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Messaggio
natalizio di Benedetto XVI: la
luce di Betlemme si diffonda nel
mondo e risplenda dove prevalgono
egoismi e violenza
“La
grazia di Dio è apparsa a tutti
gli uomini”. “Per tutti è
nato Gesù”, ogni persona possa
sperimentare la potenza della
grazia salvatrice di Dio, che
“sola può cambiare il cuore di
ogni uomo e renderlo un’oasi di
pace”. Il riverbero del Bambino
di Betlemme risplende con la sua
luce anche tra i drammi di Paesi
scossi da guerre e povertà. E’
l’annuncio di gioia e speranza
di Benedetto XVI risuonato nella
Santa Messa della Notte di Natale
e ripetuto nel messaggio
natalizio, pronunciato questa
mattina dalla loggia centrale
della Basilica vaticana. Il Papa
ha lanciato, in particolare, un
accorato appello per la pace in
Terra Santa e per alcuni Paesi
dell’Africa segnati da profonde
sofferenze. Ripercorriamo alcuni
passaggi del Messaggio del Papa
nel servizio di Amedeo Lomonaco:
In questo mondo, con le sue
speranze e le sue angosce, “è
apparsa la grazia di Dio
Salvatore”. La festa del Natale
- afferma il Papa nel messaggio
alla città di Roma e al mondo -
è rischiarata da “un chiarore
che si accende nella notte”: è
quella di Gesù Bambino, “luce
che si propaga” dissipando le
tenebre. Riscaldata da questo
chiarore risplende la preghiera
del Santo Padre perchè la grazia
di Dio possa essere sperimentata
anche da “numerose popolazioni
che ancora vivono nelle tenebre e
nell’ombra di morte”.
“La Luce divina di
Betlemme si diffonda in Terra
Santa, dove l’orizzonte sembra
tornare a farsi cupo per gli
israeliani e i palestinesi; si
diffonda in Libano, in Iraq e
ovunque nel Medio Oriente. Fecondi
gli sforzi di quanti non si
rassegnano alla logica perversa
dello scontro e della violenza e
privilegiano invece la via del
dialogo e del negoziato, per
comporre le tensioni interne ai
singoli Paesi e trovare soluzioni
giuste e durature ai conflitti che
travagliano la regione”.
La grazia di Dio “si è
manifestata nella carne” e “ha
mostrato il suo volto”
illuminando la storia dell’uomo.
Questa luce di Betlemme –
aggiunge il Papa – illumini
anche le martoriate terre
dell’Africa:
“A questa Luce che
trasforma e rinnova anelano gli
abitanti dello Zimbabwe, in
Africa, stretti da troppo tempo
nella morsa di una crisi politica
e sociale che, purtroppo, continua
ad aggravarsi, come pure gli
uomini e le donne della Repubblica
Democratica del Congo,
specialmente nella martoriata
regione del Kivu, del Darfur, in
Sudan, e della Somalia, le cui
interminabili sofferenze sono
tragica conseguenza dell’assenza
di stabilità e di pace”.
Attendono questa luce –
spiega il Papa – soprattutto i
bambini di tutti i Paesi in
difficoltà, “affinché sia
restituita speranza al loro
avvenire”. La luce del Natale
– aggiunge il Santo Padre –
risplenda in spirito di autentica
solidarietà in ogni luogo e in
ogni cuore:
“Dove la dignità e i
diritti della persona umana sono
conculcati; dove gli egoismi
personali o di gruppo prevalgono
sul bene comune; dove si rischia
di assuefarsi all’odio
fratricida e allo sfruttamento
dell’uomo sull’uomo; dove
lotte intestine dividono gruppi ed
etnie e lacerano la convivenza;
dove il terrorismo continua a
colpire; dove manca il necessario
per sopravvivere; dove si guarda
con apprensione ad un futuro che
sta diventando sempre più
incerto, anche nelle Nazioni del
benessere; là risplenda la luce
del Natale”.
Nell’umile dimora di Betlemme
Lo hanno incontrato poche persone,
ma Gesù è venuto per tutti gli
uomini, per ogni creatura.
“Occorre però che
l’essere umano l’accolga,
pronunci il suo ‘si’, come
Maria, affinché il cuore sia
rischiarato da un raggio di quella
luce divina”.
Occorre ascoltare Gesù ancora
infante che sembra dirci:
“Non abbiate paura, ‘Io
sono Dio, non ce n’è altri’ (Is
45, 22). Venite a me, uomini e
donne, popoli e nazioni, venite a
me, non temete: sono venuto a
portarvi l’amore del Padre, a
mostrarvi la via della pace”.
Ad accogliere Gesù in quella
notte sono stati Maria e Giuseppe,
che lo attendevano con amore, ed i
pastori, che vegliavano accanto
alle greggi. “Anche oggi –
osserva il Papa - coloro che nella
vita Lo attendono e Lo cercano
incontrano il Dio che per amore si
è fatto nostro fratello”.
Quanti hanno “il cuore proteso
verso il Signore” desiderano
conoscere il suo volto e
contribuire all’avvento del suo
Regno. Come ha detto Gesù nella
sua predicazione, sono i poveri in
spirito, gli afflitti, i miti, gli
affamati di giustizia, i
misericordiosi, i puri di cuore,
gli operatori di pace, i
perseguitati.
“Questi riconoscono in Gesù
il volto di Dio e ripartono, come
i pastori di Betlemme, rinnovati
nel cuore dalla gioia del suo
amore”.
“Andiamo, dunque, fratelli!
Affrettiamoci – esorta il Papa -
come i pastori nella notte di
Betlemme. Dio ci è venuto
incontro e ci ha mostrato il suo
volto, ricco di grazia e
misericordia”:
“Non sia vana per noi la
sua venuta! Cerchiamo Gesù,
lasciamoci attirare dalla sua
luce, che dissipa dal cuore
dell’uomo la tristezza e la
paura; avviciniamoci con fiducia;
con umiltà prostriamoci per
adorarlo. Buon Natale a tutti”.
Al termine del Messaggio Urbi et
Orbi, come da tradizione, il Papa
ha pronunciato gli auguri di
Natale in varie lingue, quest’anno
in 64 idiomi. “In questo nostro
tempo, segnato da una
considerevole crisi economica –
ha detto il Pontefice in lingua
italiana - possa il Natale essere
occasione di più grande
solidarietà tra le famiglie e tra
le comunità che compongono la
cara Nazione italiana”. Tante
espressioni linguistiche si sono
poi alternate per annunciare
infine, in latino, la Buona
Notizia:
“Apparuit
gratia Dei Salvatoris nostri
omnibus hominibus”.
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