LIBERATO
IN IRAQ UN OSTAGGIO FILIPPINO (20/07/2004) |
Forze
della polizia irachena e soldati americani hanno intanto
arrestato a Mossul 41 estremisti: tra questi ci sono un ex
alto ufficiale della Guardia repubblicana di Saddam
Husseinl
numero uno di Al Qaeda in Iraq, Al Zarqawi, ha minacciato
il Giappone chiedendo il ritiro delle truppe di Tokyo dal
Paese arabo.
Come
abbiamo sentito, dunque, l’ostaggio filippino è tornato
in libertà. Barbara Castelli ha raccolto il commento di
Alberto Negri, inviato speciale de “Il Sole 24 Ore”:
**********
R.
– E’ un episodio che mette in luce la difficoltà
degli americani di tenere ben compatta questa coalizione.
Un episodio che, ancora una volta, sottolinea i problemi
che ci sono in una missione militare che diventa sempre più
lunga, sempre più difficile, sempre più pericolosa ...
Credo che sarà un altro di quegli eventi che, comunque,
convinceranno che in Iraq è necessaria una sorta di
ridimensionamento della missione militare. La
destabilizzazione è ormai padrona di alcune zone del
Paese, in cui è difficile non soltanto la missione
militare, ma è difficile anche la missione civile e
umanitaria, se non impossibile.
D.
– Nonostante l’anticipato passaggio di sovranità,
l’Iraq resta nel caos. Questa mattina è stato ucciso il
governatore di Bassora, l’altro giorno il ministro della
Giustizia è sfuggito ad un attentato: si punta ai
vertici?
R.
– Non c’è dubbio che il governo Allawi sia entrato
nel mirino della guerriglia, dopo il passaggio dei poteri
del 28 giugno scorso. Questo lo sapevano perfettamente sia
gli iracheni sia gli americani, l’obiettivo, infatti, è
quello di tentare di preservare questo governo almeno per
alcuni mesi, per arrivare alla famosa data delle elezioni,
nel gennaio 2005. Nel frattempo, però, per arrivare a
questa data, il governo di transizione dovrà superare
moltissime difficoltà, non ultima, le elezioni americane.
Se Bush non dovesse essere rieletto, infatti, Allawi
perderebbe il suo protettore più importante.
D.
– Il premier Allawi, che ieri ha inaugurato dalla
Giordania questo ‘tour’ nelle capitali mediorientali,
quale appoggio può trovare nei Paesi confinanti?
R.
– Allawi cerca di fare quello che non hanno fatto gli
americani prima di questo conflitto, cioè avere buoni
rapporti con i vicini dell’Iraq, un Paese che - lo
ricordiamo - ha confini molto estesi con potenze
mediorientali di primissima grandezza, dalla Turchia,
all’Iran ... Ebbene, se si vuole tentare di tenere sotto
controllo l’Iraq, è indispensabile avere questi buoni
rapporti e avere l’appoggio del mondo arabo musulmano.
**********
Per
la Radio Vaticana, Amedeo Lomonaco (20/07/2004)

|
|