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Il
Papa riceve il presidente
brasiliano Lula da Silva. Firmato
l'Accordo sullo statuto giuridico
della Chiesa
Benedetto
XVI ha ricevuto stamani il
presidente brasiliano, Luiz Inácio
Lula da Silva. Al termine della
visita, è stato firmato
l’Accordo tra la Santa Sede ed
il Brasile sullo statuto giuridico
della Chiesa cattolica nel Paese.
I cordiali colloqui – si legge
nel comunicato diffuso dalla Sala
Stampa vaticana - hanno permesso
un fruttuoso scambio di opinioni
su temi riguardanti l’attuale
congiuntura internazionale e
regionale. Il servizio di Amedeo
Lomonaco:
Durante l’incontro, il Papa
ed il presidente Lula si sono
soffermati “su alcuni aspetti
della situazione in Brasile, in
particolare sulle politiche
sociali” tese a migliorare le
condizioni di vita di tante
persone che vivono ancora nel
disagio e nell’emarginazione e a
favorire il ruolo fondamentale
della famiglia nella lotta contro
la violenza e il degrado
sociale”. Si è poi sottolineata
la collaborazione tra la Chiesa e
lo Stato “in vista della
promozione dei valori morali e del
bene comune non solo nel Paese, ma
in modo speciale in favore
dell’Africa”. Dopo aver
ricordato la visita che il Santo
Padre ha compiuto in Brasile nel
maggio 2007, in occasione della V
Assemblea Generale
dell’Episcopato Latinoamericano
e dei Caraibi ad Aparecida, è
stato espresso “compiacimento”
per la firma dell’Accordo fra la
Santa Sede e il Brasile.
L’Accordo difende la personalità
giuridica della Chiesa per il
pieno svolgimento della sua
missione apostolica e pastorale.
In occasione della firma
dell’Accordo, l’arcivescovo
Dominique Mamberti, segretario per
i Rapporti con gli Stati, ha
auspicato che il Trattato oggi
sottoscritto “possa contribuire
non solo a consolidare i legami
tra Santa Sede e Brasile, ma anche
a promuovere il progresso
spirituale e materiale di tutti
gli abitanti del Paese e
concorrere, per quanto possibile,
alla soluzione dei grandi
problemi” che oggi affliggono
l’umanità.
L’incontro tra il Papa e
Benedetto XVI è un evento storico
sigillato dalla firma dell'Accordo
internazionale tra Brasile e Santa
Sede. E’ quanto sottolinea, al
microfono di Amedeo Lomonaco,
il nunzio apostolico in Brasile, mons.
Lorenzo Baldisseri:
R. – E’ la prima visita in
Vaticano del presidente Lula al
Santo Padre, quindi è storica in
questo senso. E’ storica poi
perché si firma l’accordo, un
accordo aspettato e desiderato.
E’ anche un’occasione per
apprezzare il lavoro del
presidente Lula e le relazioni del
Brasile con la Santa Sede e con la
Chiesa cattolica. Il capo di Stato
brasiliano è cresciuto in
ambienti cattolici e apprezza
profondamente la Chiesa cattolica.
In Brasile, attualmente, c’è
una stabilità non solo politica
ma anche economica e finanziaria.
Questo dà fiducia per un
benessere che sta crescendo.
D. – Perché questo accordo
internazionale tra Santa Sede e
Stato del Brasile?
R. – Un accordo tra Santa
Sede e Stato brasiliano è
necessario perché risponde
principalmente ad un’esigenza
della Chiesa. Risponde
all’esigenza di una certezza
giuridica. La Chiesa cattolica è
un’istituzione nel Brasile che
ha la libertà di espressione. Ha
la libertà di compiere la propria
missione, ma è retta fino ad oggi
soltanto da uno statuto. Uno
statuto che deriva da un decreto
del 7 gennaio 1890, riferito a
tutte le Chiese esistenti in quel
tempo, per le quali tale statuto
conferisce personalità giuridica.
La Chiesa cattolica si è retta da
quella data fino ad oggi, con
questo decreto. Dopo 118 anni -
dopo tanto tempo segnato da
richieste e dal desiderio da parte
della Chiesa e della Conferenza
episcopale di mettere per iscritto
molteplici aspetti - possiamo
avere la certezza giuridica che la
Chiesa cattolica gode della libertà
di espressione. La Chiesa ha una
personalità giuridica certa.
Questo è quello che noi vogliamo
stabilire e che i vescovi del
Brasile hanno voluto stabilire.
L’accordo contempla tutti i temi
che si riferiscono
all’evangelizzazione, alla
missione della Chiesa, in rapporto
alla società e in rapporto allo
Stato. Dal 2003 abbiamo cominciato
a lavorare su questo progetto
concreto che oggi si realizza con
la firma dell’accordo tra Santa
Sede e Stato brasiliano.
D. – Dunque un progetto
concreto, basato su nuove certezze
giuridiche. Quali ripercussioni ci
saranno, nello specifico,
nell’ambito soprattutto della
sanità e dell’educazione?
R. – Per quello che riguarda
l’aspetto sociale, la Chiesa è
privilegiata in questo senso perché
si occupa soprattutto della società,
nei suoi molteplici segmenti. E’
evidente che ha bisogno di avere
anche una garanzia per la sua
missione pastorale. Con questo
accordo, i sacerdoti e tutti gli
agenti pastorali potranno avere la
libertà - secondo le leggi del
dipartimento e dello Stato - di
poter entrare in queste strutture:
strutture sanitarie, strutture
penitenziarie, scolastiche e in
tutti gli altri luoghi dove la
Chiesa può portare il suo
messaggio spirituale. Un messaggio
da diffondere per contribuire,
naturalmente, alla crescita
integrale dell’uomo. Questo lo
vediamo soprattutto per quello che
riguarda l’insegnamento
religioso: sarà sempre un
servizio facoltativo, non da parte
dello Stato che deve prestare il
servizio, ma da parte
dell’utente. L’insegnamento
religioso è stato contemplato
nell’accordo come un
insegnamento religioso cattolico e
di altre confessioni religiose.
Questo vuol dire che si può
garantire, a tutta la società -
qualsiasi sia la sua cultura, la
sua credenza e quindi il suo credo
- un insegnamento religioso nelle
strutture pubbliche. Con questo
accordo, apriamo una porta, non
solo per i cattolici ma anche per
le altre confessioni religiose.
Garantiamo una maggiore
espressione, una maggiore libertà
per le altre confessioni. Questo,
con spirito di libertà religiosa
deve essere alla base del nostro
convivere umano.
D.
– Questa estensione
dell’insegnamento religioso
costituisce una novità
dell’Accordo internazionale. Può
dunque questo trattato essere
considerato anche un modello di
riferimento per futuri sviluppi di
accordi tra Santa Sede ed altri
Stati?
R. – Io credo che sia una
novità nel senso che negli
accordi o concordati della Santa
Sede, si faceva riferimento
soltanto all’insegnamento
cattolico. In questo Accordo, noi
troviamo una novità: si parla di
insegnamento cattolico e di altre
confessioni religiose. Questo è
estremamente positivo. Vuol dire
che come Chiesa cattolica, noi
affermiamo prima di tutto la
libertà religiosa e affermiamo
anche l’obbligo dello Stato ad
intervenire e a regolamentare
questa materia nel senso positivo
della parola. Come oggi si afferma
riguardo alla laicità dello Stato
che la laicità deve essere
positiva, lo Stato non deve essere
ideologico. Lo Stato deve essere
neutro, cioè deve regolamentare
quello che esiste e questa è
un’applicazione concreta della
laicità positiva: lo Stato
garantisce cioè il servizio.
Bisogna affermare che la religione
è un valore e questo valore deve
essere garantito dallo Stato.
D. – Accanto a questi
principi universali, come
risponde, nello specifico,
l’Accordo alle sfide del
Brasile?
R. – Ci sono vari aspetti
riferiti alle sfide del Brasile. I
vescovi si preoccupano di avere
uno spazio nelle zone di nuova
popolazione, nelle periferie,
nelle nuove città che si stanno
costruendo. In tali aree non è
previsto dai piani urbanistici uno
spazio per il servizio religioso.
Noi, nell’accordo, abbiamo
inserito un articolo nel quale
affermiamo, in termini generali,
che sia garantito uno spazio, per
fini religiosi. E poi c’è da
considerare la profonda
stratificazione della popolazione
brasiliana: è composta da
differenti culture, cominciando
dagli indigeni. Gli indigeni
saranno rispettati nella loro
identità. L’indigeno deve anche
conoscere le altre culture, avere
un mezzo per poter arricchire la
propria cultura ed anche la
religione è parte di questo.
Dovranno conoscere le altre
religioni e poi saranno loro a
giudicare se accettare o meno. Si
deve anche aggiungere che
nell’accordo si fa riferimento
ai missionari: si prevede che il
vescovo possa garantire che i
missionari possano entrare. Avere
il visto da parte dello Stato dopo
il parere positivo del vescovo
aiuterà a facilitare l’ingresso
dei missionari in Brasile. |