CONFERITA
LA LAUREA AD ANDREOTTI (15/01/2004) |
Ascolta l'intervista di Amedeo Lomonaco al senatore Giulio Andreotti
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In
occasione dell’85.mo compleanno del senatore Giulio
Andreotti, è stata conferita al politico italiano la
Laurea in Utroque Iure nel corso di una cerimonia
svoltasi, ieri pomeriggio, alla Pontificia Università
Lateranense. Presenti, tra gli altri, il cardinale Camillo
Ruini, l’ex presidente della Repubblica italiana,
Francesco Cossiga ed il sottosegretario alla presidenza
del Consiglio, Gianni Letta. Ma come ha accolto Giulio
Andreotti questo importante riconoscimento? Ascoltiamo la
sua risposta al microfono di Amedeo Lomonaco: |
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Andreotti |
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R.
– Con molta commozione e forse con un po’ di superbia,
perché avevo cominciato – appena presa la licenza
liceale – a fare gli studi contemporaneamente in due
Università, alla Lateranense per il Diritto Canonico e
all’Università dello Stato per la Giurisprudenza.
Quindi provo una profonda emozione anche perché il
Laterano era, nel momento difficilissimo
dell’occupazione tedesca, uno tra i pochi luoghi di Roma
dove la carità e il coraggio del Papa impedì a tanta
gente di essere calpestata dall’occupazione.
D.
–Quali sono, secondo lei, gli aspetti più significativi
del pontificato di Giovanni Paolo II?
R.
– Di essersi aperto al mondo e di aver fatto proprie le
preoccupazioni di tanta gente sulla salvaguardia della
pace.
D.
– Quale eredità ha lasciato la storica visita del Santo
Padre in Parlamento?
R.
– Ha confermato il superamento di un lungo contrasto tra
Stato e Chiesa, uno scoglio che per decenni non ha fatto
incontrare la politica e l’azione della Chiesa in
Italia. Il Papa ha spinto un po’ a volare alto nel
concepire l’azione politica in Italia, tenendo conto
della tradizione e dell’eredità profondamente cristiana
del Paese.
D.
– Come vede l’attuale situazione politica italiana?
R.
– Con una certa preoccupazione, perché vedo uno
schieramento molto antitetico. Manca quel terreno comune,
quell’abitudine al dialogo, quel senso di confronto
politico tra leader che si rispettano per finalità
comuni. C’è un clima di esasperazione che contrasta con
quella che dovrebbe essere la giusta cornice dell’azione
politica.
D.
– Quale ruolo ha avuto la fede nella sua vita?
R.
– Determinante. A cominciare sin dall’inizio quando,
appena nato, sono rimasto orfano. In famiglia eravamo tre
figli affidati a mia madre e fondamentale è stato
l’incontro con la parrocchia, una specie di seconda
famiglia, e con un parroco, un uomo che mi ha dato degli
indirizzi importanti per la mia vita.
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Per
la Radio Vaticana, Amedeo Lomonaco (15/1/2004)

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