CRISI
LIBANESE: INTERVISTA CON PADRE GIOVANNI (8/08/2006) |
Ascolta
l'intervista con padre Samuele
SECONDO
IL MINISTRO DEGLI ESTERI TEDESCO PRATICAMENTE E’ STATA
RAGGIUNTA L’INTESA ALL’ONU PER LA CESSAZIONE DELLE
OSTILITÀ IN LIBANO. DAL PAESE DEI CEDRI, LA TESTIMONIANZA
DI PADRE SAMUELE, MISSIONARIO FRANCESCANO
AD HARISSA, NEL NORD DEL LIBANO
I
membri del Consiglio di sicurezza dell’ONU sembrano
essersi messi d’accordo sul testo di una risoluzione sul
conflitto tra Israele e guerriglieri Hezbollah. Lo ha
dichiarato il ministro degli Esteri tedesco prima di
partire in missione per il Medio Oriente. In Libano,
intanto, nuovi attacchi israeliani hanno causato la morte
di almeno 7 combattenti sciiti. Il servizio di Amedeo
Lomonaco:
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Le
bombe continuano a sconvolgere il sud del Libano e i razzi
lanciati dai combattenti Hezbollah continuano ad arrivare
nel nord di Israele. Fonti israeliane riferiscono che 7
guerriglieri sono rimasti uccisi durante scontri nel sud
del Paese dei cedri. Almeno 40 razzi sono stati lanciati
poi verso la Galilea, dove fortunatamente non si registra
nessuna vittima. Oltre alle bombe, sono anche stati
lanciati, nel sud del Libano, volantini per annunciare che
l’esercito israeliano “colpirà qualsiasi veicolo
sospettato di trasportare equipaggiamento militare”.
L’esecutivo dello Stato ebraico ha poi reso noto di
voler estendere le proprie operazioni se la diplomazia
internazionale non riuscirà a fermare le azioni dei
combattenti sciiti contro Israele. In Iran, l’ayatollah
Ali Khamenei ha chiamato
inoltre “tutta la comunità islamica a difendere gli
Hezbollah”.
Nonostante
questa nuova ondata di violenze e i proclami di Israele e
Iran, sembrano comunque aprirsi, per il Medio Oriente,
importanti spiragli di pace: il ministro degli Esteri
tedesco, Frank Walter Steinmeier,
ha detto, stamani, che sarebbe stato raggiunto un accordo,
all’interno del Consiglio di sicurezza dell’ONU, sulla
risoluzione per la fine delle ostilità. Prima di partire
per la sua missione in Medio Oriente, il ministro tedesco
ha anche spiegato che Israele e Libano devono accettare il
dispiegamento di una forza internazionale lungo il
confine. La Russia ha comunque precisato che non darà il
suo sostegno ad una risoluzione che non sia condivisa dal
Libano. In giornata, il
Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite valuterà,
inoltre, la bozza di risoluzione messa a punto da Francia
e Stati Uniti, con gli emendamenti presentati da una
delegazione della Lega araba. Segnali di apertura
provengono anche da Israele, dove il premier Ehud
Olmert ha definito “un passo
interessante” la decisione annunciata ieri sera dal
governo di Beirut di voler dislocare 15.000 soldati lungo
il confine, dopo il ritiro israeliano. Il primo ministro
ha anche ribadito che un dispiegamento delle forze armate
libanesi nel sud deve essere appoggiato da una forza
internazionale, per impedire che i guerriglieri Hezbollah
tornino a minacciare lo Stato ebraico.
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E
per una testimonianza sulla situazione in Libano, Amedeo
Lomonaco ha raggiunto telefonicamente padre Samuele,
missionario ad Harissa,
nel nord del Paese, dove si trova il convento dei
francescani:
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R.
– Dove mi trovo io, ora, c’è più sicurezza rispetto
ad altre zone del Libano. Da qui, comunque, si vedono e si
sentono i bombardamenti. Se ci spostiamo di sette
chilometri, vediamo la guerra: vediamo ponti e case
distrutte. Noi qui viviamo quasi ‘sicuri’, perché
c’è la montagna della Madonna, che è un simbolo
cristiano per tutto il Libano, e poi qui c’è anche la
sede del Patriarcato.
D.
– Come si avvicina, in questi giorni, la popolazione
locale alla preghiera e alle attività della Chiesa?
R.
– Certamente qui tutti stanno seguendo le indicazioni
della Chiesa dalla quale si aspettano molto. In tutte le
nostre chiese, quasi ogni giorno c’è l’adorazione del
Santissimo, la Santa Messa. Molta gente viene in chiesa.
D.
– Siamo abituati a vedere, in questi giorni, drammatiche
scene di guerra. Ma ci sono anche immagini che possono far
sperare nella pace?
R.
– Scene che fanno sperare nella pace sono quelle che
mostrano quanti si offrono spontaneamente per aiutare,
nonostante la guerra e la gente che soffre. Sono molti,
quelli che si offrono!
D.
– E tra questi, ci sono anche cristiani?
R.
– Sì, molti cristiani. Non soltanto con la preghiera,
ma anche con i fatti. Ci sono famiglie che offrono da
mangiare, la loro casa, le scuole e poi, tutti si sentono
uniti. Non pensano più alla differenza tra musulmani e
cristiani, non pensano più alla differenza tra un gruppo
e l’altro …
D.
– Padre, se avesse la possibilità di parlare con un
soldato israeliano e con un guerrigliero Hezbollah, cosa
gli direbbe?
R.
– Gli direi: “Ricordati che hai una moglie, dei figli,
hai una famiglia. Noi vediamo ogni giorno persone senza
pane, senza tetto, senza casa … Vediamo bambini che
soffrono, donne che gridano… Tutti sono impauriti! Ma
tutti – ebrei, cristiani e musulmani - crediamo in un
Dio. Tutti abbiamo lo stesso Dio e guardiamo alla Sua
misericordia. Impariamo dalla Sua misericordia per essere
anche noi misericordiosi!”.
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Per la Radio Vaticana, Amedeo
Lomonaco, 8 agosto 2006

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