Ascolta l'intervista di Amedeo Lomonaco a padre Sorge
Radio
Vaticana,
intervista
di
Amedeo
Lomonaco
con
padre
Bartolomeo
Sorge
(4/02/2004)
“La
politica
è
malata.
Ha
ancora
senso
impegnarsi
in
politica?”
Questo
il
tema
della
conferenza,
tenutasi
ieri
a
Roma,
in
occasione
dell’apertura
ufficiale
della
“Scuola
di
politica
e
del
territorio
Praxis”
che
ha
la
finalità
di
valorizzare
il
senso
della
partecipazione
civica
ed
il
legame
con
il
territorio.
All’incontro
è
intervenuto
il
gesuita
padre
Bartolomeo
Sorge,
profondo
conoscitore
della
situazione
italiana
e
internazionale,
che
ha
analizzato
al
microfono
di
Amedeo
Lomonaco,
i
punti
deboli
dell’attuale
scenario
politico:
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R.
–
In
questa
svolta
storica
che
stiamo
vivendo
dopo
la
fine
delle
ideologie,
la
politica
ha
ormai
perso
la
tensione
morale,
la
tensione
ideale.
E
se
manca
l’ideale
cadiamo
nel
pragmatismo,
nella
burocrazia,
in
una
politica
senza
anima.
Questa
è
la
grave
situazione
in
cui
ci
troviamo.
D.
–
La
prorompente
diffusione
di
valori
materiali
e
la
contemporanea
perdita
di
ideali
strutturano
una
cultura
basata
sull’individualismo.
E’
questo
l’iter
del
processo
che
conduce
al
decadimento
del
senso
politico
teso
al
bene
comune?
R.
–
Questo
è
proprio
il
problema
numero
uno
della
situazione
di
oggi.
C’è
stata
l’illusione
diffusa
che
la
fine
del
socialismo
reale
abbia
significato
la
vittoria
del
neo-liberismo,
la
forma
ultima
del
capitalismo
classico.
Il
Papa
nella
Centesimus
annus,
dice
giustamente
che
non
è
così.
Il
pericolo
è
che
questa
logica
del
mercato
diventi
l’unico
modo,
l’unico
parametro
per
giudicare
la
bontà
delle
scelte.
Questo
è
gravissimo
perché
costituisce
una
forma
di
materialismo
strisciante
che
praticamente
abbatte
tutti
gli
ideali.
D.
–
L’integrità
politica
è
un
obiettivo
sempre
realizzabile
oppure
a
volte
diventa
inevitabile
scendere
a
dei
compromessi?
R.
–
Ci
possono
essere
dei
momenti
di
fragilità
e
di
debolezza.
Siamo
tutte
creature
umane.
Però
l’importante
è
che
ci
sia
questa
tensione
che
nasce
da
una
visione
della
politica
intesa
come
servizio.
Molta
gente
demonizza
il
potere,
ma
senza
potere
non
si
fa
nulla.
Se
devo
cambiare
le
cose,
devo
avere
il
potere
di
cambiarle.
Allora,
qual
è
l’insegnamento
sociale
della
Chiesa
su
questo
punto?
Il
potere
è
un
mezzo,
non
è
un
fine.
Quindi
il
potere
è
uno
strumento
necessario
per
fare
politica.
Ma
la
politica
è
finalizzata
al
potere,
si
capovolge
tutto
e
si
pregiudica
la
costruzione
di
un
mondo
nuovo.
E’
fondamentale,
quindi,
ribadire
il
primato
dell’etica
nella
politica
che
utilizza
il
potere
per
lo
sviluppo
dell’uomo
e
la
giustizia
dei
popoli.
D.
–
I
processi
di
globalizzazione
in
atto
possono
favorire
una
presa
di
coscienza
globale
ed
una
partecipazione
politica
collettiva?
R.
–
La
globalizzazione
non
è
né
un
bene
né
un
male;
se
noi
riusciremo
ad
orientare
i
processi
di
mondializzazione
al
servizio
dell’uomo,
potremmo
godere
dei
frutti
straordinari.
Se
invece
questo
processo
è
lasciato
alla
logica
individualistica
e
neo-liberista,
i
pericoli
sono
molto
gravi:
può
nascere
una
nuova,
grave
forma
di
colonialismo:
un
colonialismo
culturale
che
sarebbe
peggiore
di
quello
economico
che
abbiamo
conosciuto
in
passato.
D.
–
Quali
sono
gli
obbiettivi,
le
finalità,
le
proposte
didattiche
della
scuola
di
politica
e
del
territorio
“Praxis”?
R.
–
Credo
che
sia
un’iniziativa
provvidenziale,
perché
siamo
tutti
impreparati
di
fronte
ai
cambiamenti
inediti
dei
nostri
tempi.
Abbiamo
bisogno
di
formazione
ed
il
fatto
che
si
vadano
moltiplicando
luoghi
di
formazione
della
nuova
classe
dirigente
e
della
coscienza
dei
cittadini,
è
un
fatto
assolutamente
necessario.
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