Sede all’ONU
intervenendo ieri alla 61.ma Assemblea generale delle
Nazioni Unite. Il presule ha anche auspicato che le
strategie in campo energetico siano capaci di soddisfare i
bisogni di media e lunga durata e di tutelare la salute
umana e l’ambiente.
Il servizio di Amedeo Lomonaco:
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Diversi
sistemi che rendono possibile la sopravvivenza nel mondo
– ha spiegato l’arcivescovo Migliore - “sono stati
irreparabilmente guastati o distrutti”, rendendo in
questi casi non praticabile la via economica. Per questo
– ha aggiunto - le preoccupazioni ambientali non devono
essere ritenute esterne o marginali rispetto
all’economia, ma devono essere considerate dai politici
le basi su cui poggiano tutte le attività economiche.
L’adempimento degli impegni presi al Summit della Terra
a Rio de Janeiro nel 1992, per la creazione di “pilastri
economici, ambientali e sociali tesi ad uno sviluppo
sostenibile” – ha poi sottolineato mons. Migliore - è
la risposta minima richiesta. “Le conseguenze ambientali
delle nostre attività economiche - ha infatti avvertito
il presule - sono le vere priorità del mondo”. Quello
ambientale – ha proseguito - non è solo un “rilevante
problema etico e scientifico”, ma anche una “questione
politica ed economica”.
Non
si deve solo integrare lo sviluppo sostenibile in
programmi di riduzione della povertà e di crescita
economica – ha quindi osservato il presule - ma anche
riflettere su “problemi ambientali nelle strategie di
sicurezza e su questioni umanitarie nei piani di sviluppo
a livello nazionale, regionale e internazionale”. La
Comunità internazionale – ha aggiunto - dovrebbe
continuare ad approfondire “la comprensione dei
collegamenti tra pace e sviluppo umano”. Uno sviluppo
– ha detto l’osservatore vaticano – che deve
comprendere maggiori investimenti in tecnologie più
pulite, prima che la bilancia ecologica sia capovolta da
una “colpevole negligenza”. Tra i vari segnali che
rendono allarmante il degrado ambientale, il presule ha
evidenziato infine la desertificazione
e la siccità, il deterioramento del settore
agricolo, dal quale dipendono soprattutto le popolazioni
più povere e il sempre più problematico accesso
all’acqua, dovuto non ad una effettiva mancanza ma
spesso ad una non adeguata gestione delle risorse idriche.
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