


Ho avuto la
fortuna di conoscere Mario Rebuffa, ne ho apprezzato l'amore per la Samp e la
saggezza con cui riusciva ad interpretare il mondo del calcio. Non scorderò mai
il suo sorriso burbero e la capacità di parlarmi della Samp meglio di qualsiasi
giornalista perchè lui la Samp ce l'aveva dentro, nel cuore.
Caro Mario,
ringraziandoti per avermi insegnato ad amare i colori della Sampdoria, ti saluto
con un intramontabile FORZA SAMP e ti ricordo rispolverando un articolo
pubblicato dal Secolo XIX il 12 settembre 1995 che conservo gelosamente.
Ciao Amedeo
Lomonaco
La Sampdoria
piange Rebuffa, prezioso dirigente
Mario Rebuffa non
c'è più. Se ne è andato, ieri mattina, a 78 anni, uno di quei dirigenti che
hanno fatto a modo loro la storia del calcio moderno. Rebuffa era nato a La
Spezia, ma aveva giocato nelle giovanili della Lazio. "Purtroppo ero
scarso", amava schermirsi. Arrivò a Genova, per lavoro, subito dopo la
guerra. E qui cominciò a frequentare amicizie doriane e sampierdarenesi.
Logico che, subito dopo la fusione, e la nascita della Sampdoria, finisse per
venire assorbito dalla sua nuova passione. Entrò nella Sampdoria nel '50. Prima probiviro, poi sindaco, poi presidente del consiglio sindacale, infine
consigliere. Subito dopo, ebbe numerosi incarichi in Lega Calcio, a Milano:
presidente dei sindaci, tesoriere, presidente della commissione previdenza e
assistenza dei calciatori.
Aveva vissuto gli
anni e le bizzarrie del Gallia, era passato attraverso le più svariate amicizie
ricoprendo anche l'incarico di segretario generale, in pratica il "numero
uno". La Samp cambiava pelle, ma lui era sempre lì. Amico e braccio destro
di "capi" che non avevano mai saputo nè voluto rinunciare ai suoi
consigli. Uomo di fiducia anche di Paolo Mantovani, che lo volle consigliere di
amministrazione della società. E consigliere, ufficiale o no, lo è stato fino
agli ultimi giorni della sua vita.
Enrico Mantovani
lo aveva voluto ancora a fianco a sè e lo ricorda: "la prima cosa che mi
viene in mente di lui, è il fatto di averlo sempre visto dall'inizio della mia
conoscenza della Samp, fin da quando papà, molti anni fa, era l'addetto stampa
della società. Me lo ricordo in questi ultimi tempi con un entusiasmo
incredibile per questa nuova squadra. Mi dispiace tanto che non abbia avuto il
tempo di godersela. Questo è un giorno triste".
Lui, Rebuffa,
aveva sempre il suo ufficio e una parola importanti nei rapporti con la Lega,
nei ricorsi, che quasi sempre curava in prima persona, in faccende che seguiva
con la stessa passione che lo aveva spinto nel mondo del calcio. Diceva spesso:
"Se dovessi lasciare la Sampdoria, il giorno dopo ne morirei". Di
altro, purtroppo, ha dovuto morire: perchè lui, la Sampdoria, è riuscito a non
lascirla mai. Fino all'ultimo minuto.
Franco Tomati, Il Secolo XIX, 12
settembre 1995
