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LINGUAGGIO GIORNALISTICO 

- PRIMA PARTE - 

 

La notizia giornalistica

Le fonti giornalistiche

Le tecniche, forme e modelli

LA NOTIZIA GIORNALISTICA 

Negli anni 30 del XIX secolo la stampa americana viene messa a soqquadro da una rivoluzione che prese il nome di penny press. All'inizio del secolo i giornali erano un prodotto  riservato alle elìte sociali. Nel 1833 nasce il "Sun" che non veniva più diffuso in abbonamento ma era venduto dagli strilloni per le strade e costava un penny. Nel 1834 e nel 1835 vedono la luce il " New York transcript " e il " New York Herald". La penny press cambiò il modello del giornale quotidiano, proprio perché erano cambiati i suoi lettori. Mutano i titoli delle testate, l'inserzione pubblicitaria cambia da servizio al lettore per assumere quello di una fonte di introiti, l'affermazione di indipendenza della penny press dai circoli politici. Il cambiamento più rilevante riguardò i contenuti dell'informazione: per la prima volta qualsiasi fatto poteva acquisire lo status di notizia. Nasce la figura sociale del giornalista professionista. È quindi con l'800 che si verificherà l'esplosione della stampa. L'universo in cui agisce il giornalista è la cultura della notizia, cioè qualcosa che è specifica informazione relativa al mondo, alla sua geografia, alla sua letteratura, alle sue religioni, alle sue scienze, alle sue guerre, alla sua cultura. Un avvenimento è da seguire o meno se  fa o non fa notizia. Lo scoop è la notizia che gli altri non hanno; il buco è la notizia che tu non hai. La cultura della notizia ingoia tutto, si dilata e si restringe, adattandosi al variare dei tempi e delle circostanze. Le notizie possono essere diverse anche se riguardano lo stesso episodio, la stessa persona, gli stessi dati. La novità introdotta dalla penny press è che la notizia presuppone una selezione e una interpretazione. Non esiste più una notiziabilità prefissata dai fatti che scandiscono la vita e gli interessi di elìte sociali, perché la notiziabilità si organizza sugli accadimenti che maggiormente colpiscono la massa dei lettori. A operare la selezione è la nuova comunità professionale dei giornalisti: essi registrano i fatti, ne chiariscono la natura, valutano la loro importanza per il pubblico a cui si rivolgono, stabiliscono la gerarchia con cui devono essere comunicati. La notizia giornalistica dunque è il rapporto su un avvenimento destinato a un pubblico. Ciò che fa di un avvenimento una notizia è la relazione con il pubblico e chi stabilisce questa relazione sono i giornalisti. La notizia nasce nel momento in cui il giornalista la individua, istituendo una relazione fra un avvenimento pubblico . L'avvenimento è il primo cardine della notizia. Le notizie riguardano gli avvenimenti nel senso che riferiscono su di essi. Per quanto fedele possa essere, la notizia non è mai la riproduzione della realtà, ma una registrazione, una cronaca, una presa d'atto, una valutazione o interpretazione. 

Ogni notizia deve contenere le risposte a 5 domande:

WHO - WHERE - WHEN - WHAT - WHY (o HOW). Il primo cardine di una notizia è dunque l'avvenimento, il secondo è il pubblico, nel senso che per ogni avvenimento destinato a diventare notizia si presuppone un pubblico interessato a conoscerlo. Il tipo di interesse che si presuppone nel pubblico, non è un interesse generico, bensì quello specifico di essere informato. Walter Lippmann nel 1922 pubblica un saggio titolato " l'opinione pubblica ". Il punto su cui ruota l'analisi è la separazione fra la verità e la notizia. Per Lippmann la notizia e la verità non sono la stessa cosa e per questo devono essere distinte. La funzione della notizia è di segnalare un fatto, la funzione della verità è di portare alla luce fatti nascosti. Esse coincidono solo là dove le condizioni sociali assumono una forma riconoscibile e misurabile. Alla base di questa ipotesi c'è l' intuizioni che il fatto non entra nella notizia  come verità, bensì come cronaca di un aspetto della vita. Se il fatto non è misurabile, resta estraneo alla notizia. 

 Possiamo dividere i valori notizia in 2 categorie: 

1)la prima categoria mette in evidenza le qualità di un avvenimento che possono renderlo oggetto di interesse agli occhi del pubblico, perché possono incuriosirlo, affascinarlo, colpirlo, emozionarlo, oltre che informarlo.

2) la seconda categoria riguarda i metodi delle redazioni in genere e riconosce tre livelli di suddivisione:

-          in base alla natura dell’avvenimento in base alla tempestività

-          in base alla sua durata.

LE FONTI GIORNALISTICHE

Le fonti sono la base della notizia e gran parte del valore di una notizia dipende dalla capacità di individuarle e organizzarle. Le f. g. sono le persone e i documenti che forniscono informazioni sugli avvenimenti oggetto di notizia quando il giornalista non è testimone diretto. La f. è sempre parziale in quanto non ci da la verità, ma una sua verità. Il problema che ne scaturisce è la certezza della fonte. Il giornalista dovrà stabilire il quadro delle f. disponibili verificandone i rapporti con l’avvenimento. Le f. di una notizia vanno sempre definite. Esistono 2 regole: l’accertamento degli avvenimenti presuppone la configurazione di uno schema delle f. disponibili e accessibili; alle f. si attribuiscono due livelli: le f. si dividono tra quelle primarie e quelle secondarie. Le primarie garantiscono credibilità o perché possiedono un’autorevolezza istituzionale o perché viene loro riconosciuta una competenza specifica ( ministri, magistrati, docenti, verbali e atti processuali). Le f. secondarie sono quelle la cui attendibilità è affidata alla stessa citazione giornalistica cioè è il giornalista che le legittima: testimoni oculari o il cosiddetto uomo della strada. 

LE TECNICHE - FORME E MODELLI

 La cronaca o reporting è la forma di esposizione della notizia per eccellenza. È il modo giornalistico di raccontare un avvenimento, concentrandosi sui fatti ed escludendo le opinioni. Lippmann afferma che la notizia è la cronaca di un aspetto della realtà che si è imposto all’attenzione, attraverso atti precisi e manifesti che possono dunque essere registrati. Il commento invece è la forma giornalistica di esposizione delle opinioni. Nel campo dei commenti il genere principe è L’ARTICOLO DI FONDO  che fin dall’800 esprime la posizione di un giornale su un dato argomento. È in prima pg ,in genere non è firmato , ma attribuito al direttore. L’articolo di fondo rappresenta una tradizione che si può considerare conclusa. Seguendo modelli anglo- americani, i quotidiani tendono a offrire una pluralità di interventi firmati che esprimono o il punto di vista della direzione del giornale o rappresentano un contributo individuale che non coinvolge la responsabilità della testata: EDITORIALI e OPINIONI. Due sotto categorie dell’editoriale e dell’opinione sono il CORSIVO e la RUBRICA. Il primo è un pezzo breve che varia dal polemico all’ironico su una notizia o una questione che appassiona l’opinione pubblica: è un editoriale minimo. Il secondo è uno spazio fisso affidato ad un opinionista autorevole che non impegna la posizione del giornale e la cui funzione è di stabilire un rapporto privilegiato tra l’opinionista e i lettori secondo la formula dei settimanali (“diciamoci tutto” – Enzo Biagi – “la stampa”). Al di sopra della notizia c’è il SERVIZIO. Il passaggio da notizia a servizio avviene per aggregazione nel senso che il giornalista accumula una serie di elementi informativi attorno al nucleo della notizia principale. In quest’ambito ci sono : il RESOCONTO e il REPORTAGE. Il primo è il racconto lineare dei fatti di cronaca. La semplicità del modello non va scambiata per facilità in quanto bisogna dare al lettore la sintesi e ciò richiede una buona conoscenza della materia trattata. Il secondo è un ampio pezzo che ha per oggetto una notizia già diffusa. 

 

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