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MEETING
PER LA PACE IN SLOVENIA (30/05/2002) |
Ciampi:
"Uniti
in
Europa
per
contare
di
più"
| BLED
(Slovenia)
-
Ancorare
i
Balcani
al
resto
d’Europa
per
evitare
che
questi
popoli,
divisi
nel
recente
passato
da
una
sanguinosa
guerra,
possano
nuovamente
contrapporsi.
Lo
chiedono
i
sedici
Capi
di
Stato
della
Mitteleuropa
riuniti
sul
lago
di
Bled
in
Slovenia,
a
pochi
giorni
dalla
firma
dell’accordo
Nato-Russia.
E
lo
auspica
anche
il
Presidente
italiano
Carlo
Azeglio
Ciampi
presente
al
summit,
secondo
cui,
solo
un’Europa
unita
può
contare
di
più. |
|
Ma
il
patto
siglato
a
Roma,
che
resta
un
atto
di
pacificazione
importante,
nonché
il
ruolo
di
Mosca,
destinata
a
non
ostacolare
più
le
integrazioni
euroatlantiche
di
quelli
che
un
tempo
erano
i
suoi
satelliti,
non
è
il
punto
fondamentale.
Il
problema,
come
è
emerso
nel
corso
dei
colloqui
multilaterali
sloveni,
è
il
malessere
che
serpeggia
fra
alcuni
candidati
all’integrazione,
quelli
più
lontani
dal
traguardo
come
Ucraina,
Moldova,
Bulgaria
e
le
stesse
Bosnia
e
Macedonia,
che
si
considerano
quasi
delle
«vittime»
dei
processi
integrativi
in
corso
nell’Occidente.
È
un’intensa
due
giorni
quella
in
svolgimento
tra
Bled
e
il
vicino
castello
di
Brdo
(ex
tenuta
di
caccia
di
Tito),
cui
partecipa
anche
l’Italia.
Un
meeting
per
la
pace
e
lo
sviluppo
fra
Paesi
diversi:
aderenti
all’Ue
(come
Italia,
Austria
e
Germania),
candidati
all’adesione
(come
Slovenia
o
Polonia),
o
molto
lontani
dall’esserlo
(come
Croazia,
o
Bosnia-Erzegovina),
dove
l’inquilino
del
Quirinale
ha
avuto
una
serie
di
incontri
bilaterali
con
i
leader
di
Bulgaria
(Parvanov),
Jugoslavia
(Kostunica),
Austria
(Klestil)
e
Germania
(Rau).
Un’occasione
per
rinsaldare
i
rapporti,
anche
personali,
fra
gli
esponenti
del
vecchio
continente.
In
serata,
prima
del
rientro
anticipato
a
Roma
in
vista
delle
celebrazioni
di
domani,
il
Presidente
italiano
ha
visto
il
«collega»
sloveno
Milan
Kucan.
Nel
pomeriggio
il
vertice
vero
e
proprio
si
è
spostato
al
castello
di
Brdo,
dove
si
è
tenuta
la
prima
sessione
del
meeting,
cui
ne
seguirà
una
seconda
oggi,
con
la
stesura
del
documento
finale.
La
mattinata
si
era
aperta
con
una
Bled
blindata,
senza
gli
abituali
turisti
di
inizio
stagione.
I
presidenti
sono
atterrati
all’aeroporto
di
Brnik
a
10’
di
distanza
l’uno
dall’altro.
Poi
l’arrivo
in
macchina
nella
Bled
presidiata.
Strette
di
mano,
sorrisi
e
abbracci
come
vecchi
amici
nell'albergo
affacciato
sul
lago,
mentre
la
banda
militare
intonava
l’Inno
alla
gioia
di
Beethoven.
E
i
valori
europei
sono
stati
richiamati
dal
Capo
dello
Stato
anche
nel
suo
intervento
finale,
segnalando
che
dal
vertice
è
emersa
«la
consapevolezza
dell'importanza
di
unirci
progressivamente
e
che
questo
è
il
modo
per
contare
di
più
nelle
relazioni
internazionali».
«Per
contare
di
più
-
ha
spiegato
Ciampi
-
bisogna
sempre
essere
capaci
di
parlare
in
modo
unitario».
Nel
corso
dell'incontro,
secondo
quanto
riferito
da
Ciampi,
è
stato
riaffermato
«il
ruolo
e
l'importanza
dell'Europa
centrale
sia
per
la
sicurezza
e
sia
per
l'integrazione
europea».
Ma
il
fantasma
della
Russia
ha
aleggiato
sul
vertice
di
Bled
e
Brdo.
Anche
se
il
Presidente
italiano
ha
subito
fatto
capire,
a
chi
gli
chiedeva
se
nel
corso
del
vertice
i
leader
avessero
espresso
preoccupazione
all’accordo
di
Pratica
di
Mare,
di
non
aver
«avvertito
questo
sentimento»
di
preoccupazione
da
parte
dei
Paesi
dell'Europa
centrale
qui
presenti,
«assolutamente».
Ciampi,
parlando
dei
risultati
del
vertice
di
Bled
ha
anche
accennato
all'«evoluzione
positiva»
della
situazione
dell'area
dell'Europa
centrale.
«Pensiamo
anche
in
positivo
a
questa
area
-
ha
dichiarato
-
nello
scenario
dell'accordo
Nato-Russia
e
in
vista
della
prossima
riunione
di
Praga»
dove
a
novembre
si
terrà
il
vertice
Nato
che
dovrebbe
dare
il
via
all'ulteriore
allargamento
ad
Est
dell'Alleanza
Atlantica.
«Questa
riunione
informale
dei
Capi
di
Stato
dell'Europa
centrale
-
ha
detto
ancora
Ciampi
-
si
è
nel
tempo
affermata
progressivamente
e
si
è
allargata
fino
ad
abbracciare
tutti
i
Paesi
dell'area
balcanica.
Come
l'anno
scorso
aprimmo
a
Verbania,
anche
quest'anno
la
riunione
è
stata
ulteriormente
aperta:
l'area
balcanica
dell'ex
Jugoslavia
-
ha
puntualizzato
-
è
presente
integralmente».
Facendo
un’analisi
della
situazione
nei
Balcani,
Ciampi
ha
ammesso
che
«è
un'area
certamente
difficile
con
problemi
complessi,
ma
sicuramente
in
evoluzione
positiva,
basti
pensare
a
quello
che
erano
i
Balcani
dieci
anni
fa».
«Mi
ha
molto
colpito
-
ha
infine
confessato
-
lo
spirito
di
questo
incontro
perché
pur
nella
diversità
delle
realtà
di
questi
Paesi,
ognuno
ha
il
suo
passato
di
tradizioni
e
di
vicende
storiche
che
negli
ultimi
cinquant'anni
sono
stati
molto
diversi.
Tuttavia
è
emerso
questo
sentimento
di
orgoglio
di
essere
una
componente
della
civiltà
e
della
cultura
europea
e
quindi
la
consapevolezza
e
al
tempo
stesso
l'importanza
di
unirsi
progressivamente,
perché
questo
è
il
modo
per
contare
di
più
nelle
relazioni
internazionali».
Il
Piccolo,
31/05/2002
Dall’inviato
Alessio
Radossi
Jugoslavia
e
Croazia
archiviano
il
conflitto
Il
desiderio
di
integrazione
europea,
nei
Balcani
ed
ancora
più
ad
est,
non
è
esente
da
un
certo
stato
di
necessità.
I
Paesi
ex
comunisti
che
viaggiano
a
diverse
velocità,
e
in
qualche
caso
fortemente
arrancando,
sulla
strada
della
modernizzazione
trovano
che
l'Europa
unita
rappresenti
il
comune
destino.
Al
quale
sembrano
rendersi
conto
di
non
potere
sfuggire
se
non
ad
altissimo
prezzo.
Questo,
almeno,
è
il
messaggio
che
affidano
al
«padrone
di
casa»,
il
presidente
sloveno
Milan
Kucan,
al
termine
del
summit
dei
capi
di
Stato
di
sedici
Paesi
dell'Europa
centro
orientale,
svoltosi
a
Bled
e
al
quale
Italia,
Austria
e
Germania
hanno
partecipato
portando
il
peso
di
un
consolidato
europeismo.
La
stabilità
dell'Europa
centrale,
oltre
che
un
indubbio
vantaggio,
deve
essere
considerata
come
un
obbligo
di
natura
morale
e
politica.
Gli
assetti
che,
come
dimostra
l'accordo
tra
la
Russia
e
la
Nato,
si
vanno
modificando
impongono
di
superare
la
velocità
di
crociera.
Gli
aspetti
negativi
della
globalizzazione
che
vengono
individuati
nel
«terrorismo
e
nell'incremento
della
criminalità
organizzata»
quasi
costringono
a
serrare
le
fila.
«La
regola
d'oro
è
il
dialogo,
il
futuro
non
può
essere
costruito
sulle
guerre»,
è
l'indicazione
che
viene
da
Bled,
dove
uno
accanto
all'altro
si
sono
seduti
capi
di
Stato
costretti
fino
a
pochissimi
anni
fa
a
considerarsi
nemici.
Non
c'è
del
summit,
considerato
informale,
un
documento
finale
che
inchiodi
agli
impegni
e
porti
in
calce
la
firma
di
tutti.
Ma
ci
sono
strette
di
mano
che
non
contano
probabilmente
di
meno.
«La
situazione
nei
Balcani
sta
migliorando»,
può
dire
Kucan
parlando
sul
prato
del
castello
di
Brdo
che
fu
casino
di
caccia
di
Tito.
E
più
che
alle
decrescenti
tensioni
deve
fare
riferimento
ad
un
lungo
colloquio
bilaterale
che
ha
messo
di
fronte
Stipe
Mesic,
presidente
della
Croazia
e
Vojislav
Kostunica,
presidente
della
nuova
Jugolavia.
Da
quell'incontro
bilaterale
è
appena
venuto
fuori
un
accordo
in
otto
punti,
che
anche
nell'ottica
della
futura
integrazione
europea,
tende
a
favorire
passi
in
avanti
nelle
relazioni
tra
i
due
Paesi
che
si
sono
fatti,
negli
anni
Novanta,
la
guerra.
Mesic
e
Kostunica
danno
l'impressione
di
inseguire,
nel
comune
interesse,
la
normalizzazione
delle
relazioni
che
investe
quanto
più
presto
possibile
stadi
molto
ampi
delle
popolazioni.
In
attesa
di
definire
i
dettagli
per
la
eliminazione
del
visto
di
ingresso
nei
rispettivi
Paesi
si
impegnano,
in
linea
con
gli
standard
europei,
a
facilitare
il
libero
transito
«delle
persone,
delle
merci
e
delle
idee».
Né
intendono
-
come
emerge
dal
documento
che
firmano
insieme
-
continuare
a
fare
delle
ferite
aperte
dalla
guerra,
focolai
permanenti
di
infezione
ipernaziolnalista
e
sociale.
Nei
progetti
di
Croazia
e
nuova
Jugoslavia
c'è
il
desiderio
di
abbattere
le
barriere
che
si
oppongono
al
ritorno
dei
rifugiati
e
alla
restituzione
delle
proprietà
in
qualche
maniera
espropriate
da
una
parte
e
dall'altra.
Né
manca
il
richiamo
al
rispetto
dei
diritti
umani
che
dovrebbe
portare
alla
promozione
e
alla
protezione
delle
minoranze
in
una
regione
in
cui
molti
delitti
sono
stati
consumati
proprio
nel
nome
della
difesa
delle
etnie.
Tranquillizzante
sembra
anche
il
richiamo
al
rispetto
delle
intese
di
Dayton
che
hanno
in
qualche
misura
condolidato
la
mappa
dei
Balcani
emersa
dalla
dissoluzione
della
Jugoslavia
di
Tito.
Vittorio
Dell'Uva
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