MARIA
NEL DIALOGO ECUMENICO (3/10/2007) |
Ascolta
l'intervista con padre
De Fiores
"Maria
nel dialogo ecumenico in Occidente" è il tema del
XVI Simposio internazionale mariologico in corso a Roma
Un
contributo all’approfondimento delle tematiche
mariologiche, legate al dibattito ecumenico in Occidente
con particolare attenzione alla ricezione in ambito
cattolico. E’ l’obiettivo del XVI Simposio
internazionale mariologico, organizzato dalla Pontificia
Facoltà teologica Marianum sul tema “Maria nel dialogo
ecumenico in Occidente”. Durante il summit, apertosi
ieri, sono stati presi in considerazione vari documenti,
tra cui quello di Dombes su Maria, e messi in luce
importanti e nuove convergenze tra le varie Chiese. E’
quanto sottolinea, al microfono di Amedeo Lomonaco,
il mariologo Stefano De Fiores, sacerdote
monfortano:
R. - Maria non ci divide, non è argomento di
separazione tra le varie Chiese: dobbiamo smettere di
vedere Maria come Colei che porta la contraddizione dentro
le varie Chiese. Dobbiamo, piuttosto, vedere in Lei un
segno di unità.
D. - Quale è, in particolare, il posto della Beata
Vergine Maria nel dialogo ecumenico in Occidente?
R. - Tanti documenti, sottoscrizioni di intesa, dicono
che Maria deve essere onorata. Già nel 1937 ad Edimburgo,
dopo l’intervento di Bulgakov, tutte le Chiese hanno
aderito a questa convergenza nella lode di Maria. Oggi, i
punti nodali sono l’accettazione dell’Immacolata
Concezione e dell’Assunzione. Su questi dogmi, c’è
un’apertura inattesa, perché nostri fratelli e sorelle
evangelici, luterani e anglicani ci dicono: è vero che
l’Immacolata Concezione, l’Assunzione, non sono nella
Bibbia, ma non sono contro la Bibbia. Anzi, nel documento
degli anglicani si dice che sono conformi alla Bibbia, cioè
alla rivelazione fondamentale che Gesù Cristo è il
Salvatore di tutti, quindi anche di sua Madre.
D. - Dunque, la devozione a Maria, quale contributo può
dare nella continuazione del dialogo tra le Chiese?
R. - Maria è la persona relazionale a Dio e agli
uomini. Maria ci deve aiutare nel recuperare questo grande
fondamento dell’antropologia, che è urgente anche per
il futuro del mondo. Per cui, guardando a Maria, le varie
Chiese devono rafforzare il senso del dialogo ed il senso
della relazionalità. Ma la grande difficoltà è che,
mentre per la Chiesa cattolica non ci sono difficoltà per
la rappresentatività, per le altre confessioni è invece
difficile essere rappresentativi. questo rimane una grande
problema. Quella della recezione è un secondo problema.
D. - Come si superano questi problemi?
R. - In Italia, si sono raccolti nell’Enchiridion, in
vari volumi, questi dialoghi internazionali ecumenici.
Questo è già un primo passo per far conoscere quello che
si muove nel mondo intero. E' un passo per far conoscere
queste intese che magari rappresentano delle novità per
alcune comunità che non hanno trovato fino ad oggi punti
d'accordo su vari argomenti, tra cui Maria. Si tratta di
un lavoro di mediazione culturale per far arrivare al
popolo questi stimoli, perché da questi scaturisca
la vera recezione nella Chiesa di questi dialoghi. Sono
dialoghi che aprono il cuore al desiderio di venire
incontro alla unità, della quale ormai non possiamo fare
a meno, anche per essere dei testimoni del Vangelo
riconoscibili, fedeli con la testimonianza.
Per la Radio Vaticana, Amedeo
Lomonaco, 3 ottobre 2007

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