FUNEARALI
DI SUOR LEONELLA SGORBATI (21/09/2006) |
Ascolta
l'intervista con suor Gabriella Bono
COMMOSSA
PARTECIPAZIONE QUESTA MATTINA A NAIROBI PER I FUNERALI DI
SUOR LEONELLA SGORBATI, MISSIONARIA DELLA CONSOLATA UCCISA
DOMENICA A MOGADISCIO, IN SOMALIA
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Intervista con suor Gabriella Bono -
Grande
commozione stamani a Nairobi, in Kenya, dove si sono
tenuti nella chiesa della Consolata, i funerali di suor
Leonella Sgorbati, missionaria uccisa
domenica scorsa da due uomini a Mogadiscio insieme con la
sua guardia del corpo. La cerimonia è stata presieduta da
mons. Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti e amministratore
apostolico a Mogadiscio. Le spoglie di suor
Leonella riposeranno nel cimitero della Famiglia
Consolatina a Nazareth, località nei pressi di Nairobi.
Ascoltiamo, al microfono di Amedeo Lomonaco, madre
Gabriella Bono,
superiora
generale delle Missionarie della Consolata, cui
apparteneva suor Leonella:
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R.
– Ho parlato per telefono con le sorelle che sono in
Kenya e che hanno partecipato ai funerali. Mi hanno detto
che c’era tantissima gente. Tutti, tutti partecipavano
con commozione. E noi pensiamo che sia perchè suor
Leonella è stata molto amata in Kenya, dove ha dato tanti
anni della sua vita missionaria. Certamente, lei è stata
molto conosciuta e amata. La gente avrà sicuramente
voluto partecipare per darle il suo saluto.
D.
– Prima di spegnersi, Suor Leonella ha ripetuto per tre
volte la parola “perdono”. Dopo il suo omicidio è già
sbocciato, dunque, il seme più bello, quello che vuole
fare attecchire la pace e il dialogo…
R.
– Certamente, è proprio questo. Tutta la sua vita, così
come la vita delle nostre quattro sorelle, che continuano
ad essere presenti in Somalia, è per la riconciliazione,
per la fraternità e la pace. Questo testamento, che noi
portiamo nel cuore, è come l’invito a continuare per
questa strada. Una strada che suor Leonella e che tante
altre già hanno percorso. E’ l’invito alla fraternità
e alla riconciliazione. E’ un invito che dobbiamo tenere
presente anche ricordando la guardia che ha voluto, in un
gesto estremo, difenderla. Si chiama Mohammed. Ha voluto
difenderla dopo il primo sparo. Anche lui ha dato la vita,
sognando una Somalia nella pace e nella fraternità. Noi
vogliamo raccogliere proprio questo loro testamento,
questo sangue versato, perché possa giungere finalmente
la riconciliazione e la pace per la Somalia e per il mondo
intero.
D.
– Madre, quindi, il perdono di suor Leonella prima di
morire e il gesto di Mohammed possono costituire una nuova
pagina viva nel dialogo tra cristiani e musulmani?
R.
– E’ così che noi lo vogliamo leggere. Uniti insieme,
vogliamo continuare questo cammino, con i musulmani, con
ogni uomo e donna di qualsiasi religione, ma di buona
volontà, che cerchi la pace. E’ un gesto simbolico per
noi, che sottolinea lo sforzo e l’impegno della vita per
costruire fraternità. Potremo continuare ad impegnarci
solo insieme, non separatamente. Questo ci dice il loro
sangue versato. Lo potremo fare insieme, unendo cuore,
sforzi, vita e forse anche sangue.
D.
– Nel telegramma che le ha inviato Benedetto XVI, il
Papa ha auspicato che il sangue versato da una così
fedele discepola diventi seme di speranza. Quali le
speranze della Somalia, dilaniata purtroppo da violenze e
povertà?
R.
– Ce lo dice ancora suor Leonella che la speranza è il
ricostruire insieme, unire lo sforzo giorno per giorno,
credendo che la pace sia possibile. Lo dicono gli
infermieri e i medici che hanno collaborato strettamente
con suor Leonella per dar vita a quel sogno che, insieme
con l’ospedale e il villaggio, è anche la scuola per
infermieri. Lo dicono i suoi giovani infermieri che si
sono preparati per un futuro migliore. La speranza è
ricostruire nel cuore la pace e attraverso il perdono
ricostruire il sogno e la gioia di una Somalia nella
fraternità, di un mondo nella fraternità.
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Per la Radio Vaticana, Amedeo
Lomonaco, 21 settembre 2006

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