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CONFERENZA DI LAMBETH (31/07/2008)

Ascolta il servizio di Amedeo Lomonaco 

 

Radio Vaticana, 31 luglio 2008

Alla Conferenza di Lambeth, che riunisce i vescovi anglicani di tutto il mondo, il cardinale Kasper auspica una riscoperta della tradizione apostolica per superare le divisioni nella Comunione anglicana

I rapporti negli ultimi anni tra anglicani e cattolici e le questioni alla base delle attuali controversie all’interno della Comunione anglicana sono state al centro, ieri a Canterbury, dell’intervento alla Conferenza di Lambeth del cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. L'evento, che riunisce ogni dieci anni i vescovi anglicani di tutto il mondo, è stato anche l’occasione per una esortazione alla riscoperta della tradizione apostolica: “Le divisioni tra noi – ha affermato il porporato – hanno gravemente ostacolato la nostra testimonianza e la nostra missione”. Tuttavia, ha aggiunto il cardinale Kasper, “la piena unità non è stata un fine in sé, ma è un segno e uno strumento di ricerca dell’unità con Dio e della pace nel mondo”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

L’intervento del cardinale Kasper alla Conferenza di Lambeth non è stato quello di un giudice ma di un “amico”, di un “interlocutore ecumenico rattristato dai problemi emersi all’interno della Comunione anglicana”. Il porporato ha affrontato le due questioni che stanno creando tensioni e divisioni tra gli anglicani: l’ordinazione delle donne al sacerdozio e all’episcopato e la sessualità. Su quest’ultimo tema il cardinale Kasper ha ricordato alcuni passi del documento del 1994 intitolato “Vita in Cristo” della Commissione internazionale anglicana cattolica romana (ARCIC): nel testo gli anglicani concordavano con i cattolici “sul fatto che l’attività omosessuale è disordinata”. Le posizioni non erano invece concordanti sul consiglio morale e pastorale da offrire su questa tematica. Alla luce delle tensioni degli ultimi anni sull’omosessualità, una dichiarazione chiara da parte della Comunione anglicana – ha spiegato il porporato – “ci offrirebbe maggiori possibilità per una testimonianza comune della sessualità umana e del matrimonio”.
 
Soffermandosi sull’altra questione, quella dell’ordinazione delle donne al sacerdozio e all’episcopato, il cardinale Kasper ha fatto riferimento alla lettera apostolica “Ordinatio sacerdotalis” del 1994 di Giovanni Paolo II. Nel documento si sottolinea che “l’ordinazione sacerdotale è stata nella Chiesa cattolica fin dall’inizio sempre esclusivamente riservata agli uomini”. La Chiesa cattolica - ha aggiunto il presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani – “è vincolata alla volontà di Gesù Cristo e non si considera libera di instaurare una nuova tradizione aliena a quella della Chiesa di tutti i tempi”. Sebbene il dialogo ecumenico abbia portato ad un significativo accordo sul sacerdozio, l’ordinazione delle donne all’episcopato – ha precisato il cardinale – “blocca sostanzialmente e definitivamente un possibile riconoscimento degli ordini anglicani da parte della Chiesa cattolica”. La notevole profondità della cultura cristiana della vostra tradizione – ha concluso - “ci dona anche la fiducia nel fatto che con l’aiuto di Dio troverete una via di uscita da queste difficoltà e che in modo nuovo saremo rafforzati nel nostro comune pellegrinaggio verso l’unità che Gesù Cristo desidera per noi e per la quale prega”.

 

Ascolta il servizio di Amedeo Lomonaco 

Radio Vaticana, 24 luglio 2008

I vescovi anglicani, riuniti a Canterbury per la Conferenza di Lambeth, partecipano ad una marcia contro la fame nel mondo. Nei prossimi giorni, in agenda alcuni temi che stanno creando profonde divisioni nella Comunione anglicana

In Inghilterra, l’analisi di grandi problematiche sociali continua ad essere al centro dell’Assemblea che vede riuniti a Canterbury tutti i vescovi anglicani del mondo per la Conferenza di Lambeth. All’incontro ha preso parte anche il cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, che nel suo intervento ha esortato i cristiani a testimoniare “la bellezza della fede senza vergogne o compromessi”. Sui lavori e le direttrici verso le quali sta muovendosi la Conferenza di Lambeth ascoltiamo, al microfono di Amedeo Lomonaco, l’inviato di Avvenire a Canterbury, Andrea Galli

R. - In questi giorni, si sono toccati temi come l’evangelizzazione, la difesa dell’ambiente... Oggi, a Londra, c’è una marcia di tutti i vescovi riuniti a Canterbury per supportare il piano per dimezzare la fame nel mondo delle Nazioni Unite entro il 2015.
 
D. - A proposito di evangelizzazione, il cardinale Ivan Dias nel suo intervento ha puntato il dito contro il contesto di confusione morale e sottolineato la necessaria unità tra i cristiani per proseguire nella missione evangelizzatrice...
 
R. - Il cardinale Dias ha sviluppato alcuni punti sul tema dell’evangelizzazione, richiamando la radice della spinta evangelica della Chiesa, che ha il mandato di Cristo. E questo, che magari a noi può apparire anche scontato, non lo è nel contesto della Comunione anglicana, e soprattutto della Conferenza di Lambeth: c’è infatti un grande dibattito proprio sul punto della missionarietà. Ci si chiede se sia lecito, e come sia lecito, essere missionari, per esempio nei Paesi di frontiera e in Stati del Terzo Mondo.
 
D. – E come procede tra gli anglicani l’altro dibattito, quello sull’estensione dell’episcopato alle donne e sull’ordinazione dei vescovi dichiaratamente omosessuali?
 
R. - Sulla questione dell’ordinazione delle donne al ministero episcopale, c’è una convergenza molto più larga di quanto magari si possa pensare: in sostanza si dice, o si fa capire, che nei momenti in cui è stata accettato il sacerdozio della donna, era già implicita anche l’approvazione della figura della donna vescovo. La grande e reale lacerazione che si respira, anche qua alla Conferenza di Lambeth, riguarda invece l’altro punto: quello della posizione della Chiesa anglicana nei confronti dell’omosessualità, e nello specifico, sull’ipotesi di ordinare vescovi apertamente omosessuali.
 
D. - C’è, dunque, il rischio concreto di una divisione nella Comunione anglicana?
 
R. - Non un rischio, ma una realtà. Penso che una divisione di fatto già ci sia. Basti pensare che il Paese che forse è più coinvolto in questo momento nella contestazione nei confronti dell’arcivescovo di Canterbury, Rowan William, è la Nigeria. Questo è un Paese che conta circa 25 milioni di fedeli anglicani, quasi un quarto dell’intero corpo anglicano. Bisognerà vedere quali soluzioni proporrà Rowan Williams alla fine della Conferenza di Lambeth. Questo è uno degli aspetti più interessanti, che vedremo nei prossimi giorni.

 

 

 

 

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