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Fonte,
Radio Vaticana, 18 marzo 2008
Ascolta il servizio di Amedeo
Lomonaco
Se
vogliamo comprendere il peccato, dobbiamo restare davanti
al Crocifisso: il pensiero del cardinale Angelo Comastri
alla Messa pasquale per i dipendenti vaticani
Si
è tenuta questa mattina, nella Basilica di San Pietro, la
celebrazione eucaristica pasquale per i dipendenti
vaticani. A presiedere il rito è stato il cardinale
Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città
del Vaticano. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
“I carnefici di Cristo siamo noi con le nostre
cattiverie” e se vogliamo comprendere cosa sia il
peccato, dobbiamo restare davanti al Crocifisso per
riconoscere il passaggio del Signore. Con queste parole,
il cardinale Angelo Comastri invita a scuotere i cuori
induriti per sperimentare un vero pentimento e “donarci
il perdono”. E’ un esortazione a togliere “la
schiuma della cattiveria” dal cuore per renderlo
“mite, umile e misericordioso” come quello di Cristo.
La Pasqua, vissuta esaltando questo cambiamento, diventa
allora “passaggio dalla cattiveria alla bontà”. Ma se
“non cambia qualcosa dentro di noi e se non migliora
qualcosa nella nostra vita - sottolinea il porporato - non
è Pasqua per noi”.
L’invito
è quindi quello di fissare lo sguardo su Gerusalemme e
sugli avvenimenti di questa settimana: l’ingresso
festoso della Domenica delle palme, l’Ultima cena, il
tradimento di Giuda, la condanna, la crocifissione e la
risurrezione di Gesù. Nella città Santa - ricorda il
porporato - Gesù aveva predetto, tra le lacrime, che
Gerusalemme sarebbe stata cinta d’assedio e distrutta.
Dopo il compimento di queste parole - aggiunge - sono
falliti i tentativi degli ebrei di ricostruire il tempio,
dato alle fiamme dai romani. Questi episodi - fa notare il
cardinale Comastri - ci ricordano che non si può
scherzare con la bontà di Dio. Riflettere sulla morte di
Gesù, coglierne il senso autentico, significa invece
riconoscerne il passaggio nelle nostre vite e comprendere
- conclude il porporato - che “non possiamo respingere
la mano tesa di Dio per tirarci fuori dal peccato”.
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