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IL
MERCATO MONDIALE
Le
materie prime vengono vendute e comprate sul mercato
mondiale, così come vengono distribuiti in tutto il mondo
i prodotti da esse ricavati. L’intero pianeta è oggi
una sorta di enorme mercato, sia per quanto riguarda la
circolazione delle merci che, una volta prodotte
all’interno di un singolo Stato, possono essere
esportate in tutto il Mondo, sia per quanto riguarda la
divisione internazionale del lavoro, che consiste in una
forma di specializzazione dell’attività produttiva nei
vari paesi. Lo scambio internazionale si basa proprio sul
fatto che non tutti gli Stati hanno a disposizione le
stesse risorse: ci sono paesi ricchi di minerali come gli
USA, l’Australia e il Sudafrica, mentre altri ne devono
importare per fornire materie prime alle loro industrie,
come accade per il Giappone. In generale i paesi
sottosviluppati esportano materie prime a basso costo e
importano i prodotti industriali, mentre i paesi
industrializzati del nord del mondo comprano materie prime
ed esportano le merci fabbricate nelle loro industrie: i
guadagni sono assai maggiori per i paesi più ricchi che
vendono beni a più alto valore aggiunto, cioè merci il
cui prezzo di vendita è determinato, più che dal costo
delle materie prime, dal lavoro qualificato che è stato
impiegato per produrle.
PROTEZIONISMO
E LIBERISMO
Il
commercio mondiale tra gli Stati può essere regolato da
due opposti principi: il protezionismo e il libero
scambio, o liberismo. Il protezionismo consiste in una
serie di provvedimenti che lo Stato prende per limitare le
importazioni di merci da altri paesi, allo scopo di
proteggere la produzione interna dalla concorrenza
straniera. Il libero scambio si realizza quando non esiste
alcun ostacolo all’importazione ed esportazione di
merci. Nonostante la maggior parte degli Stati sostenga a
livello di principio il libero scambio e abbia
sottoscritto accordi internazionali a favore della
circolazione internazionale delle merci, in realtà
ciascuno Stato mantiene provvedimenti protezionistici a
favore delle proprie industrie.
SCAMBIO
EGUALE E DISEGUALE
Se
gli scambi avvengono tra paesi che hanno più o meno lo
stesso livello di sviluppo, attraverso il libero scambio
viene favorita la specializzazione internazionale e la
crescita economica di tutti i paesi interessati. Ciò
significa che ogni paese può dedicarsi a produrre quei
beni per cui ha a disposizione materie prime, tecnologie e
manodopera preparata. Ad esempio, uno stato che gode di un
buon clima, di terreni fertili e di una tradizione nel
lavoro agricolo, può produrre soprattutto grano o altri
cereali per il consumo interno e per l’esportazione,
mentre può importare macchinari, utili sia per le
lavorazioni industriali che per quelle agricole, da paesi
industrializzati. Tuttavia se gli scambi avvengono tra
paesi a diverso livello di sviluppo, sono i paesi più
sviluppati a trarne il maggior vantaggio: essi esportano
soprattutto prodotti industriali, nella cui produzione
sono specializzati e di cui detengono le conoscenze
tecnologiche, e importano materie prime e prodotti
agricoli provenienti dai paesi meno sviluppati, i quali
troveranno notevoli difficoltà a far nascere
un’industria autonoma.
Accanto
agli Stati, svolgono un ruolo di primo piano
nell’economia mondiale le società multinazionali. Le
multinazionali sono imprese che operano in aree ad alto
sviluppo economico e nei settori avanzati
dell’industria; hanno un giro d’affari di notevoli
dimensioni e collocano le loro attività produttive in
diversi paesi, dove esistono le condizioni economiche
migliori. La proprietà e la direzione appartengono alla
società-madre, che viene detta “holding”, da cui
dipendono imprese che possono operare nei campi più
diversi: ad esempio, una multinazionale può disporre di
aziende agricole, di industrie alimentari, catene di
distribuzione commerciale; ma può anche può anche
possedere attività in altri settori completamente
diversi, come quello chimico o meccanico. Le
multinazionali si sono ingrandite a un punto tale che
molte di esse hanno bilanci superiori a quelli degli stati
dove operano, di cui possono influenzare la politica
economica a proprio vantaggio. Inoltre, approfittando dei
diversi sistemi di legge vigenti nei paesi dove
estendono le loro attività, riescono a sfuggire ai
controlli fiscali, disponendo così di somme ingentissime,
al di fuori di ogni controllo; altri vantaggi sono
costituiti dall’utilizzo di manodopera a basso costo,
dall’allargamento del mercato di vendita e così via.
Gli interessi delle multinazionali possono contrastare con
quelli dello Stato dove operano e con quelli della comunità
mondiale. Ciò accade, ad esempio, quando determinate
attività produttive intaccano risorse naturali non
rinnovabili, come le foreste, danneggiando l’ambiente e
impoverendolo, a lungo andare, il paese ospitante. Tra gli
effetti collaterali che queste trasformazioni economiche
producono c’è anche l’esportazione di un modello di
vita proprio della società occidentale e quindi
l’uniformarsi delle abitudini e della mentalità di
vaste aree di popolazione, tramite la diffusione della
Coca cola e della rete Mc Donald. Attualmente esistono più
di 600 imprese multinazionali, operanti in più di 40
paesi, e altre 2.000 circa, operanti in più di 5 paesi.
Il maggior numero di imprese multinazionali è
statunitense: oltre 200 società tra le prime 500, con un
giro di affari di oltre 3.000 miliardi di dollari e più
di 12 milioni di dipendenti. Seguono, a distanza sempre più
ravvicinata Europa e Giappone.
Alla
fine della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti erano
l'unico paese in grado di fornire ai paesi europei e al
Giappone, devastati dal conflitto, i beni e i servizi di
consumo. Si registrò quindi un forte aumento delle
esportazioni di beni dagli Stati Uniti e, poiché questi
beni venivano pagati in dollari USA, questa moneta divenne
molto ricercata e il suo valore di mercato aumentò. Nel
1944, nella conferenza di Bretton Woods, i paesi a
economia di mercato scelsero un nuovo sistema di cambi,
basato non più sull’oro, ma sul dollaro USA: il valore
di ciascuna moneta nazionale fu fissato in relazione alla
moneta statunitense e le riserve monetarie vennero
accumulate in questa moneta. Nella stessa conferenza
vennero anche create due nuove istituzioni, il Fondo
monetario internazionale (FMI) e la Banca internazionale
per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRS), detta anche
Banca mondiale. Il sistema dei cambi di Bretton Woods entrò
in crisi nel corso degli anni Sessanta e nel 1971 venne
abbandonato a favore di un sistema a cambi parzialmente
flessibili. Nel corso di tutti gli anni Settanta, anche a
causa della crisi petrolifera, il dollaro si deprezzò nei
confronti del marco, dello yen e del franco svizzero.
Nel
corso degli ultimi due decenni, le borse e gli altri
mercati finanziari si sono diffusi in tutto il mondo
grazie allo sviluppo delle tecnologie informatiche. Questi
cambiamenti hanno favorito gli speculatori, investitori
che acquistano o vendono ingenti quantità di titoli o di
moneta esclusivamente per trarne un guadagno, cercando di
anticipare i cambiamenti della domanda e dell’offerta.
Alcune banche e società d’investimento sono diventate
così ricche da poter influenzare esse stesse
l’andamento del mercato finanziario, che quindi dipende
sempre meno dalle variazioni dell’economia reale, cioè
dalla produzione e dagli investimenti: si parla al
riguardo di finanziarizzazione dell’economia, un
fenomeno che riguarda particolarmente i paesi a economia
di mercato sviluppata, cioè i paesi del Nord America,
dell’Europa occidentale e del Sudest asiatico.
In seguito all’azione degli investitori, i mercati
finanziari e i cambi tra le diverse monete divengono
estremamente volatili, cioè variabili in periodi anche
molto brevi e senza possibilità di essere previsti. Come
venne notato fin dal 1974 da James Tobin, la volatilità
dei tassi di cambio è una forte limitazione
all’autonomia delle politiche economiche nazionali. I
singoli paesi, per evitare che la speculazione colpisca la
propria moneta e che gli investitori vendano in massa i
titoli di stato, sono costretti a seguire una determinata
politica nella fissazione del tasso d’interesse, che
deve essere molto alto in modo da attirare gli
investitori. Ciò può comportare delle conseguenze
negative, poiché il pagamento del debito impegna una
grossa parte del reddito nazionale a scapito delle
politiche sociali e dell’occupazione. Per limitare i
danni che movimenti finanziari possono produrre sulle
economie dei paesi più esposti alle speculazioni (e
quindi soprattutto i paesi in via di sviluppo), James
Tobin nel 1972 propose una tassa sui movimenti finanziari
speculativi. Accolta senza entusiasmi negli anni Settanta,
in un momento di grande euforia dei mercati, negli anni
Novanta la Tobin Tax è stata riproposta e molti studiosi
e organizzazioni internazionali, e qualche governo(ad
esempio quello francese), ne stanno valutando
l’applicabilità.
WTO
Il
WTO o World
Trade Organization è una Organizzazione mondiale per
il commercio, istituita nel 1993 a seguito dei negoziati
multilaterali nell'ambito dell'Accordo generale sulle
tariffe e sul commercio (GATT), per promuovere e
rafforzare il libero mercato mondiale.
Formalmente
operativo dal 1° gennaio 1995, il WTO esisteva già come
forum internazionale fin dal 1955 quando fu creato a
seguito degli accordi di Bretton Woods. Solo allo
scioglimento del GATT nel 1994, il WTO ne ha però preso
ufficialmente il posto, gestendo e controllando i ventotto
accordi sul libero commercio contenuti nella relazione
finale dell'Uruguay Round, vigilando sulle regole del
commercio mondiale e decidendo riguardo alle controversie
commerciali rimesse al suo giudizio dagli stati membri.
La
sua struttura prevede un consiglio generale composto dagli
ambasciatori al WTO dei 76 stati membri e dal consiglio
dei ministri, che si riunisce ogni due anni e nomina il
direttore generale. Renato Ruggiero, ex ministro italiano
del Commercio, ha assunto per primo la carica di direttore
generale a tempo pieno a partire dal 1° maggio 1995. Per
la soluzione delle controversie in materia commerciale è
stata invece prevista una commissione giudicante, composta
da funzionari dell'organizzazione, le cui decisioni sono
appellabili rivolgendosi a un altro comitato del WTO che
giudica in modo definitivo e vincolante.
A
differenza del GATT, il WTO, pur rimanendo indipendente
dall'Organizzazione delle Nazioni Unite, è un'entità
formalmente costituita, le cui regole sono giuridicamente
vincolanti per gli stati membri; fornisce inoltre un
quadro di riferimento per il regolamento del commercio
internazionale, allargando la portata delle disposizioni
del GATT fino a includere lo scambio di servizi, i diritti
relativi alla proprietà intellettuale e gli investimenti.
Si ritiene che gli accordi raggiunti in sede GATT
determineranno un incremento del commercio mondiale
annuale pari almeno a 755 miliardi di dollari statunitensi
entro il 2002, facendo lievitare il reddito annuale
mondiale a circa 235 miliardi di dollari. La sede
dell'organizzazione si trova a Ginevra.
IL
GATT
Il
GATT o General
Agreement on Tariffs and Trade è un accordo generale
sulle tariffe e il commercio firmato nel 1947 alla
Conferenza di Ginevra sul commercio dai rappresentanti di
23 paesi. Il risultato più importante di questo accordo
fu la formazione di un forum internazionale dedicato
all'espansione del commercio multilaterale e alla
conciliazione e definizione delle dispute commerciali
internazionali. Il trattato sostituì la proposta di
formazione di un'organizzazione commerciale internazionale
delle Nazioni Unite, che non nacque mai a causa delle
tensioni generate dalla Guerra Fredda.
Entrato in vigore nel gennaio del 1948, il trattato fu
accettato da un numero crescente di nazioni: nel 1988, 96
nazioni, rappresentanti una parte preponderante del mondo
commerciale, avevano aderito al GATT a pieno titolo,
mentre altre vi presero parte in forme diverse. A partire
dal 1947 i membri del GATT hanno sostenuto otto tornate
(in inglese round)
di negoziati commerciali. La settima conferenza, il Tokyo
Round, si concluse nel 1979; l'ottava, l'Uruguay Round, si
concluse nel 1986 con tre anni di ritardo sul previsto
sancendo così nel 1994 la sostituzione del GATT con
l'Organizzazione mondiale del commercio (WTO).
I membri del GATT studiarono e proposero strategie per
minimizzare nuove e vecchie barriere commerciali, compresa
la riduzione dei dazi e dei contingenti d'importazione e
l'abolizione degli accordi commerciali preferenziali tra
gli stati membri. Le concessioni tariffarie furono
negoziate su base di reciprocità; la concessione relativa
a un prodotto veniva poi applicata a tutte le parti
contraenti, sebbene un paese potesse richiedere una
clausola di salvaguardia che gli consentisse di revocare
la concessione originaria qualora la riduzione tariffaria
causasse gravi danni alla sua industria.
Regola base del GATT era il principio delle relazioni
commerciali non discriminatorie tra gli stati membri; tale
principio fu attuato prevalentemente mediante la clausola
della nazione più favorita, in virtù della quale il
trattamento più favorevole accordato a un paese membro
del GATT si estende automaticamente a tutti gli altri.