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Radio
Vaticana, 9 agosto 2008
Mauritania:
i militari golpisti promettono elezioni libere
In
Mauritania, saranno prese le misure necessarie “per
garantire la continuità dello Stato e vigilare in
consultazione con istituzioni, forze politiche e della
società civile per lo svolgimento di una elezione
presidenziale che rilanci il processo democratico”. E’
quanto rende noto, con un comunicato, la giunta militare
che ieri ha preso il potere con un golpe. Il servizio di
Amedeo Lomonaco:
La giunta militare ha promesso oggi di indire al più
presto elezioni “libere e trasparenti”. Il potere,
intanto, è affidato ad un “Consiglio di Stato”,
guidato dall’ex capo della guardia presidenziale. Il
golpe militare è scattato con l’arresto del presidente
e del primo ministro, poco dopo che il capo dello Stato
aveva ordinato la destituzione dei vertici
dell’esercito. La Lega Araba, di cui la Mauritania fa
parte, ha esortato al dialogo. Il golpe è stato
condannato da Stati Uniti, Unione Europea e ONU. La
Commissione Europea, in particolare, prende nota
dell’annuncio di elezioni fatto dalla giunta militare ma
rileva che le consultazioni dovranno tenersi “nel pieno
rispetto del quadro costituzionale”. Bruxelles riafferma
anche che la liberazione del presidente della Mauritania,
arrestato ieri durante il colpo di Stato, è una
“pre-condizione” per la ripresa del dialogo. Ieri la
Commissione europea aveva condannato fermamente il colpo
di stato militare ed aveva minacciato di sospendere il
programma di aiuti per 156 milioni di euro per il periodo
2008-2013.
Radio
Vaticana, 8 agosto 2008
Il
golpe in Mauritania: intervista con padre Aldo Giannasi
In
Mauritania il deposto presidente, arrestato in seguito al
golpe di mercoledì scorso, è stato trasferito da uomini
della Guardia presidenziale nel Palazzo dei Congressi.
Ieri, intanto, è comparso in pubblico per la prima volta
il generale Mohamed Ould Abdel Aziz, leader della giunta
che ha preso il potere nello Stato africano. Aziz ha
promesso di “risolvere tutti i problemi” del Paese e
ha annunciato, prima possibile, elezioni “libere e
trasparenti”. Ma ci sono stati segnali di tensione
politica che hanno preceduto questo golpe? Amedeo
Lomonaco lo ha chiesto a padre Aldo Giannasi,
sacerdote dei Padri Bianchi, missionario in Mali da 40
anni:
R. – Questo colpo di Stato ha sorpreso un po’ tutti
gli osservatori. La sola cosa particolare è che prima del
colpo di Stato, il lunedì precedente, un gruppo di
senatori e parlamentari aveva dato le dimissioni dal
partito al potere; forse la Mauritania non ha ancora avuto
la possibilità di fare un’esperienza democratica che
dal vertice passi alla base.
D. – La Mauritania è oggi al centro
dell’attenzione mediatica per il golpe della giunta
militare. Ma quali sono, oltre a questo sconvolgimento
politico, le questioni e i problemi centrali legati a
questo Stato?
R. – La Mauritania è un Paese desertico, un Paese
che è attaccato, direi aggredito crudelmente sia dallo
shock petrolifero, sia dalla salita continua dei prezzi
relativi alle derrate alimentari, che poi in Mauritania
sono quasi tutte importate. C’è una certa ricchezza nel
Paese: il fosfato, il ferro e, in futuro prossimo, anche
il petrolio. Sono cose che ancora sono in mano soltanto ad
alcune società e quindi non portano quel benessere che ci
si potrebbe aspettare. E’ difficile, quindi, comprendere
i motivi veri che hanno portato a questo nuovo colpo di
Stato.
D. – La Mauritania è una Repubblica islamica, quale
ruolo ha la religione in questo Stato?
R. – Perché si chiama islamica? Non è che i
fondatori abbiano voluto costituire una Repubblica su base
teocratica. Quando la Repubblica si è costituita negli
anni Sessanta, è stata aggiunta la definizione islamica.
Questo per dire al Re del Marocco: siamo autosufficienti,
siamo una Repubblica islamica e quindi non avanzare
pretese su base religiosa. In realtà la Repubblica della
Mauritania ha finora fatto parte di quei Paesi musulmani
moderati dell’Africa Occidentale. Ci sono dei cristiani
in Mauritania; c’è una presenza della Chiesa e la
Chiesa è accettata, anche se è veramente minoritaria.
D. – Voi missionari, soprattutto in Africa, avete
conosciuto in diversi Paesi situazioni di grave instabilità
politica. Come gli uomini di Chiesa accompagnano la
popolazione in queste delicate fasi storiche?
R. – La missione è vivere con la gente, restare il
più possibile accanto alla gente ed anche nel momento del
pericolo. Riguardo l’Africa pensiamo al ’91, quando
sono cadute una dopo l’altra le dittature. Le nazioni a
chi si rivolgono per mettere in piede una Costituente? Ai
vescovi. E’ veramente straordinario, ma questo viene dal
fatto di essere insieme con la gente.
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