CRISI
IN KENYA (3 E 5 GENNAIO 2008) |
Kenya:
l’opposizione rinvia la manifestazione di protesta.
Appello di Benedetto XVI perchè cessino le lotte
fratricide in Kenya. In una lettera, il Papa prega per le
vittime delle violenze, esortando alla riconciliazione
Ascolta il
servizio di Amedeo Lomonaco sul Kenya
Ascolta il
servizio di Amedeo Lomonaco sull'appello del Papa
In
Kenya, è stata rinviata al prossimo 8 gennaio la
manifestazione indetta dal leader dell’opposizione,
Raila Odinga, e non autorizzata dal governo contro la
rielezione di Mwai Kibaki alla presidenza. Sembra
imminente, poi, una verifica dell’esito delle elezioni.
Nonostante questi spiragli, si sono comunque registrati
scontri anche oggi tra polizia e sostenitori
dell’opposizione. Sono morte almeno 4 persone ed è così
salito ad almeno 340 il bilancio delle vittime. In questo
difficile scenario proseguono, inoltre, gli sforzi della
diplomazia internazionale e dei leader religiosi: tra
questi, il premio Nobel per la Pace, l’arcivescovo
anglicano Desmond Tutu, ha avuto una serie di incontri per
promuovere la riconciliazione tra opposte fazioni. Il
servizio di Amedeo Lomonaco:
La parola d’ordine è fermare le violenze prima che in
Kenya possa materializzarsi lo spettro del genocidio in
Rwanda o possano ripetersi gli orrori che hanno sconvolto
Somalia e Sierra Leone. E’ sempre più precario,
infatti, l’equilibrio della convivenza delle varie etnie
che, dall’indipendenza del 1963, ha permesso al Kenya di
superare risentimenti e rivalità antiche diventando uno
dei Paesi più stabili d’Africa. La speranza è riposta
nel dialogo e per questo i vescovi del Kenya lanciano un
appello alla riconciliazione chiedendo anche l’invio di
cibo, acqua e medicine per gli sfollati, più di centomila
per la Croce Rossa. Sono poi decine di migliaia le persone
senza cibo e senza medicine che sopravvivono barricate
nelle chiese. Negli occhi di molti ci sono ferite
laceranti, come quelle provocate dalle immagini strazianti
della chiesa pentecostale di Eldoret, dove sono morte tra
le fiamme cinquanta persone.
I mezzi di informazione parlano di “collasso politico”
e dello scontro tra due etnie: i Kikuyo, che da sempre
hanno avuto un proprio rappresentante come presidente e i
Luo, quasi sempre esclusi dal potere ed appartenenti, in
prevalenza, alle classi medie e povere del Paese. Sul
piano politico, poi, la riconferma come capo di Stato di
Mwai Kibaki, di etnia Kikuyo, è stata aspramente
contestata dall’opposizione guidata da Raila Odinga, di
etnia Luo. Il margine tra i due candidati, che si
scambiano reciproche accuse di genocidio, è di appena
230.000 voti. Il procuratore generale ha chiesto
un’indagine indipendente sugli scrutini che hanno
portato alla proclamazione di Kibaki come presidente.
L’opposizione ha denunciato brogli e irregolarità. Ma a
divampare, secondo molti analisti, non è l’odio
tribale.
Per il missionario comboniano, padre Alex Zanotelli,
quello che viene definito scontro etnico è in realtà il
riflesso di una iniqua distribuzione delle risorse:
l’altra grande violenza – sostiene il missionario –
è quella “di un sistema politico-economico che
costringe una larga fetta di popolazione a vivere al di
sotto della soglia di povertà”. Il dieci per cento dei
più ricchi può disporre invece di oltre il 40 per cento
delle risorse. I missionari comboniani, che ben conoscono
la realtà del Kenya, sottolineano che non sono più
sostenibili queste contraddizioni emerse in seguito ad una
crescita della divaricazione economica fra zone, ormai
assuefatte ai benefici consolidati dai flussi turistici,
ed altre sempre al limite della sussistenza. Diventa
quindi prioritario evitare che l’appartenenza etnica sia
usata come pretesto e copertura per interessi politici:
quello che occorre – avvertono gli analisti - è una
politica capace di contrastare il flagello della povertà
che affligge metà della popolazione.
Radio
Vaticana, 3 gennaio 2008
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Benedetto
XVI, in una lettera a firma del cardinale segretario di
Stato, Tarcisio Bertone, e rivolta al presidente delle
Conferenze episcopale del Kenya, cardinale John Njue,
esprime vicinanza e solidarietà ai presuli e a tutti i
cittadini del Paese africano, sconvolto in questi giorni
da violenze e scontri dopo la conferma del presidente
Kibaki. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
Il
Papa - si legge nella lettera - porta nel suo cuore tutte
le vittime di questi disordini: "Le numerose persone
che hanno perso la vita, spesso in maniera atroce, e i
familiari che li piangono, i feriti, coloro che hanno
perduto i loro beni o hanno dovuto abbandonare le loro
case, quanti sono minacciati e vivono nella paura".
E' "viva speranza" di Benedetto XVI - si legge
ancora nel testo - che questa "amata nazione, la
quale ha conosciuto tempi di tranquilllità sociale e di
sviluppo, rappresentando di conseguenza un elemento di
stabilità nell'intera travagliata regione, venga
allontanato al più presto lo spettro del conflitto
etnico, che tanti misfatti ha consumato e continua,
purtroppo, a consumare in alcune parti del Continente
africano".
Per questo, unendosi al messaggio lanciato nei giorni
scorsi dai vescovi del Kenya con un appello al dialogo e
alla riconciliazione, il Santo Padre auspica che
"cessino subito le violenze e le lotte
fratricide".
Benedetto XVi si rivolge infine agli uomini politici, che
hanno la responsabilità del bene comune, chiedendo loro
di imboccare risolutamente la via della pace e della
giustizia, perchè il Paese ha bisogno di una pace fondata
sulla giustizia e sulla fratellanza, e quindi di trovare
la soluzione alle presenti difficoltà attraverso il
dialogo e il confronto democratico".
Radio
Vaticana 5 gennaio 2008

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