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In
uno scritto del 1964 Marshall Mc Luhan, studioso
delle comunicazioni di massa, parlava di un'epoca
elettrica che si sostituiva alla passata epoca
meccanica e tracciava un accurato ritratto di un
uomo nuovo, un abitante del villaggio globale,
ancora sospeso tra le due tecnologie, due modi
diversi di agire e pensare. |
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Mc
Luhan |
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Definisce
quest'uomo alla ricerca dei suoi valori, della sua
integrità con un ritorno al passato per poi congiungerlo
al futuro; un uomo che pretende di comprendere fino in
fondo la propria indole, consapevole dell'agire, ma
bisognoso di chiarezza nel caos delle informazioni.
Quest'uomo vive in un'unica realtà, il "mondo
intero" ed è attore e spettatore e deve lavorare per
costruire le proprie responsabilità perché davanti a lui
si presenta una realtà "ricca di scambi, influenze,
confronti tra tutte le sue parti improvvisamente collegate
l'una con l'altra da un afflusso continuo di dati".
Un'interconnessione che lo costringe ad essere vigile per
prevenire la "distruzione di una qualsiasi parte
dell'organismo che può risultare fatale per il
tutto".
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Il
"villaggio globale" è un ossimoro, è
il fortunato ossimoro inventato da Marshall Mc
Luhan per descrivere la situazione contraddittoria
in cui viviamo. I due termini dell'enunciato si
contraddicono a vicenda, il "villaggio"
esprime qualcosa di piccolo, mentre
"globale" sta a significare l'intero
pianeta. |

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Mc Luhan ha forzato il linguaggio
per meglio esprimere una situazione inedita e
difficilmente rappresentabile. Per capire cosa intende
Marshall Mc Luhan possiamo immaginare il mondo popolato da
giganteschi dinosauri, o da gatti con gli stivali, che con
pochi balzi lo percorrono da un capo all'altro. Quello che
prima era gigantesco, grazie alle nostre potenti
invenzioni tecnologiche - i magici stivali - è diventato
piccolissimo, percorribile in lungo e in largo. La
metafora degli stivali prende in considerazione solo
l'ambito degli spostamenti, ma quello che rende il mondo
un villaggio globale non è solo la possibilità di
muoversi rapidamente da un punto all'altro.
La globalizzazione agisce a molti
livelli che interagiscono e si "rinforzano"
reciprocamente. La globalizzazione investe ogni campo ed
il risultato, l'effetto di questo fenomeno è quello che
accade in un punto qualsiasi del pianeta è come se
avvenisse sotto casa, accanto a noi come se vivessimo in
un immenso villaggio.
Mc Luhan afferma che per creare un
mondo globale c'è bisogno di una fusione organica tra
tutte le funzioni frammentarie e lo spazio totale. In
conclusione il processo di formazione dell'uomo moderno
risulta apparire più complesso di quello del villaggio
globale dal momento che entriamo nel nuovo millennio
ancora carichi del passato e bisognosi di autodefinirci
sia come singoli che come abitanti di un solo unico mondo.
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