"Lì rimasero per più di
due ore il cane e il suo padrone, ciascuno con i propri pensieri, ormai senza
lacrime piante dall'uno e asciugate dall'altro, chissà, forse in attesa che la
rotazione del mondo rimettesse tutte le cose ai loro posti, senza dimenticarne
qualcuna che fino ad ora non è ancora riuscita a trovare il proprio."
Si conclude con questo romanzo la trilogia iniziata nel 1995 con Cecità
e proseguita nel 1997 con Tutti i nomi. Tre opere dure e drammatiche che
indagano a fondo la natura umana, i sentimenti, la difficoltà di rapportarsi
con un sistema sociale burocratico, insofferente, inattaccabile.
Non un pessimismo universale pervade questo romanzo, con un finale aperto alla
speranza, ma una critica decisa e diretta alla globalizzazione,
all'omologazione, alla chiusura intellettuale che porta alla discriminazione,
all'emarginazione, all'egoistica grettezza che purtroppo sappiamo quanto
circondi tutti noi in questi anni.
È un'opera dall'andamento sinuoso e rallentato, che svolge la storia tra
dialoghi e descrizioni, tra pensieri e azioni. I protagonisti si presentano con
discrezione al lettore, senza fretta: ci sarà molto tempo per tratteggiarli,
per approfondire la conoscenza del loro animo. La scrittura fluida e armoniosa
è quella che già conosciamo e che gli ha valso il Premio Nobel nel 1998.
Un furgone viaggia ai margini della città. Emarginazione, miseria, degrado
accompagnano lungo la strada i due passeggeri del piccolo camion: Cipriano Algor,
il suocero, e Marçal Gacho, il genero. Parlano poco, osservano in silenzio i
campi e le case, temono di essere assaliti da una banda di disperati
intenzionati a rubare la merce che stanno trasportando. È un carico modesto, ma
per loro prezioso. La Fornace Algor (costruita in un piccolo paese di campagna)
produce vasellame da cucina che viene venduto al Centro, una struttura
"privilegiata" autosufficiente che si trova all'interno della città.
Il Centro è un luogo altamente controllato, organizzato e isolato, in cui
abitano, lavorano, fanno gli acquisti necessari, si divertono e muoiono molte
persone; Marçal Gacho vi svolge l'attività di guardiano.
Vive lì molti giorni
al mese, ma ogni tanto torna in campagna dalla moglie e dal suocero che nel
frattempo mandano avanti il lavoro della Fornace. La moglie di Cipriano Algor è
morta e la figlia ha deciso di non abbandonare il padre per trasferirsi al
Centro, ma di aspettare. Ma aspettare quanto e cosa? Cipriano non vuole avere
rapporti con il Centro se non di tipo commerciale. Se la figlia si trasferirà lì,
lui non la seguirà. Eppure quel mattino, quando lo incontriamo sul suo
camioncino, Cipriano ancora non lo sa ma il suo destino verrà cambiato da un
fatto nuovo e grave. Pronto a scaricare come sempre la merce nel magazzino,
viene avvisato che la sua produzione ha subito un arresto delle vendite e che di
conseguenza il Centro (spietatamente legato alle indagini di mercato) sospenderà
i suoi rifornimenti. Ancora mezzo carico potrà essere consegnato, ma sarà
l'ultimo fino a nuovo ordine. Per Cipriano questo fulmine a ciel sereno è
l'inizio di una ricerca fuori e dentro di sé che lo porterà a fare scelte
fondamentali. Come intraprendere una nuova produzione (passando dalle stoviglie
alle statuette) per tentare di non chiudere definitivamente la Fornace.
Figura positiva del romanzo è il cane Trovato, un essere sensibile e
intelligente, dotato di quell'"umanità" assente in tanti esseri
umani. Saramago descrive intensamente anche i pensieri di questo cane
eccezionale che si intersecano con quelli dei padroni in un miscuglio di
incomprensioni e di tentativi di comunicazione, più efficaci e più
soddisfacenti di quelli con molti altri compagni di strada. E quando si scoprirà
che nel Centro non sono ammessi animali... Qui si vive e si muore, il Centro
fagocita ogni cosa e ogni persona, trasformandosi agli occhi di Cipriano in un
mostro enorme e pericoloso "ogni qualvolta guardo il centro da fuori -
pensa - ho l'impressione che sia più grande della stessa città, cioè, il
centro sta dentro la città, ma è più grande della città, come parte è più
grande del tutto".
La strumentalizzazione dell'essere umano,
l'inquadramento in canoni predefiniti al di fuori dei quali nulla è possibile,
che di contro fornisce sicurezza e certezze e difende dagli
"imprevisti" della quotidianità e dai pericoli di una vita non
strutturata, è la filosofia che sta alla base del Centro. "Ti venderemmo
tutto quello di cui tu hai bisogno se non preferissimo che tu abbia bisogno di
ciò che vendiamo" è scritto in un brillante cartellone sulla facciata.
L'elogio dell'alienazione e la mercificazione dei sentimenti arriva sino a far
fruttare le sensazioni più intime e profonde, le idee primordiali, la verità
assoluta. Sino al punto di sfruttare commercialmente la Caverna di Platone,
casualmente rinvenuta nelle fondamenta dell'enorme agglomerato urbano.
Potremmo concludere con una considerazione che Saramago scrive proprio in queste
pagine: "Come in tutte le cose di questo mondo, e certamente di tutti gli
altri, il giudizio dipenderà dal punto di vista dell'osservatore."