INDIPENDENZA
DEL KOSOVO (18/2/2008) |
Ascolta il
servizio di Amedeo Lomonaco
Il
presidente Bush riconosce l'indipendenza del Kosovo
Dopo
la proclamazione di indipendenza del Kosovo, è ora il
momento delle diplomazie: il presidente degli Stati Uniti
George W. Bush ha riconosciuto l'indipendenza del Kosovo
affermando che "i Kosovari ora sono
indipendenti". Il capo di Stato americano ha anche
aggiunto che il riconoscimento statunitense del Kosovo sarà
guidato dal piano del mediatore dell'ONU, Martti Ahtisaari.
A Bruxelles, intanto, sono riuniti i ministri degli Esteri
dei 27 Paesi dell’Unione Europea. Torna a riunirsi anche
il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, convocato ieri sera su
richiesta della Russia che considera “nulla”
l’iniziativa di Pristina. Il servizio di Amedeo
Lomonaco:
All’indomani della dichiarazione di indipendenza
unilaterale il Kosovo è in attesa di riconoscimenti
ufficiali. Il primo è arrivato da George W. Bush: i
kosovari - ha detto il capo della Casa Bianca - "ora
sono indipendenti". La Serbia ha ribadito, invece, la
propria contrarietà al riconoscimento del Kosovo. Il
Regno Unito parla di “importante sviluppo” e la
Slovenia, presidente di turno dell'UE, lancia un appello
alla moderazione. La Germania, inoltre, preferisce
aspettare che l’Unione Europea chiarisca la propria
posizione. Non hanno atteso, invece, i cittadini del
Kosovo che hanno accompagnato la proclamazione
dell’indipendenza con un crescendo di festeggiamenti. Il
premier del Kosovo, Hashim Thaci, ha proclamato “un
orgoglioso, indipendente e libero Stato”. Uno Stato - ha
detto - che “non sarà mai più sotto il dominio di
Belgrado”, ma sarà “democratico e multietnico”. Il
primo ministro ha anche affermato che saranno tutelate
tutte le minoranze, riferendosi in particolare ai 120.000
serbi che vivono in Kosovo. Il governo serbo, invece, ha
precisato che “reagirà con tutti i mezzi pacifici,
diplomatici e legali”. Il ministero dell'Interno serbo
ha anche incriminato le autorità kosovare per aver
organizzato "la proclamazione di uno Stato falso su
territorio serbo" commettendo così – secondo
Belgrado - un atto illegale. Manifestazioni di protesta si
sono tenute a Belgrado e in altre città. La Cina infine,
che secondo molti analisti teme che Taiwan possa seguire
l’esempio del Kosovo, ha espresso preoccupazione e
invitato le parti al dialogo.

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