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Fonte,
Radio Vaticana, 27 gennaio 2008
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Nella
Giornata della Memoria delle vittime dell’Olocausto,
l’ONU esorta a non dimenticare l’orrore dello
sterminio nazista e a sconfiggere la piaga
dell’intolleranza
“A
coloro che ancora oggi sostengono che
l’Olocausto non sia mai esistito, o che ne sia
stata amplificata la portata”, si deve
rispondere ribadendo la determinazione ad
“onorare la memoria di uomini, donne e bambini,
innocenti, uccisi per mano dei nazisti e dei loro
complici”. E’ quanto si legge nel messaggio
del segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon,
per l’odierna Giornata mondiale in memoria delle
vittime dell’Olocausto. Questa ricorrenza cade
nell’ambito delle commemorazioni del 60.mo
anniversario della Dichiarazione universale dei
diritti umani, il primo documento globale a
sancire la dignità e l’uguaglianza di tutti gli
esseri umani. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
(Musica)
Orrori non vissuti in prima persona, drammi
apparentemente lontani non devono indebolirsi,
smarrirsi nella quotidianità e riproporsi in
disumane tesi antisemite. Ci sono testimonianze,
quelle dei sopravvissuti dell’Olocausto, che
devono riflettersi in ogni tempo per divenire un
monito indelebile per l’umanità. Sulla tragedia
vissuta dagli ebrei negli anni della Seconda
guerra mondiale, ecco la testimonianza rilasciata
alla nostra emittente - al rotocalco
‘Radiodomenica’ - dal rabbino capo emerito di
Roma, Elio Toaff:
“Io per molti anni mi sono svegliato
tremando, perché rivivevo quello che era
successo. Quindi, ero veramente angosciato perché
non avevo nessuna voglia di ricordare, ma tutte le
notti, per dieci anni, me le sono riviste davanti
agli occhi, quelle scene tremende cui avevo
assistito”.
Riapriamo la drammatica pagina dell’arrivo ad
Auschwitz con il ricordo dell’ebreo italiano, Nedo
Fiano:
“Siamo scesi giù come tanti sacchi di
cemento, incolonnati. La mamma ha capito che
andavamo lì a morire e ha detto: Nedo, Nedo,
Nedo! Abbracciami, Non ci vedremo mai più! E così
è andata”.
Ma non basta ricordare, onorare e piangere le
vittime dell’odio nazista: il segretario
generale delle Nazioni Unite sottolinea che si
deve educare a rispettare la vita: si deve
infondere il rispetto per la diversità – si
legge nel messaggio di Ban Ki-moon - prima che si
radichi l’intolleranza. Alla memoria, che lo
scorrere del tempo potrebbe affievolire ma non
cancellare, si deve associare la conoscenza
storica per evitare che l’umanità del Terzo
millennio possa conoscere ancora orrori simili a
quelli avvenuti nei campi di sterminio nazisti. Liliana
Picciotto, storica del Centro di
Documentazione ebraica contemporanea:
“Io come storica, mentre sono capace di dire
cosa è accaduto, non sono mai riuscita a dare un
senso a quello che è avvenuto. Si capisce
benissimo che cosa sia successo, ma non il perché.
Anche oggi in certi frangenti, in certi ambienti,
l’irrazionalità ancora trionfa. Se andiamo a
leggere i libri di storia di certi Paesi, dove
ancora ci sono regimi antidemocratici, possiamo
notare, purtroppo, che la storia è sempre quella.
Bisogna cominciare dall’infanzia a divulgare
idee di amicizia, di solidarietà verso
l’altro”.
Ci sono state persone che hanno detto ‘no’
alla violenza, all’intolleranza e al terrore di
quegli anni salvando la vita di molti che erano
perseguitati. Tra queste c’è anche mons.
Beniamino Schivo, già insignito del
titolo di “Giusto tra le genti”, che giovedì
scorso ha ricevuto al Quirinale la medaglia
d’oro al merito civile durante la cerimonia di
celebrazione del “Giorno della Memoria”.
Ripercorriamo con mons. Schivo quegli anni e la
sua storia, indissolubilmente legata con quella di
una famiglia ebrea.
“Una famiglia venne a Città di Castello e io
mi adoperai per trovare loro un nascondiglio. Come
potevo rifiutarmi? Mi sembrava doveroso. E mi
venne in mente una casa che hanno le nostre suore
in alta montagna, in un luogo molto isolato. In
primavera cominciò poi la caccia ai partigiani,
che si nascondevano sui monti, e allora diventava
pericoloso restare in quella casa. La famiglia
venne quindi in seminario e tutti poterono
trascorrere il periodo più acuto della guerra
abbastanza tranquillamente, aiutati da tanta brava
gente. Poi, arrivarono gli Alleati e la vita
riprese normalmente”.
Il silenzio e la preghiera hanno dominato il 28
maggio del 2006 la visita di Benedetto XVI al
campo di sterminio nazista di Auschwitz. “Con la
distruzione d’Israele – aveva detto il Papa
– si voleva in fin dei conti strappare anche la
radice, su cui si basa la fede cristiana”:
“I potentati del Terzo Reich volevano
schiacciare il popolo ebraico nella sua totalità;
eliminarlo dall'elenco dei popoli della terra.
Allora le parole del Salmo: ‘Siamo messi a
morte, stimati come pecore da macello’ si
verificarono in modo terribile. In fondo, quei
criminali violenti, con l'annientamento di questo
popolo, intendevano uccidere quel Dio che chiamò
Abramo, che parlando sul Sinai stabilì i criteri
orientativi dell'umanità che restano validi in
eterno”.
Gli insegnamenti drammatici dell’Olocausto
devono dunque continuare ad essere trasmessi alle
future generazioni: “Se comprendere è
impossibile – diceva Primo Levi - conoscere è
necessario perché ciò che è accaduto può
ritornare”.
(Musica)
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